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Le relazioni
dei circoli minori
di lingua italiana

Pubblichiamo i testi delle relazioni dei circoli minori di lingua italiana riunitisi dal 12 al 13 ottobre per esaminare la seconda parte dell’«Instrumentum laboris», dedicata al tema «In discernimento della vocazione familiare».

Alle origini di un sogno

Italiano A

La riflessione del circolo italicus a sulla seconda parte dell’Instrumentum laboris è stata ampia e ha affrontato sia i singoli punti sia l’architettura del testo in generale, proponendo anche una riorganizzazione interna dei contenuti per una sua migliore comprensione.

Marc Chagall, «La creazione dell’uomo» (1956-1968)

Si è valutato il fatto che questa parte espone in maniera sintetica l’insegnamento della Chiesa sul matrimonio e la famiglia in prospettiva pastorale. Per questo è importante che i contenuti siano esposti nella maniera più leggibile e organica possibile. Questa esigenza ha trovato concordi la quasi totalità dei membri del circolo. Varie poi sono state le ipotesi di approccio e le preferenze.

Una delle soluzioni suggerite è recuperare (riunificando i testi) quell’unità che presentava la parte seconda della Relatio synodi, di cui si apprezzava l’ordine espositivo, con contenuti sintetici ma completi. Recuperare la sequenzialità dei testi della Relatio synodi non impedisce di inserire quelli nuovi proposti nell’Instrumentum laboris, ben consapevoli che si tratta di testi che sintetizzano le risposte degli episcopati nella fase preparatoria di questa assemblea ordinaria.

Alcuni vorrebbero porre a fondamento del discorso sulla vocazione familiare il tema della sacramentalità del matrimonio, sottolineando anche che per gli sposi cristiani l’alleanza coniugale è segno dell’unione di Cristo con la Chiesa, e che la grazia sacramentale trasforma dal di dentro l’amore tra l’uomo e la donna. Altri hanno sottolineato l’esigenza di armonizzare l’attenzione alla sacramentalità del matrimonio con l’obiettivo di rivolgere a tutti, anche ai non credenti in Cristo, la proposta evangelica, secondo gli obiettivi che hanno guidato la convocazione delle due assemblee sinodali, nella convinzione che il Signore abbia depositato nel cuore di ogni persona il “desiderio di famiglia”, quel suo “sogno” manifestato sin dall’opera della creazione.

Come già era accaduto rispetto ai testi e temi trattati nella prima parte, i padri del circolo hanno trovato molto utile avvalersi delle catechesi di Papa Francesco nell’esigenza di armonizzare la valorizzazione della sacramentalità del matrimonio e l’attenzione alla sua dimensione creaturale. È sembrato particolarmente adatto il commento del Santo Padre ad un brano della lettera agli Efesini, laddove il Papa afferma: «San Paolo, parlando della nuova vita in Cristo, dice che i cristiani — tutti — sono chiamati ad amarsi come Cristo li ha amati, cioè «sottomessi gli uni agli altri» (Efesini 5,21), che significa al servizio gli uni degli altri. E qui introduce l’analogia tra la coppia marito-moglie e quella Cristo-Chiesa. È chiaro che si tratta di un’analogia imperfetta, ma dobbiamo coglierne il senso spirituale che è altissimo e rivoluzionario, e nello stesso tempo semplice, alla portata di ogni uomo e donna che si affidano alla grazia di Dio» (catechesi del 6 maggio 2015).

Inserire questo riferimento è servito anche ad affrontare un altro genere di difficoltà richiamata da alcuni padri, che avevano espresso preoccupazione per il linguaggio utilizzato in certi passaggi non del tutto chiari e di difficile lettura. Tra questi rischi meritano menzione quello di confondere il progetto della proposta cristiana con un ideale astratto; oppure che l’attenzione alle difficoltà specifiche del nostro tempo rispetto agli impegni familiari e matrimoniali possa prestare il fianco a qualche fraintendimento. L’attenzione a evitare tale eventuale difficoltà ha portato a formulare alcuni modi sul testo, col desiderio di utilizzare comunque un linguaggio capace di muovere gli uomini e donne della nostra era a comprendere facilmente che il vangelo della famiglia è una buona notizia di salvezza, rivolta a loro.

