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Le rotte
della disperazione

· Alla vigilia della giornata mondiale del rifugiato ·

Un fenomeno globale, segno di un’epoca. Nel mondo, oggi, una persona su 122 è un rifugiato. L’immigrazione assume contorni diversi da continente a continente, anche se alla sua base resta sempre una sola ragione: la fuga da guerre, violenze, sfruttamento, povertà e fame, e la ricerca di una vita migliore.

a barca di legno utilizzata da un gruppo di migranti per attraversare il Mediterraneo (Reuters)

Forse mai come oggi nella storia moderna il mondo deve fare i conti con milioni di disperati che chiedono pace, giustizia e uno sviluppo più equo. Per non dimenticare che dietro ognuno di loro c’è una storia da raccontare e un’esigenza che non può essere ignorata domani, martedì 20 giugno, si celebra la giornata mondiale del rifugiato promossa dalle Nazioni Unite e che vedrà eventi e manifestazioni in tutto il mondo. Nonostante dati e ricerche oggi a disposizione, è ancora molto complesso tracciare i confini precisi dell’immigrazione. Tuttavia, si possono individuare almeno quattro grandi aree che oggi sono particolarmente segnate da questo fenomeno. C’è in primis l’Europa, soprattutto il Mediterraneo. Nella sola giornata di ieri sono state soccorse 1700 persone al largo della Sicilia, fra Catania e Palermo. Secondo le Nazioni Unite, nel 2017 oltre 1770 persone sono già morte o risultate disperse nel tentativo di attraversare il Mediterraneo dalle coste africane. Dall’inizio dell’anno a giugno un totale di 71.418 migranti e rifugiati sono giunti in Europa via mare. Dopo l’accordo tra Unione europea e Turchia, la situazione sulla rotta balcanica sembra essersi normalizzata e il numero degli arrivi è drasticamente calato. Ma il grosso problema, in questo caso, è politico: Bruxelles e gli stati dell’Unione non riescono a trovare un accordo su un funzionale sistema di ricollocamenti. La questione ha provocato di recente uno scontro durissimo, con la commissione che ha varato sanzioni contro Ungheria, Repubblica Ceca e Polonia. La seconda grande area è l’Africa. Qui la situazione è ancor più tragica ed è spesso ignorata dalla stampa internazionale. La terza grande area è l’America centrale. Il confine fra Messico e Stati Uniti, di cui si parla di nuovo molto dopo che il presidente statunitense, Donald Trump, ha avviato la pianificazione di un muro per limitare l’immigrazione clandestina, non è un tema nuovo. Molto più poliedrica e contraddittoria è invece l’ultima, quarta area: il sudest asiatico. Qui, accanto ai classici flussi migratori interni, ci sono casi di aperta violazione dei diritti umani.

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