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Le vere vittime
dell’immigrazione

· ​I bambini costretti ad abbandonare le loro case ·

Bambini che muoiono nei naufragi dei barconi o che vengono strappati alle loro famiglie e abbandonati in un campo profughi. Bambini malati senza la possibilità d’essere curati. Le vittime dell’emergenza immigrazione, uno dei peggiori drammi del secondo dopoguerra in Europa, sono soprattutto loro.

Tra le mille storie di questi piccoli c’è anche quella di Rami, un bambino siriano malato di cancro che rischia di morire se i suoi fratelli non riusciranno a raggiungerlo al più presto in Germania, dove è ricoverato, per donargli il loro midollo osseo. I suoi due fratelli e la sorella sono gli unici compatibili per il trapianto, ma al momento sono bloccati con la madre nell’inferno del campo profughi di Idomeni, al confine tra la Grecia e la ex Repubblica jugoslava di Macedonia. La storia di Rami dimostra, ancora una volta, la gravità dell’emergenza immigrazione in Europa. Dopo l’alzata di scudi di Croazia, Serbia, Albania, Ungheria e Austria per bloccare la rotta dei Balcani, nessuno può più passare il confine. E paradossalmente ora l’accordo Ue-Turchia rischia addirittura di complicare la situazione, rallentando le procedure burocratiche. A confermarlo è un’analisi dell’European Policy Centre (Epc), uno dei principali think tank attivi a Bruxelles, che monitora l’attività della Commissione e dei diversi organi dell’Unione. L’analisi è stata resa pubblica ieri, e si concentra in particolare sul meccanismo, cuore dell’accordo tra Bruxelles e Ankara, dell’“uno a uno”, la misura per cui l’Ue è pronta ad accogliere un rifugiato siriano regolarmente registrato nei campi profughi turchi in cambio di ciascun migrante irregolarmente giunto in Europa di cui il Governo del presidente Recep Tayyip Erdoğan si farà carico.

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20 maggio 2019

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