Altre osservazioni generali, che non sono state tradotte in modi precisi, ma che si propongono all’attenzione della commissione di redazione, riguardano la necessità di arricchire il testo con un maggior afflato biblico e patristico, e la cura per presentare sempre la Chiesa in questa parte come maestra e come madre, portatrice di un annuncio che da speranza.

Particolare menzione merita, tra le osservazioni generali, quelle riguardanti il tema della misericordia. Sul punto è parso importante, in linea con quanto espresso dal Santo Padre, rendere esplicito il vincolo tra la celebrazione dei sinodi sulla famiglia e l’imminente apertura del anno giubilare sulla misericordia. In relazione a ciò sono stati fatti due principali richiami: collocare nell’introduzione il riferimento a questo vincolo; e dire con chiarezza che è la certezza del perdono che permette la franchezza della confessione: la percezione del peccato si desta davanti all’amore gratuito di Gesù.

In questa linea il circolo ha accolto presto e unanimemente l’idea di completare i testi dell’Instrumentum laboris sulla presentazione della dottrina inserendovi la dimensione spirituale e pneumatologica, accogliendo la sensibilità più propria della tradizione orientale. Questa proposta si è tradotta in un modo concreto, che ha soddisfatto anche le richieste di altri padri di rendere più esplicito il primato della grazia, il riconoscimento del peccato e la necessità di incoraggiare cammini di conversione, ricordando che la verità evangelica sulla famiglia si incarna nella vita degli sposi per opera dello Spirito Santo, Spirito di amore divino che eleva l’amore umano della coppia alla realtà del sacramento.

Si è ritenuto importante avvertire che la grazia non agisce solo nel momento della celebrazione del sacramento del matrimonio, ma accompagna gli sposi durante tutta la vita, poiché è sacramento permanente in analogia con l’Eucarestia; che lo stesso Spirito Santo si offre come fondamento delle finalità e proprietà del matrimonio, e conferma le promesse nuziali nella realtà della vita familiare, la cui crescita nella grazia necessita, per maturare, l’aiuto dei sacramenti della riconciliazione e dell’Eucaristia. Si è fatto cenno anche alla guida spirituale; il circolo si è orientato nell’idea di formulare proposte sul punto piuttosto nella terza parte del documento.

Più riferimenti alla Parola

Italiano B

Dalla discussione sulla ii parte è unanimemente emersa l’esigenza di intervenire sul testo per porre ordine costruttivamente fra i diversi paragrafi e meglio valorizzarne i contenuti. Si è rilevata una difficile composizione fra il nuovo titolo — «La vocazione e la missione della famiglia nella Chiesa e nel mondo contemporaneo» — che comporta una non insignificante trasformazione del tema, e il documento base oggetto della discussione, soprattutto in questa parte.

Per alcuni numeri si è chiesta la loro caduta e per alcuni altri si è chiesto che i redattori armonizzino i contenuti con quanto già espresso altrove. Tutte le indicazioni contenute nei modi, così come quelle dei tagli, sono motivate dall’intento di pervenire ad una maggiore coesione ed incisività dei testi.

Si è rilevata la necessità di assumere, nella descrizione e nella valutazione delle esperienze, uno stile e un criterio sapienziale. Inoltre, riguardo la titolazione di alcune parti, che vanno sotto il termine di “problema”, si consiglia di rappresentarle con una terminologia positiva.

Come nella i parte, anche per questa sezione sembra doveroso segnalare la penuria di riferimenti alla parola di Dio e alla pressoché totale carenza di riferimenti alla tradizione della Chiesa. Per una base biblica fondante e pastoralmente fruibile si potrebbe rimandare a Genesi, tenendo presente che Gesù stesso rimanda a quel testo «In principio...». Pertanto è stato proposto e consegnato alla segreteria una proposta specifica che amplia i contenuti del n. 44: «La famiglia nel disegno salvifico di Dio».

Nell’intento di perseguire maggior chiarezza e coerenza di linguaggio, nonché maggior logica nei contenuti del ii capitolo, si suggerisce di titolare «La vocazione della famiglia oggi» e di procedere mediante una tripartizione (La famiglia nel progetto di Dio; la vocazione della famiglia nella Chiesa; la famiglia in cammino verso la sua pienezza), e all’interno di essa potrebbero venire riorganizzati e chiariti i contenuti del testo.

