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Le visitandine in Vaticano celebrano san Francesco di Sales

· Il cardinale Cañizares Llovera e monsignor Wells con le religiose del monastero Mater Ecclesiae ·

Un ordine monastico nato nel secolo dei conflitti tra cattolici e protestanti, in una terra di antiche tradizioni e di profonde radici cristiane, quale la Savoia. Un ordine che, come un piccolo seme, nel corso degli anni è cresciuto e si è diffuso per il mondo. Un ordine che a distanza di quattrocento anni festeggia il fondatore san Francesco di Sales, dovunque sia presente una comunità che vive e segue il suo carisma, anche in Vaticano. Alle visitandine, infatti, è stato affidato per tre anni il monastero Mater Ecclesiae situato nei Giardini Vaticani.

In occasione della memoria liturgica del santo vescovo, domenica pomeriggio 24 gennaio, il cardinale Antonio Cañizares Llovera, prefetto della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, ha celebrato una messa nella chiesa del monastero. Nell'omelia, rivolgendosi alle monache, ha detto che «il mondo e la Chiesa hanno bisogno della vostra testimonianza radicale in conformità e fedeltà piena al carisma dei vostri santi fondatori, san Francesco di Sales e santa Giovanna Francesca de Chantal; ciò è quello che soprattutto importa nella vita. Una Chiesa nella quale la testimonianza della vita nascosta con Cristo in Dio, la vita contemplativa ed espiatoria, venisse meno o impallidisse, sarebbe gravemente minacciata nella sua vocazione e missione. Siete nell'avanguardia della Chiesa e nel cuore del mondo, per la preghiera continua, per l'adorazione profonda e viva, e per la penitenza praticata con gioia dagli istituti di vita contemplativa: così evangelizzate i poveri, così fate arrivare l'amore e la misericordia a quanti ne hanno bisogno, così state sollecitando da Dio la sua compassione per i peccatori e per tutti quelli che soffrono separati da Lui. Cercate così, con impegno e piene di fiducia nella grazia di Dio, senza la quale nulla possiamo fare, di perseverare e progredire nella vocazione alla quale siete state chiamate».

«Vivete con radicalità e speranza — ha esortato — la vostra consacrazione al Signore come monache della visitazione. Il mondo ha bisogno della luce e del sale, della testimonianza chiara e coraggiosa, semplice e in povertà, della vita consacrata e contemplativa, vissuta nell'interiore del vostro carisma».

«L'anima della vita consacrata — ha sottolineato il porporato — nell'unità dei diversi carismi e servizi nella comunione dell'unico Corpo di Cristo, è la percezione di Cristo come pienezza di amore della propria vita, in modo che l'esistenza si consegni senza nessuna riserva a Lui. Nella vita consacrata si manifesta con trasparenza quello che san Paolo ci dice: “È morto per tutti, perché quelli che vivono non vivano più per se stessi, ma per colui che è morto e risuscitato per loro”. È vero che ciò si può applicare in certo modo a ogni battezzato, però in voi prende forma visibile il mistero della redenzione, dell'Amore misericordioso, e della Chiesa, mistero di comunione e di unità consumata per l'amore di Cristo con Lui e in Lui. Nella vostra consacrazione si rivela in tutta la sua radicalità e bellezza la natura sponsale e intima della Chiesa, e si anticipano in questa terra i doni definitivi “quando Dio sarà tutto in tutti”».

«Questa è la sostanza della vita consacrata — ha aggiunto il cardinale — qualunque sia la regola o il suo stato di vita concreto. A questa vocazione dovete tornare, prima o poi — e questo anno giubilare è occasione particolarmente preziosa — affinché la vostra vocazione sia fonte di gioia raggiante e completa, luce posta sull'alto del monte che illumini tutti “quelli della casa”, e tutti gli uomini diano gloria al Padre dei Cieli».

Infine, il prefetto ha concluso dicendo che «il cammino di rinnovazione della vita consacrata e della sua fecondità ecclesiale e apostolica è quello della comunione: quello che traccia la partecipazione nella stessa e unica Eucaristia che ci fa essere un corpo con Cristo, corpo suo, quello che segnala il vincolo, vicinanza e identificazione con il Santo Padre, come rende visibile anche questo monastero di vita contemplativa nello spazio fisico della Santa Sede, vicino alla tomba di Pietro e a fianco del suo successore, il Papa, accanto alla sua stessa casa. Questa comunione guadagni particolarmente forza e urgenza in questi giorni in cui tutta la Chiesa si unisce in una comune preghiera insieme al suo Signore: “Perché tutti siano uno come Lui e il Padre sono uno, affinché il mondo creda”». Nella mattinata, monsignor Peter Brian Wells, assessore della Segreteria di Stato, aveva celebrato una messa nella chiesa monastica. Nell'omelia, facendo riferimento al iv centenario della fondazione dell'ordine della Visitazione, si era rivolto alle monache dicendo che «è motivo di gioia per quanti collaborano alla sollecitudine pastorale del Santo Padre per la Chiesa universale, poter contare sulla vostra presenza e, soprattutto, sulla vostra preghiera». Ricordando san Francesco di Sales, monsignor Wells aveva ricordato che «in quanto padre della spiritualità moderna, ha avuto il merito di influenzare le maggiori figure non solo del “grande secolo” francese, ma anche di tutto il Seicento europeo, riuscendo a convertire al cattolicesimo addirittura alcuni esponenti del calvinismo».

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