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Trump chiese di fermare le indagini su Flynn

· ​Le rivelazioni dell’ex capo dell’Fbi ·

Comey durante l’audizione al senato (Reuters)

L’ex direttore dell’Fbi, James Comey, ha confermato che, in un colloquio, il presidente Donald Trump gli chiese di fermare le indagini sull’ex consigliere per la sicurezza nazionale, Michael Flynn. Le dichiarazioni fanno parte di una memoria presentata ieri alla vigilia dell’audizione di Comey al senato, davanti alla commissione intelligence che indaga sul Russiagate, ovvero i presunti legami tra il Cremlino e lo staff di Trump. L’ex capo dell’Fbi, licenziato da Trump lo scorso 9 maggio, ha deciso di diffondere in anticipo la sua dichiarazione di 7 pagine con cui oggi apre la sua testimonianza in Congresso. Nel documento, articolato in cinque punti, vengono descritti nel dettaglio tutti gli incontri e le conversazioni con il presidente, con citazioni testuali perché, come l’ex capo del Bureau ha precisato, dal loro primo colloquio ha deciso di redigere accurati memorandum. L’ex candidato repubblicano alla presidenza nel 2008 contro Barack Obama, il senatore repubblicano dell’Arizona John McCain, ha definito il documento «inquietante». «Ho incontrato per la prima volta l’allora presidente eletto Trump venerdì 6 gennaio in una sala conferenze della Trump Tower» scrive Comey. In quell’occasione l’allora capo dell’Fbi comunicò a Trump l’esistenza di materiale su di lui, «sebbene volgare e non verificato». Il direttore della National Intelligece Agency, che coordina le 17 agenzie di spionaggio americane, aveva chiesto a Comey di informare personalmente Trump del dossier, per evitare di metterlo in imbarazzo davanti all’intera comunità degli 007. Trump, durante il loro secondo incontro alla Casa Bianca il 27 gennaio, negò con forza la veridicità delle accuse. «Ho bisogno di lealtà, mi aspetto lealtà» disse il presidente a Comey il 27 gennaio, durante una cena a due alla Casa Bianca. In quell’occasione, incalzato da Trump, gli ha confermato che non era indagato.

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16 luglio 2019

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