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​Le testimonianze
delle vittime

· All’incontro sulla protezione dei minori nella Chiesa ·

 

L’incontro sulla protezione dei minori nella Chiesa si è aperto la mattina di giovedì 21 febbraio, nell’Aula nuova del Sinodo. Dopo la preghiera iniziale, è stato diffuso l’audio di cinque testimonianze registrate: la prima è stata di un uomo sudamericano, la seconda di una donna africana, la terza di un uomo dell’Europa dell’est, la quarta di uno statunitense e la quinta di un asiatico. Ne pubblichiamo di seguito le traduzioni in italiano.

Ristabilire la fiducia nella Chiesa

Prima di tutto voglio ringraziare la Commissione per avermi permesso di rivolgermi a voi, oggi, e il Santo Padre per tutto l’appoggio e l’aiuto che ci ha dato negli ultimi tempi. Mi chiedono di parlare del dolore che deriva dall’abuso sessuale. Tutti sanno che l’abuso sessuale lascia conseguenze tremende a tutti. Credo quindi che non valga la pena continuare a parlare di questo perché le conseguenze sono evidenti, sotto tutti gli aspetti, e rimangono per tutta la vita.

Vorrei invece parlare di me in quanto cattolico, di quello che mi è successo e di quello che vorrei dire ai vescovi. Per un cattolico, la cosa più difficile è riuscire a parlare dell’abuso sessuale; ma una volta che hai preso coraggio e inizi a raccontare — nel nostro caso, parlo di me — la prima cosa che ho pensato è stata: vado a raccontare tutto a Santa Madre Chiesa, dove mi ascolteranno e mi rispetteranno. La prima cosa che hanno fatto è stata di trattarmi da bugiardo, voltarmi le spalle e dirmi che io, e altri, eravamo nemici della Chiesa. Questo è uno schema che non esiste soltanto in Cile: esiste in tutto il mondo, e questo deve finire.

Lo so che stanno parlando di come porre fine a questo fenomeno e come impedire che si verifichi di nuovo e come riparare a tutto questo male. Prima di tutto: il perdono falso, il perdono forzato non funziona. Le vittime hanno bisogno che si creda loro, che le si rispettino, che ci si prenda cura di loro e si guariscano. Bisogna far guarire le vittime, esser loro vicini, bisogna credere loro e accompagnarle. Voi siete i medici dell’anima e tuttavia, salvo rare eccezioni, vi siete trasformati — in alcuni casi — in assassini dell’anima, in assassini della fede. Quale terribile contraddizione. Mi chiedo: ma Gesù, cosa pensa, Maria cosa pensa quando vede che sono i suoi stessi pastori a tradire le proprie pecorelle? Vi chiedo, per favore, di collaborare con la giustizia, che abbiate una cura particolare nei riguardi delle vittime, che quello che sta accadendo in Cile, cioè, quello che il Papa sta facendo in Cile, si ripeta come modello in altri paesi del mondo.

Vediamo tutti i giorni la punta dell’iceberg; nonostante la Chiesa affermi che è tutto finito, continuano a emergere casi: perché? Perché si procede come quando ci si trova di fronte a un tumore: si deve trattare tutto il tumore, non limitarsi a rimuoverlo; quindi serve la chemioterapia, la radioterapia, bisogna fare dei trattamenti. Non serve estirpare il tumore e basta. Io vi chiedo di ascoltare quello che il Santo Padre vuole fare, non limitandovi ad assentire con un cenno del capo per fare poi un’altra cosa. L’unica cosa che vi chiedo — e lo chiedo allo Spirito Santo — che aiutiate a ristabilire la fiducia nella Chiesa; che coloro che non vogliono ascoltare lo Spirito Santo e che vogliono continuare a coprire, se ne vadano dalla Chiesa per lasciare il posto a quelli che invece vogliono creare una Chiesa nuova, una Chiesa rinnovata e una Chiesa assolutamente libera dagli abusi sessuali. Affido tutto questo alla Vergine, al Signore affinché tutto questo diventi una realtà. Ma non possiamo continuare con questo crimine di coprire il flagello degli abusi sessuali nella Chiesa. Spero che il Signore e Maria vi illuminino e che una volta per tutte collaboriamo con la giustizia per estirpare questo cancro dalla Chiesa, perché la sta distruggendo. E questo è quello che vuole il demonio. Grazie.

L’amore dev’essere gratuito

Cosa l’ha ferita di più nella vita?

Dall’età di 15 anni ho avuto relazioni sessuali con un prete. Questo è durato 13 anni. Sono stata incinta tre volte e mi ha fatto abortire tre volte, molto semplicemente perché egli non voleva usare profilattici o metodi contraccettivi. All’inizio mi fidavo così tanto di lui che non sapevo potesse abusare di me. Avevo paura di lui e ogni volta che mi rifiutavo di avere rapporti sessuali con lui, mi picchiava. E siccome ero completamente dipendente da lui economicamente, ho subito tutte le umiliazioni che mi infliggeva. Avevamo questi rapporti sia a casa sua, nel villaggio, che nel centro di accoglienza diocesano. In questa relazione non avevo il diritto di avere dei “ragazzi”; ogni volta che ne avevo uno e lui veniva a saperlo, mi picchiava. Era la condizione perché mi aiutasse economicamente... Mi dava tutto quello che volevo, quando accettavo di avere rapporti sessuali; altrimenti mi picchiava.

Come ha affrontato tutte queste ferite e come si sente adesso?

Sento di avere una vita distrutta. Ho subito così tante umiliazioni in questa relazione che non so che cosa mi riservi il futuro... Questo mi ha reso molto prudente nelle mie relazioni, adesso.

Quale messaggio vuole far passare ai vescovi?

