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Le religioni insieme
contro la violenza

· Il segretario di Stato sul viaggio del Papa in Africa ·

Quando Francesco toccherà per la prima volta il suolo africano «non potrà non avere negli occhi e nel cuore» le «immagini raccapriccianti» dei 147 studenti uccisi in Kenya ad aprile e dei giovani trucidati a Parigi il 13 novembre. E di sicuro rinnoverà l’appello «che continuamente fa agli appartenenti a tutte le religioni, a non usare il nome di Dio per giustificare la violenza»: se ne è detto convinto il cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato, nell’intervista rilasciata al Centro televisivo vaticano a pochi giorni dall’inizio del viaggio del Pontefice nel continente.

Joseph Imale «Natività» (1974)

Il porporato accompagnerà il Papa in Kenya e in Uganda, ma non nella Repubblica Centrafricana, perché dovrà raggiungere Parigi per partecipare alla Cop 21. Nel rispondere alle domande di Alessandro Di Bussolo, il cardinale ha ricordato in proposito le parole di Francesco all’Angelus di domenica scorsa, quando ha spiegato che uccidere in nome di Dio «è bestemmiare. Quindi non è assolutamente rendere lode a Dio, ma offendere in maniera gravissima il nome di Dio e il suo amore per noi, e Dio stesso». Da qui «l’appello a fare delle religioni» ciò che esse «sono e devono essere, cioè operatrici di bene, fattori di riconciliazione, di pace, di fraternità nel mondo d’oggi, in un mondo già lacerato da tanti conflitti di varia natura». E, ha proseguito, «il farlo insieme, mi pare un punto importante. Oggi le religioni devono trovare il modo di lavorare insieme, di collaborare insieme per aiutare l’umanità a diventare sempre più fraterna e solidale. Questo attraverso soprattutto il dialogo interreligioso». Alla successiva constatazione dell’intervistatore che l’Africa costituisce una periferia del pianeta, il cardinale Parolin ha risposto ribadendo come il Pontefice abbia particolarmente a cuore i temi dell’enciclica Laudato si’ e del discorso alle Nazioni Unite sulla difesa dell’ambiente e la lotta contro l’esclusione. Temi, ha aggiunto, «che in fin dei conti sono parte dell’insegnamento tradizionale della dottrina sociale della Chiesa, almeno a partire da Leone xiii, e poi applicati alle diverse situazioni che via via si sono presentate». Essi, ha proseguito il segretario di Stato, «troveranno una particolare risonanza nel continente africano», dove «ci sarà un forte messaggio» affinché nessuno smetta «di lottare contro la povertà, contro l’esclusione», e di assicurare «una vita degna, una vita che rispetti la dignità di esseri umani e di figli di Dio delle popolazioni dell’Africa».

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26 giugno 2019

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