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​Le religiose danno un calcio alla tratta

Alla vigilia dei mondiali di calcio che si apriranno a giorni in Brasile, Talitha Kum, la rete internazionale di religiose contro il traffico di esseri umani, ha lanciato la campagna «Gioca per la vita, denuncia la tratta». Grazie anche alla collaborazione con Um grito pela vida, realtà locale che fa riferimento alla Conferenza dei religiosi brasiliani, l’iniziativa segue campagne simili realizzate con successo in occasione dei mondiali in Germania e in Sud Africa. Lo scopo — ha spiegato la missionaria comboniana Gabriella Bottani durante la conferenza stampa di presentazione che si è tenuta in Vaticano il 20 maggio — è quello di «smuovere l’indifferenza contro le diverse forme di tratta finalizzate allo sfruttamento sessuale anche minorile, al lavoro in condizioni di schiavitù e al traffico di organi. La tratta è del resto una delle forme più brutali di distruzione della dignità umana, di cancellazione dei sogni, delle speranze e della vita stessa di migliaia di persone». In questa edizione 2014, il luogo in cui si svolgono i campionati di calcio assume una valenza particolare: «Nello scenario internazionale, la complessità socioeconomica e geografica del Brasile lo caratterizza come un Paese in cui coesistono tutte le fasi del percorso delle vittime e del loro sfruttamento. Il Brasile è pertanto Paese di origine, transito e destinazione della tratta». Le vittime sono soprattutto donne giovani, povere e poco istruite. «Il messaggio della campagna è una proposta concreta, positiva, di vita. Durante la preparazione della coppa del mondo abbiamo osservato che le minacce e le opportunità giocano nello stesso campo: da un lato le possibilità di un maggior guadagno e speranza di migliorare le condizioni di vita, dall'altro un aumento delle situazioni di degrado sociale e minacce alla vita e ai diritti fondamentali». 

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11 dicembre 2019

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