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Le sfide
si vincono insieme

· Appello di esponenti religiosi in vista del voto sulla Brexit ·

«La fede ci chiede di costruire ponti e integrare senza isolare e costruire barriere». È il passaggio centrale dell’appello che trentasette rappresentanti delle principali comunità religiose britanniche hanno diffuso in vista del referendum del 23 giugno sulla possibile uscita del Regno Unito dall’Unione europea. 

Primi firmatari della lettera aperta pubblicata sul periodico «The Observer» sono l’arcivescovo Rowan Williams, già primate della Comunione anglicana, la rabbina Laura Janner-Klausner, del movimento degli ebrei riformati, Miqdaad Versi, assistente segretario generale del Consiglio musulmano britannico e Jasvir Singh, presidente della rete City Sikhs. «Come esponenti religiosi — si legge nel documento — facciamo appello ai nostri confratelli e alle nostre consorelle affinché valutino le implicazioni che un’uscita dall’Ue comporterebbe negli ambiti che più ci stanno a cuore in quanto persone di fede». In particolare, la lettera sottolinea come gli ultimi 70 anni siano stati «il più lungo periodo di pace che la storia d’Europa abbia mai sperimentato. Le istituzioni che ci aiutano a lavorare insieme e a comprendere tanto le nostre differenze quanto ciò che abbiamo in comune, sono quelle che contribuiscono ad aumentare la nostra sicurezza e il senso dei nostri progetti collettivi». Oltre a tutto ciò, considerano gli esponenti religiosi, la maggior parte delle sfide del mondo di oggi — la lotta alla povertà, il cambiamento climatico, la crisi migratoria — possono essere affrontate proprio solo in un contesto europeo e globale. «La nostra speranza — conclude la lettera — è che il 23 giugno le persone riflettano bene se indebolire le istituzioni internazionali preposte ad affrontare tali problemi sia d’aiuto o meno a un mondo più giusto, più pulito e più sicuro». Anche l’assemblea generale della Church of Scotland si è espressa a favore della permanenza nell’Ue. Con una mozione approvata lo scorso 24 maggio, dopo un breve dibattito e con una schiacciante maggioranza, i presbiteriani scozzesi hanno riconosciuto il ruolo irrinunciabile delle istituzioni europee nel «promuovere la pace, la sicurezza e la riconciliazione nel continente». Una posizione che ribadisce — come ricorda l’agenzia nev.it — le convinzioni già espresse nelle precedenti assemblee generali del 1996, 2003, 2005 e 2014.

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18 agosto 2019

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