Il tema del rapporto matrimonio-giovani interpella l’intera azione pastorale della Chiesa. Si tratta di saper comunicare la bellezza attraente del matrimonio a fronte delle previsioni timorose espresse nella diffusa “cultura del provvisorio”.

Ancora i padri del circolo hanno preso in considerazione il fatto che, soprattutto nella teologia orientale, risulta inconcepibile parlare della famiglia senza dire nulla circa il celibato per il Regno. Il matrimonio non è l’unica possibilità per la persona. Forse un cenno di questo tipo potrebbe trovare posto subito dopo aver parlato della indissolubilità. Infatti non c’è un unico modo per fare famiglia, c’è anche una forma che si può chiamare “famiglia discepolare”. Quando Gesù ha dato la buona notizia sul matrimonio, ha anche aperto la prospettiva sul discepolato. È da raccomandare un'alleanza rinnovata tra le diverse forme di vocazione all'amore: la vita matrimoniale, la vita sacerdotale, la vita consacrata. Nella comunione delle vocazioni si attua uno scambio fecondo di doni, che ravviva e arricchisce la comunità ecclesiale. Viviamo un tempo che chiede la capacità di “stare vicino”, di accompagnare, di accogliere, di perdonare. Famiglia e vita consacrata possono allora imparare ad accompagnarsi e sostenersi reciprocamente, aiutandosi nelle rispettive difficoltà, anche sperimentando forme nuove di comunione e condivisione.

Ripetutamente nel testo compaiono i termini “natura” e “naturale”, di grande rilevanza nella tradizione filosofica e teologica cristiana, concepiti nell’ottica della creazione. A proposito si suggerisce di non trascurare la considerazione sul fatto che tale terminologia, negli ambienti culturali con cui si dialoga, non è univoca e risulta di difficile comprensione per la gente comune; quindi non di facile utilizzazione a livello pastorale.

Poiché l’istituto del sinodo difficilmente potrebbe rispondere all’esigenza di ordinare in un documento esaustivo la complessa e diversificata dottrina sul matrimonio e sulla famiglia, emerge la necessità, da una parte di domandare un documento magisteriale che possa rispondere a questa esigenza, dall’altra l’impegno a verificare i risvolti pastorali attinenti alla tematica. A questo proposito, i padri esprimono la necessità di considerare la missione propria della mediazione pastorale nella trasmissione della dottrina. Diventa necessario e urgente vigilare sui linguaggi adoperati e valutare la effettiva comprensibilità di quanto espresso. La verità cristiana è la persona di Cristo che ha scelto di nascere, crescere, vivere in una famiglia e, fino ad oggi, non smette di comunicare il suo annuncio, ma non potrebbe accontentarsi che esso sia solamente ben formulato: deve poter veramente «irrigare la terra» (Isaia 55,10). Obiettivo di un’azione pastorale efficace sarebbe quello di aiutare le famiglie a entrare nel mistero della famiglia di Nazareth, nella sua vita nascosta, feriale e comune, come è quella della maggior parte delle nostre famiglie, con le loro pene e le loro semplici gioie; vita intessuta di serena pazienza nelle contrarietà, di rispetto per la condizione di ciascuno, di quell’umiltà che libera e fiorisce nel servizio, vita di fraternità, che sgorga dal sentirsi parte di un unico corpo, e questo benedetto dal Signore!

Tre cerchi

Italiano C

I padri del circulus italicus c hanno sentito in modo speciale che la seconda parte è il cuore pulsante della vocazione e della missione della famiglia. Per far brillare la bellezza e la forza trasformatrice del messaggio cristiano sul matrimonio e sulla famiglia desiderano che il sinodo torni alla sorgente zampillante del messaggio di Gesù, alla sua eco nella Chiesa e alla sua capacità di accompagnare le tappe della vita di famiglia. È possibile raccogliere il ricco dibattito emerso nel gruppo attorno a tre cerchi concentrici, che sono come le tre onde generate dal sasso gettato nel mare della storia dalla venuta di Cristo.

