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Per le vittime dell’ebola

· All’udienza generale il Papa chiede ai fedeli preghiera e impegno e ricorda il viaggio in Albania ·

Un appello a non dimenticare le vittime dell’epidemia di ebola in Africa è stato rivolto da Papa Francesco alla comunità internazionale durante l’udienza generale di mercoledì 24 settembre. Assicurando la sua vicinanza «alle tante persone colpite da questa terribile malattia», il Pontefice ha invitato i trentamila fedeli presenti in piazza San Pietro, nonostante la pioggia, a pregare per quanti hanno perso la vita a causa del virus.

È il secondo giorno consecutivo che Francesco parla di questa tragedia, dopo averlo fatto martedì 23 con i vescovi del Ghana in visita «ad limina». Ma tra le premure del Papa non c’è solo l’epidemia che sta colpendo un continente: ci sono tutte le situazioni di dolore e sofferenza che affliggono diverse aree del mondo. E così nei saluti rivolti ai vari gruppi presenti, il Pontefice ha ricordato i fedeli del Medio oriente, invitandoli a vivere con perseveranza la testimonianza a Cristo anche laddove essa «appare difficile e pericolosa, e potrebbe costare, in alcuni momenti, perfino la vita».

In precedenza Francesco aveva dedicato la catechesi al viaggio compiuto domenica scorsa in Albania, inviando un saluto al suo popolo «coraggioso, lavoratore, e che in pace cerca l’unità». Si tratta — ha spiegato — di donne e uomini che dimostrano come «la pacifica e fruttuosa convivenza tra persone e comunità appartenenti a religioni diverse è concretamente possibile». Quindi ha rievocato in particolare l’incontro con «alcuni anziani, che hanno vissuto sulla loro carne le terribili persecuzioni» di un «regime ateo e disumano», qual è stato quello albanese durante la dittatura comunista. «Anni bui» li ha definiti, durante i quali «centinaia di religiosi cristiani e musulmani» furono «assassinati, torturati, incarcerati e deportati solo perché credevano in Dio».

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20 luglio 2019

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