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Le testimonianze dei giovani

Nel centro diocesano “Giovanni Paolo II” Papa Francesco ha incontrato i giovani della Bosnia ed Erzegovina. Dopo l'intervento del vescovo Marko Semren, incaricato della pastorale giovanile, hanno preso la pagina Darko Majstorovic e Nadežda Mojsilović che hanno raccontato al Pontefice la loro storia e le loro speranze.

Mi chiamo Darko Majstorovic, sono professore di educazione fisica e ho 24 anni. In questi pochi minuti cercherò di condividere con voi la mia storia personale ed il ruolo della fede nella vita di un ragazzo cattolico in Bosnia ed Erzegovina.

La società dove sono cresciuto è stata sempre quella dove gli altri hanno parlato, hanno imposto i loro pensieri, le loro idee, e con la velocità della luce diffondevano pregiudizi in lungo e in largo in questo stato. Un po’ confuso ma deciso, con l’intenzione di raggiungere l’obiettivo, mi sono avventurato nel cammino, solo, nella mia avventura, alla ricerca di me stesso e del mio sguardo che si era perso negli sguardi degli altri. Le parole “nostro”, “loro”, non ho mai capito perché venivano usate. Per me siamo NOI, nonostante un po’ diversi, comunque sempre uniti nella stessa quotidianità, e camminando sulla stessa terra.

Desiderare la pace, intercedere per la pace e godere di i tutti benefici di essa, era l’unico mio desiderio. Così nel 2013 ho continuato i miei studi a Pale, che fa parte dell’entità Serba, mentre abitavo a Sarajevo. La tensione e paura che ho avuto davanti ai miei colleghi, perché sono croato e cattolico, è venuta meno con la scoperta di essere accettato.

La volontà di Dio era che io scoprissi l’Associazione degli studenti cattolici Emmaus, e non c’è voluto molto tempo per diventare parte integrante di questa Associazione e per far parte di tutte le attività, e nello stesso tempo anche parte delle attività di questo Centro giovanile Giovanni Paolo II. Al primo impatto ho sentito: questa è la pace che tanto cercavo. La vita comune, piena di rispetto reciproco per la diversità in questo Centro, ha fatto cadere e dissolvere l’onda del passato che mi perseguitava nella mia vita. Crescere nella fede, aiutare gli altri, chiedere se avevano bisogno e non chiedere il loro nome, sono valori che ho imparato in questo Centro.

Non cammino più in maniera sbandata perché ho trovato la forza in Lui, che è la Strada, la Verità e la Vita, Gesù Cristo. Più che mai ho capito che sono stato chiamato anch’io come individuo a seminare il seme della pace e dimostrare ai giovani di Bosnia ed Erzegovina che i veri cambiamenti sono possibili, è importante girare la testa nel verso giusto, dove basta avere tanta voglia e buona volontà.

Sono lo stesso Darko dell’inizio di questa storia ed oggi sono il presidente dell’Associazione degli studenti cattolici Emmaus. Santo Padre, con la mia storia volevo dare testimonianza della mia vita in questo paese. Il mio desiderio è che la Sua Visita nel nostro paese, questo incontro con noi giovani e le Sue parole siano di incoraggiamento per noi, per non avere paura di fronte alle sfide delle diversità tra noi, per salvaguardare gli altri, per salvaguardare noi stessi, perché tolleranza e conciliazione siano la carta vincente per un domani migliore.

Grazie!

* * *

Santo Padre,

la benedizione, l’onore e l’opportunità di rivolgermi a Lei come membro della Chiesa ortodossa serba, come cittadina della Bosnia ed Erzegovina e come coordinatrice del lavoro con i giovani, attraverso il programma ‘Camminiamo insieme’ del tempio di S.Vasilij Ostroški in Sarajevo orientale e del Centro per la pastorale giovanile Giovanni Paolo II.

Vivendo in Bosnia ed Erzegovina, in questo stato multiculturale e multiconfessionale, sono consapevole delle mie alte responsabilità di fronte alle mie radici cristiane, ai miei contemporanei e di fronte alle future generazioni. Per questo accetto con cuore puro i miei compiti per contribuire al comune accordo e alla pace reciproca tra le persone. Il lavoro e il conseguimento di questi obiettivi rappresentano per me un passo importantissimo nella mia vita e le danno pieno senso.

Il nostro progetto ‘Camminiamo insieme’ raccoglie giovani cristiani da tutta la Bosnia ed Erzegovina, appartenenti alle due confessioni religiose, ortodossa e cattolica. Oltre al fatto di vivere gli uni accanto agli altri, da poco tempo lavoriamo anche insieme. Il nostro obiettivo è di conoscerci attraverso il lavoro, di riconoscere le somiglianze e di accettare le diversità reciproche con comprensione e tolleranza. Con questo, sono sicura, contribuiamo a scavalcare i pregiudizi che abbiamo tra di noi e verso gli altri, con l’ardente desiderio di conservare la pace in Bosnia ed Erzegovina.

‘Camminiamo insieme’, ancora, non è solo un progetto. Camminando insieme noi, giovani dal cuore aperto agli altri, ci convinciamo sempre più che è questa varietà la ricchezza delle persone di questo paese. Guidati dalle comuni virtù cristiane ci impegniamo ad essere modello per giovani in questo paese. Ma anche fuori.

Guidati dallo spirito cristiano e confidando nella Santissima Trinità, Padre, Figlio e Spirito Santo, per questa via noi camminiamo con la preghiera sincera rivolta al nostro carissimo Dio, amore senza tempo, riconoscenti dell’amore che ci porge generosamente ogni giorno. Che Dio ci dia la grazia di essere all’altezza di questo amore e di regalarlo disinteressatamente e con cuore puro agli altri.

Intanto spero sinceramente che, dopo questo incontro di noi giovani con Lei, capo della Chiesa cattolica, potremo diffondere la forte convinzione che la pace è la più alta di tutte le nostre aspirazioni e che preservare le nostre anime è un imperativo affinché l’amore e la fiducia regnino tra noi. E che permangano nei secoli dei secoli.

Amen

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15 dicembre 2017

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