Il primo cerchio ci fa ascoltare la parola che è Gesù e l’insegnamento di Gesù sul matrimonio e la famiglia. Questa parola è centrata sull’eloquenza dell’incarnazione del Verbo. Gesù nasce e cresce in una famiglia. Il fatto dell’incarnazione del Verbo in una famiglia umana, anzi nella famiglia di Nazareth, è il sasso che sommuove con la sua novità la storia del mondo. Dobbiamo immergerci nel mistero della nascita di Gesù, del sì di Maria all’annuncio dell’angelo che fa germinare la Parola nel suo grembo, dell’assenso di Giuseppe che fa la sua parte dando il nome a Gesù e prendendo con sé Maria, del riconoscimento dei Magi e delle trame di Erode, della partecipazione di Gesù alla vicenda del suo popolo esiliato, perseguitato e fuggiasco, dell’attesa di Zaccaria e della gioia di Giovanni Battista, della trasmissione della benedizione di generazione in generazione, dell’accoglienza del resto di Israele nei pastori, in Simeone e Anna, della presentazione al tempio di Gesù che compie la promessa, della perdita e ritrovamento di Gesù che vuole «essere nella relazione col Padre suo» (Luca 2,49). E, poi, bisogna stare nei trenta interminabili anni dove Gesù ha sillabato la preghiera e la tradizione religiosa del suo popolo per educare la fede dei padri e far lievitare quella fede a dire il mistero del regno. Questo è il mistero del Natale e il segreto di Nazareth che tanto hanno affascinato Francesco, Teresa del Bambino Gesù e Charles de Foucauld! Questa, più che la “sacra” famiglia, è la famiglia “santa e santificata” dall’incarnazione di colui che è il Figlio del Padre, il figlio di Maria e Giuseppe.

A questo evento deve essere ricondotta sempre di nuovo la parola di Gesù sul matrimonio e la famiglia. Essa di fronte alla concessione di Mosè, rimanda “al principio” della creazione e anticipa “il compimento” della sua croce e risurrezione. Il richiamo “al principio” è fatto da Gesù per far memoria che “maschio e femmina li creò”, che “la donna è donata all’uomo” come compagna messa accanto dalla tenerezza benevolente di Dio e che l’uomo deve lasciare la sua prima casa per costruire una nuova storia nell’una caro. Così anche le nozze di Cana “danno inizio” al ministero di Gesù, mentre Gesù stesso versa il “vino nuovo” negli otri d’acqua di chi non ha più nulla per dar gioia al proprio cammino. Si comprende perché le esigenze del regno, che si fa prossimo e compie il tempo, richiedono la conversione, la fede e la sequela. Amare il padre e la madre, la marito e la moglie e i figli più di Cristo, non fa vivere la famiglia nella luce della Pasqua. Il cammino della croce sta dunque al centro anche della Parola di Gesù sul matrimonio e la famiglia, nel senso che questi beni, pur grandi e sacri, vanno configurati al mistero della nuova alleanza, che porta a compimento l’antica, di cui l’amore sponsale è immagine privilegiata. È questa la pedagogia divina, lo stile della vita di famiglia e la pienezza sacramentale di cui si parla nel primo capitolo.