Bisogna dire che amare, essenzialmente è amare gratuitamente: quando si ama qualcuno si pensa al suo futuro, al suo bene. Non si può abusare di una persona in questo modo. Bisogna dire che i preti e i religiosi hanno modo di aiutare e allo stesso tempo anche di distruggere: devono comportarsi da responsabili, da persone avvedute.

Grazie molte. Il vostro contributo sarà molto significativo per l’Incontro dei vescovi. Ancora una volta, grazie.


Bisogna imparare ad ascoltare

Ho 53 anni, sono sacerdote religioso. Quest’anno è il venticinquesimo della mia ordinazione. Sono grato a Dio. Che cosa mi ha ferito? Mi ha ferito l’incontro con un prete. Da adolescente, dopo la conversione, andavo dal prete perché mi insegnasse come leggere la Scrittura durante la messa; e lui toccava le mie parti intime. Ho passato una notte nel suo letto. Questo mi ha ferito profondamente. L’altra cosa che mi ha ferito è stato il vescovo al quale, dopo molti anni, da adulto, ho parlato dell’accaduto. Sono andato da lui insieme con il mio provinciale. Prima ho scritto una lettera al vescovo, sei mesi dopo un colloquio con il prete. Il vescovo non mi ha risposto e dopo sei mesi ho scritto al nunzio. Il nunzio ha reagito manifestando comprensione. Poi ho incontrato il vescovo e lui mi ha attaccato senza tentare di comprendermi, e ciò mi ha ferito. Da un lato il prete e dall’altro questo vescovo che... Che cosa sento? Mi sento male, perché né quel prete ha risposto alla mia lettera né il vescovo, e sono passati 8 anni: neanche lui ha risposto. Che cosa vorrei dire ai vescovi? Che ascoltino queste persone, che imparino ad ascoltare le persone che parlano. Io volevo che qualcuno mi ascoltasse, che si sapesse chi è quell’uomo, quel prete e che cosa fa. Perdono di cuore quel prete e il vescovo. Ringrazio Dio per la Chiesa, sono grato di essere nella Chiesa. Ho molti amici preti che mi hanno aiutato.

In cerca di speranza e guarigione

Buongiorno. Ringrazio per questa solidarietà verso i sopravvissuti agli abusi sessuali commessi dal clero e sono felice di partecipare a questo progetto. Cosa mi ha ferito di più... Quando rifletto su questa domanda, ripenso alla piena presa di coscienza della perdita totale dell’innocenza della mia giovinezza e come questo abbia influito su di me oggi. C’è ancora dolore nelle mie relazioni famigliari, c’è ancora dolore con i miei fratelli e sorelle... Provo ancora dolore anche per i miei genitori, ancora provo dolore per la disfunzione, il tradimento, la manipolazione che quest’uomo malvagio, che all’epoca era il nostro prete cattolico, ha inflitto alla mia famiglia e a me. Questo è ciò che mi ha ferito di più e che porto con me oggi. Adesso sto bene, perché ho trovato speranza e guarigione raccontando la mia storia, condividendola con la mia famiglia, mia moglie, i miei figli, la mia famiglia in senso più ampio, i miei amici, e siccome riesco a farlo mi sento meglio con me stesso e riesco a essere me stesso. Quello che vorrei dire ai vescovi? Penso che sia un’ottima domanda. Ai vescovi vorrei chiedere una leadership, una leadership di visione e di coraggio. Questo rispondo e questo è quello che spero di vedere. Ho avuto un’esperienza personale di leadership intesa in questo senso, e questa mi ha colpito personalmente. Uno dei miei ricordi più belli del cardinale Francis George è stato quando ha parlato delle difficoltà dei fratelli sacerdoti che avevano commesso abusi: penso che quelle parole dette da un uomo nella sua posizione, anche se dev’essere stato molto duro per lui pronunciarle, erano tuttavia parole giuste e opportune. Ecco, in quel momento ho creduto che ci fosse una leadership e credo che ci sia anche adesso. E ho pensato che se lui ha potuto esporsi e così diventare un esempio, allora anche io posso farlo, e altri sopravvissuti e altri cattolici e fedeli possono esporsi per lavorare per una soluzione, lavorare per una guarigione, per una Chiesa migliore. Quindi abbiamo bisogno di una leadership; ai nostri vescovi chiediamo di manifestare la loro leadership.

Iniziative chiare

Sono stato molestato sessualmente per tanto tempo, e oltre cento volte, e queste molestie sessuali mi hanno provocato traumi e flashback per tutta la vita. Fa fatica vivere la vita, fa fatica stare insieme alla gente, avere rapporti con le persone. Ho avuto questo atteggiamento anche nei riguardi della mia famiglia, dei miei amici e perfino di Dio.

Ogni volta che ho parlato con i provinciali e con i superiori maggiori, questi hanno regolarmente coperto il problema, coperto gli abusatori e questo a volte mi uccide.

Ho condotto questa battaglia per tanto tempo... ma la maggior parte dei superiori non sono capaci di fermare gli abusatori, a causa delle amicizie tra di loro.

Chiederò ai provinciali, ai superiori maggiori e ai vescovi che parteciperanno a questo incontro di produrre azioni severe che realmente rimettano in riga gli abusatori. Se vogliamo salvare la Chiesa, credo che gli abusatori debbano essere puniti.

Chiederò ai vescovi di prendere iniziative molto chiare, perché questa è una delle bombe a orologeria nella Chiesa che è in Asia. Se voi volete salvare la Chiesa, dobbiamo darci una mossa e indicare gli autori con nome e cognome. Non dobbiamo permettere che le amicizie abbiano la meglio, perché questo distruggerà un’intera generazione di bambini. Come diceva Gesù, dobbiamo diventare simili ai bambini, non molestatori di bambini.

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18 ottobre 2019

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