Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

Le terre della fame

· Il Rapporto sulla povertà rurale 2011 presentato dall'Ifad ·

La fame, la principale emergenza mondiale, resta un fenomeno principalmente dislocato nelle aree rurali e di drammatica imponenza, nonostante i progressi degli ultimi dieci anni che hanno consentito a oltre 350 milioni di abitanti delle campagne di uscire da una condizione di povertà assoluta. Lo ricorda il Rapporto sulla povertà rurale 2011 diffuso ieri dal Fondo internazionale per lo sviluppo agricolo (Ifad), una delle agenzie dell'Onu del settore, insieme con la Fao e con il Programma alimentare mondiale, con sede a Roma. Secondo il rapporto annuale dell'Ifad, oltre un miliardo di persone, cioè il 70 per cento del miliardo e quattrocento milioni di quelle che vivono in condizioni di povertà assoluta — con meno di 1,25 dollari al giorno, secondo i parametri dell'Onu — risiedono appunto nelle aree rurali.

Gli esperti dell'Ifad sottolineano che oggi sono minacciati anche i relativi progressi registrati nell'ultimo decennio. Infatti, i prezzi sempre più instabili degli alimenti — una delle prime e più gravi conseguenze della crisi finanziaria ed economica globale in atto — le incertezze e gli effetti del cambiamento climatico, nonché una serie di limitazioni dell'accesso alle risorse naturali, renderanno ancora più complicati gli sforzi per ridurre la povertà rurale. Per questo, l'Ifa ritiene necessario «un nuovo approccio all’agricoltura su piccola scala» e sostiene che è giunto il momento di considerare i piccoli agricoltori e gli imprenditori rurali poveri «in un modo completamente nuovo». Il presidente dell’Ifad, Kanayo F. Nwanze, ha detto che a queste persone bisogna guardare «non come casi umani da compatire, ma come persone che, con la loro capacità di innovare, il loro dinamismo e impegno porteranno benessere alle proprie comunità e una maggiore sicurezza alimentare al mondo nei prossimi decenni».

Dal rapporto, come detto, emergono anche dati sia pure relativamente positivi: nell'ultimo decennio, la percentuale complessiva di quanti vivono in condizioni di povertà assoluta nelle aree rurali dei Paesi in via di sviluppo è scesa dal 48 al 34 per cento. Tuttavia si tratta di dati da scomporre e da contestualizzare. Questa diminuzione, infatti, dipende quasi esclusivamente dai notevoli progressi registrati in Cina, e in altri Paesi emergenti. C'è invece un aumento allarmante della povertà assoluta nelle aree rurali dell’Africa subsahariana che riguarda il 62 per cento della popolazione. Anche in questo caso si registra una lieve diminuzione percentuale del fenomeno rispetto allo scorso anno, ma l'incremento demografico ha fatto aumentare il numero degli affamati. La miseria persiste anche nelle campagne del subcontinente dell’Asia meridionale, dove risiedono circa la metà del miliardo di persone in condizioni di povertà assoluta nelle aree rurali del mondo. Netti miglioramenti, invece, ci sono stati nell'ultimo decennio in America latina.

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

Piazza S. Pietro

19 gennaio 2020

NOTIZIE CORRELATE