Il secondo cerchio ci fa sentire l’insegnamento di Gesù nell’eco della parola della Chiesa degli apostoli e del magistero attuale. I padri hanno molti insistito a questo proposito che il legame Cristo-Chiesa-Eucaristia (il “mistero grande”) sia pensato nella sua ricchezza dentro l’azione vivente dello Spirito Santo. Cristo fa della Chiesa il suo corpo attraverso il dono di sé nel corpo eucaristico, così che tutte le membra comunicano a Cristo nello Spirito e lo comunicano al mondo nella varietà delle diverse membra, apprezzando e stimando quelle che lo trasmettono con fedeltà e generosità, e avendo cura di quelle deboli e ferite, perché tutti dicono e donano, a loro modo, Gesù al mondo e il mondo a Cristo. I padri hanno proposto di mettere in continuità i numeri 47.49.50.52 e 54 per far sentire nella voce della Chiesa dal concilio a Paolo vi, da Giovanni Paolo ii a Benedetto e Francesco, l’eco della Chiesa degli apostoli e della grande tradizione. In questo modo si possono raccogliere e descrivere nel secondo capitolo con semplicità le caratteristiche “specifiche” dell’alleanza sponsale: la santità, l’unità, la fedeltà, la fecondità nella vita di famiglia e la generatività nell’educazione, nella società e nel mondo. Si propone poi di collegare gli altri numeri (48.51.53.55) mettendo in luce il punto focale del sinodo: il valore evangelizzante del matrimonio e della famiglia. Esso comincia con lo stile di testimonianza della vita quotidiana familiare vissuta e pregata nella fede, viene trasmessa in famiglia attraverso la vita pratica e la catechesi, valorizza le figure che sono presenti nello spazio familiare (la mamma, il papà, i fratelli, i nonni, i parenti, ecc.) perché si aprano alla comunità, alla scuola e alla vita civile. Si è molto insistito perché la comunità cristiana diventi una “famiglia di famiglie”, misuri la propria azione pastorale sullo stile delle famiglie e con esse trasmetta una forza umanizzante alla vita del mondo, superando l’attuale deriva individualista.

Il terzo cerchio fa risuonare e riascoltare il vangelo di Gesù nelle tappe della vita di famiglia. La parabola che si snoda nel terzo capitolo mette a confronto la bellezza e la verità del disegno creaturale sulla famiglia, incentrato sulla grazia del mistero pasquale di Gesù, e la cura amorevole e misericordiosa che la Chiesa deve avere nell’accompagnare le famiglie nelle diverse età della loro vicenda. Anche qui i padri hanno suggerito di leggere in sequenza almeno i numeri 56.58. 60.62 che disegnano teologicamente l’arco delle età della vita di famiglia. Hanno chiesto poi di ordinare di seguito lo sguardo, lo stile e i gesti di accompagnamento della famiglia. Anzitutto la grazia e le fatiche che la aprono alla comunità cristiana e che stimolano la comunità cristiana a prendersi a carico le tappe di vita della famiglia, considerandola un bene essenziale per la Chiesa stessa e accompagnandola nei diversi passaggi promettenti e faticosi del suo cammino. Un particolare impegno poi va dato al percorso di “iniziazione dei giovani” al matrimonio e alla famiglia. Un lungo cammino che deve iniziare già nel momento adolescenziale e giovanile con l’educazione degli affetti, nel sostenere durante il periodo del fidanzamento il senso della scelta di vita, nell’aiutare a discernere e a vivere nella fede questo passaggio decisivo, nel preparare al matrimonio come punto di partenza della vita insieme, nella prossimità alla vita dei primi anni del matrimonio. Solo con questa costante presenza si può esorcizzare la sfiducia verso l’alleanza coniugale, per un verso desiderata, per l’altro temuta o rinviata. Forse già qui si dovrà inserire un cenno tematico, quasi una sorta di indice, anche per le altre età della vita. La stagione della famiglia quando i figli partono, il momento della crisi e delle ferite, il tempo della malattia e della sofferenza e il compito dell’accudimento degli anziani. In questo capitolo — è stato detto — non si tratta di delineare subito le azioni pastorali, ma di descrivere uno stile nuovo della Chiesa “al fianco” delle famiglie, uno stile di prossimità contagiosa e di tenerezza forte ed esigente. Anche i modi sono stati presentati in questo orizzonte.

Termino con una raccomandazione forte che il nostro circolo consegna ai padri: questa parte è il cuore palpitante del sinodo. Deve far circolare la linfa vitale del Vangelo dentro il corpo della Chiesa e della famiglia, per irradiarne l’energia e la vitalità anche nella vita civile e sociale, soprattutto nel mutamento della sensibilità attuale tutta concentrata sui diritti dell’individuo. È una sfida impossibile? Se facciamo eco alla parola di Gesù, se la viviamo nel cuore della Chiesa, se la attuiamo con uno sguardo di tenerezza misericordiosa sulle stagioni della vita familiare, non faremo altro che far brillare il mistero del Natale e della Pasqua nella vita degli uomini delle donne di oggi.

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25 febbraio 2020

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