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Il cattivo educato

· Messa a Santa Marta ·

Contro il rischio di «anestetizzare la coscienza» occorrono discernimento e vigilanza: è quanto ha raccomandato Papa Francesco durante la messa celebrata venerdì mattina, 9 ottobre, nella cappella di Santa Marta.

Massimo Di Stefano, «Coscienza» (2010)

Il riferimento è stato al brano di Luca 11, 15-26, in cui l’evangelista «unisce parecchie cose che Gesù forse ha detto» in vari momenti e poi «descrive la risposta che egli dà a quanti lo accusavano di scacciare i demoni col potere del capo dei demoni». Descrivendo il contesto in cui si svolge la scena, il Pontefice ha ricordato che «Gesù era fra la gente, faceva il bene, predicava, la gente lo ascoltava e diceva che parlava con autorità». Ma c’era anche, ha fatto notare, «un altro gruppo di gente, persone, che non gli voleva bene e cercava sempre di interpretare» le sue parole e i suoi atteggiamenti in modo diverso, contro di lui. I motivi? Il Papa ne ha elencati diversi: «alcuni per invidia, altri per rigidità dottrinali, altri perché avevano paura che venissero i romani e facessero strage».

Insomma «per tanti motivi», si cercava «di allontanare l’autorità di Gesù dal popolo», ricorrendo persino «alla calunnia, come in questo caso» specifico. Riprendendo le parole del Vangelo il Pontefice ha ripetuto: «Lui scaccia i demoni per mezzo di Belzebù. Lui è un indemoniato. Lui fa delle magie, è uno stregone. E continuamente lo mettevano alla prova». In sostanza «gli mettevano davanti un tranello, per vedere se cadeva».

Ecco allora il richiamo al primo dei due temi, il discernimento. Attualizzando come di consueto l’episodio, Francesco ha infatti messo in luce come questo sia quanto «fa il cattivo spirito» anche «con noi». Ovvero: «sempre cerca di ingannare, di condurci, di farci scegliere una strada sbagliata». E perciò «è necessario il discernimento». Del resto, «se a Gesù facevano queste cose, se il cattivo spirito faceva a Gesù queste cose, cosa non farà a noi?», si è chiesto il Papa, traendo dall’interrogativo l’esortazione a «saper discernere le situazioni: questo è di Dio e questo non è di Dio; questo viene dallo Spirito Santo e questo viene dal maligno».

Dunque per Francesco «la prima parola che viene nel sentire questo brano del Vangelo è discernimento. Il cristiano non può essere tranquillo, che tutto va bene. Deve discernere le cose e guardare bene da dove vengono, qual sia la loro la radice», chiedendosi di continuo: «Da dove viene questo? Dov’è l’origine di questo? Di questa opinione, di questi fenomeni, cose?».

Inoltre, Gesù sembra dare «un consiglio, e questa è la seconda parola: vigilanza». Ancora una volta il Papa ha ripetuto un passaggio del brano lucano. «Quando — ha detto — un uomo forte, bene armato fa la guardia al suo palazzo, ciò che possiede è al sicuro, ma se arriva uno più forte di lui e lo vince, gli strappa via le armi nelle quali confidava e ne spartisce il bottino». E dunque «vigilanza, perché il nemico può venire» ha spiegato il Pontefice, aggiungendo che «questo nemico non è tanto pericoloso, perché si scopre subito e uno può difendersi. Ma l’altro, l’altro è molto pericoloso». Infatti Gesù continua: «Quando lo spirito impuro esce dall’uomo — quando è scacciato — si aggira per luoghi deserti cercando sollievo e non trovandone dice: “Ritornerò nella mia casa da cui sono uscito”». Questo per dire, ha sottolineato Francesco, che «le tentazioni tornano sempre, il cattivo spirito non si stanca mai. È stato cacciato via: ha pazienza, aspetta per tornare. Venuto alla casa, la trova spazzata e adorna, e gli piace. Allora va, prende altri sette spiriti peggiori di lui, vi entrano e vi prendono dimora. E l’ultima condizione di quell’uomo diventa peggiore della prima».

Ma «perché è peggiore?» si è domandato il Papa. «Perché — è stata la risposta — nella prima era consapevole del cattivo spirito dentro, che era il demonio, che tormentava, che comandava». Mentre, ha osservato, «nel secondo caso il maligno è nascosto, viene con i suoi amici molto educati, bussa alla porta, chiede permesso, entra e convive con quell’uomo, la sua vita quotidiana e, goccia a goccia, dà le istruzioni». E così «quell’uomo finisce distrutto da questa modalità educata che ha il demonio, che ha il diavolo di convincere, di fare le cose con relativismo: “Ma, non è... ma non è per tanto... no, tranquillo, stai tranquillo...”».

Da qui la messa in guardia contro il «male grande» di «tranquillizzare la coscienza» anestetizzandola. «Quando il cattivo spirito riesce ad anestetizzare la coscienza — è stato l’ammonimento del Papa — si può parlare di una sua vera vittoria: diventa il padrone di quella coscienza». E a ben poco serve, ha spiegato Francesco, dire come fanno alcuni: «Questo accade dappertutto! Tutti abbiamo problemi, tutti siamo peccatori!». Perché in quel «“tutti” c’è il “nessuno”. Tutti, ma io no». E in tal modo si finisce con il vivere «questa mondanità che è figlia del cattivo spirito».

Allora per esercitare la vigilanza, ha concluso il Pontefice, «la Chiesa ci consiglia sempre l’esercizio dell’esame di coscienza: Cosa è successo oggi nel mio cuore, oggi, per questo? È venuto questo demonio educato con i suoi amici da me?». E lo stesso vale per il discernimento: «Da dove vengono i commenti, le parole, gli insegnamenti? Chi dice questo?». Insomma, occorre chiedere al Signore la duplice grazia del discernimento e della vigilanza «per non lasciare entrare quello che inganna, che seduce, che affascina».

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