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Le traversie di un'opera anomala

· In una nuova edizione critica del "De principiis" di Origene ·

Credo che difficilmente si possa trovare un’altra opera letteraria che abbia suscitato tanti problemi e proposto tante difficoltà quanti ne ha proposto e suscitato il De principiis (in greco Perì archòn) di Origene, dall’antichità fino a oggi.

Origene in un’incisionedi André Thevet (1584)

Nell’ambito dell’immensa produzione letteraria di Origene l’opera non solo è una delle pochissime non dedicate ex professo all’interpretazione della Scrittura, ma è anche l’unica, a nostra conoscenza, nella quale Origene abbia avuto intenzione di fissare per scritto, in modo passabilmente organico, i punti principali della sua riflessione dottrinale, in ambito teologico cosmologico escatologico; e la struttura per più versi anomala dell’opera quale oggi noi la leggiamo, non semplicemente riconducibile a dos grandes ciclos de enseñanza (p. 24), come scrive il nuovo editore, ci fa capire che la sua stesura debba essere stata tutt’altro che semplice e lineare.
Sappiamo bene quante traversie ebbe a subire il De principiis già subito dopo la sua diffusione al di fuori dell’ambito ristretto dell’entourage di Origene, tra cui l’accusa presentata addirittura al vescovo di Roma Fabiano, a proposito di quanto vi si leggeva sul destino finale del diavolo, il che costrinse l’autore a una imbarazzata difesa. L’innovativa proposta dottrinale e culturale di Origene, subito conosciuta al di là dell’ambito alessandrino, provocò, tra la fine del iii e l’inizio del iv secolo, insieme con calorose adesioni, anche e soprattutto violenta opposizione, soprattutto in ambienti orientali ben lontani culturalmente da quello alessandrino.

L’opposizione travalicava dall’ambito dottrinale, investendo, con Eustazio di Antiochia, la ratio interpretandi della Scrittura, fondamento della cultura cristiana, e dato che su questo argomento Origene aveva proposto, nel quarto libro, un vero e proprio trattato di ermeneutica biblica, il primo di cui abbiamo notizia in ambito cristiano, anche sotto questo aspetto l’opera ebbe a trovarsi nell’occhio del ciclone. Quando poi, verso la fine del iv secolo, la polemica antiorigeniana si stabilizzò, auspice Epifanio di Salamina, in ambito dottrinale, le critiche si concentrarono, con accanimento pari solo alla loro superficialità, su questa opera, e di qui furono tratte le proposizioni che per tempo incorsero nella condanna ufficiale della chiesa.

di Manlio Simonetti

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19 marzo 2019

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