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Le responsabilità
di Blair

· ​Intervento dell’ex premier dopo le clamorose rivelazioni della commissione d’inchiesta britannica sulla guerra in Iraq ·

Dopo il pesante pronunciamento della commissione d’inchiesta sulla guerra in Iraq, guidata da sir John Chilcot, arriva per l’ex premier britannico Tony Blair la reazione della stampa e dell’opinione pubblica del Regno Unito. 

Familiari dei militari morti in Iraq si abbracciano dopo la presentazione del rapporto (Ap)

Tra tutte le accuse, sull’ex premier laburista sembra pesare soprattutto la nota segreta da cui si ricava la prova del suo impegno con il presidente statunitense, George W. Bush, a prendere le armi «comunque» al seguito di Washington. Mancavano ancora otto mesi all’avvio delle ostilità. L’atteso rapporto, sulla politica britannica tra il 2001 e il 2009 in relazione alla guerra in Iraq, ha risposto innanzitutto al quesito se fosse giusto e necessario l’intervento militare del 2003. E poi, se la Gran Bretagna potesse e dovesse essere meglio preparata alle conseguenze. Per il primo interrogativo, la risposta, in perfetto stile anglosassone, è chiara già nelle prime quindici righe della relazione parlamentare: «Le opzioni per la pace non erano esaurite», «l’intervento militare contro Saddam Hussein non era l’ultima risorsa possibile». Un verdetto chiaro, che inchioda Tony Blair, allora capo del Governo britannico, e George W. Bush, allora capo della Casa Bianca, alla responsabilità di aver scelto l’intervento armato senza tentare tutte le strade possibili per una soluzione politica della crisi. E questo nonostante gli appelli più autorevoli e anche i dubbi in sede di Nazioni Unite. Sulle presunte prove della pericolosità delle armi di distruzione di massa in mano al dittatore iracheno Saddam Hussein il rapporto è chiaro: «non esistevano».

Blair è chiamato direttamente in causa per le centinaia di migliaia di morti e le conseguenze devastanti del conflitto in termini di destabilizzazione del Paese e dell’area circostante. Ma ha colpire sono anche le parole che l’ex premier ha pronunciato in risposta al rapporto. Sulla stampa britannica, dai tabloid alle testate più istituzionali, da destra a sinistra, e negli slogan di chi è sceso in piazza immediatamente dopo la pubblicazione del rapporto, è stata criticata soprattutto l’affermazione: «Lo rifarei». 

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06 dicembre 2019

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