Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

Le vie della carità

· Interventi del Pontificio Consiglio Cor Unum nelle Filippine, in Guatemala e in Haiti ·

Guatemala e Haiti sono le prossime tappe del cammino della carità di Papa Francesco verso le popolazioni colpite da catastrofi naturali e disastri provocati dall’uomo. In Guatemala saranno inaugurate alcune abitazioni fatte costruire da Cor Unum per le popolazioni colpite dall’alluvione che ha devastato il Paese lo scorso agosto. A Port au Prince il cardinale presidente Robert Sarah benedirà una grande scuola cattolica, riedificata grazie all’intervento del dicastero dopo essere andata completamente distrutta nel sisma che ha colpito Haiti nel 2010. 

Il terreno sul quale si realizzerà il progetto di Cor Unum

«Si tratta di testimonianze concrete — dice in questa intervista al nostro giornale monsignor Segundo Tejado Muñoz, sotto-segretario di Cor Unum — che mostrano come i nostri interventi a favore delle popolazioni colpite da calamità improvvise non si limitino al momento dell’emergenza, ma si protraggano nel tempo, quando la luce dei riflettori mediatici non illumina più la desolazione nella quale comunque le popolazioni colpite continuano a vivere».

Quando partiranno le missioni in Guatemala e in Haiti?

Nel mese di marzo. In Guatemala il cardinale presidente consegnerà ufficialmente diciannove abitazioni ad altrettanti nuclei familiari, rimasti senza casa dopo le devastazioni provocate dalle alluvioni dello scorso mese di agosto. Quello che mi piace sottolineare è che i nuovi alloggi sono stati realizzati non solo per assicurare un riparo alle famiglie, ma anche per dare un giusto orientamento alla vita della famiglia stessa.

In che senso?

La ricostruzione è chiaramente molto difficile e la situazione della gente è tale da richiedere interventi immediati. Tuttavia siamo convinti che la famiglia vada comunque rispettata nella sua complessità, così come deve essere rispettato il diritto dell’intero nucleo familiare a vivere con dignità. Per questo abbiamo rifiutato l’idea di costruzioni lampo, cioè di case composte da un’unica stanza, dove vivere in promiscuità. Le abitazioni che consegnamo sono costituite da appartamenti con stanze separate e accessori anch’essi allestiti a parte. Ci costano un po’ di più, ma assicurano un livello di esistenza certamente più consono a una famiglia.

E ad Haiti?

A Port au Prince andremo subito dopo. Il cardinale benedirà una grande scuola realizzata in collaborazione con la nunziatura. La costruzione è iniziata un anno fa ed è stata realizzata interamente con materiali antisismici. È davvero una bella opera. Ma soprattutto il suo compimento è un segnale importante per far capire alla gente che non è stata abbandonata dopo le prime emozioni seguite al disastro. La Chiesa c’era, c’è e sarà sempre accanto a loro.

È per lo stesso motivo che siete stati recentemente nelle Filippine?

In quelle terre le ferite sono molto più recenti e si può dire che l’emergenza non sia affatto finita. Il tifone Haiyan non ha solo falciato oltre cinquemila vite con la violenza scatenata l’8 novembre dello scorso anno, ma continua a mietere vittime tra quanti sono rimasti feriti e non è stato possibile assistere in modo adeguato. Ci sono ancora migliaia di persone che vivono in precarietà, senza cibo, senza acqua, senza dimora, senza medicine. La ricostruzione è ancora a livello di progettazione e, salvo piccole eccezioni, è ancora tutto da fare. Ci siamo trovati di fronte a una situazione difficile.

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

Piazza S. Pietro

06 dicembre 2019

NOTIZIE CORRELATE