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Le radici del futuro

I cattolici italiani hanno costruito il terreno dove si sono impiantate le radici dell’unità del Paese, fornendo alla Nazione l’identità che ancora oggi, in misura particolarmente evidente sulla scena internazionale, viene appunto riconosciuta come oggettivamente cattolica. Un legame — quello fra lo Stato unitario e la Chiesa — che si è rafforzato grazie alla distinzione delle rispettive sfere di competenza e che si rinnova in un cammino comune verso un futuro da costruire su basi ancora più solide. Oggi, compito comune della Chiesa e dello Stato è educare alla riscoperta di quei valori che hanno fatto l’identità italiana, strumento necessario in un panorama globale di crisi, non solo economica e finanziaria.

È questa la sintesi e, insieme, lo scenario di fondo degli interventi che hanno animato l’incontro «La Chiesa, lo Stato, le Regioni e l’Unità d’Italia», organizzato dall’Ambasciata d’Italia presso la Santa Sede, nell’ambito delle celebrazioni per i 150 anni dall’unificazione. L’evento — ospitato dall’ambasciatore Francesco Maria Greco e suggellato da un’esecuzione del coro della Cappella Sistina, diretto dal maestro Massimo Palombella — ha fornito, così come in altre occasioni nel corso di quest’anno, la possibilità di riscoprire la storia di un popolo, sfogliando virtualmente un album di ricordi storici e pagando il giusto tributo a quanti, nonostante retorica e luoghi comuni, l’Italia l’hanno fatta e continuano a farla, magari pensando al futuro, elevandosi rispetto all’immediata contingenza politica. «Questa festa per l’Italia ha voluto essere l’occasione per riconoscere, in maniera aconfessionale e senza laicismi, che la Chiesa, nel passato come in questo momento di difficoltà identitaria e di rapporto fra cittadini e Stato, sta aiutando il Paese» ha detto l’ambasciatore Greco.

Nella consapevolezza di questo ruolo innegabile del cattolicesimo, a Palazzo Borromeo martedì sera sono convenute alte cariche dello Stato e autorevoli rappresentanti della Santa Sede. Nel cortile dello storico edificio di viale delle Belle Arti erano infatti seduti il presidente del Senato italiano, Renato Schifani, alcuni rappresentanti del Governo, esponenti politici e e i presidenti delle Conferenze episcopali regionali.

All’incontro hanno preso la parola il cardinale presidente della Conferenza episcopale italiana, Angelo Bagnasco, il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei ministri Gianni Letta, il sostituto per gli Affari generali della Segreteria di Stato, arcivescovo Giovanni Angelo Becciu, il presidente della Conferenza dei presidenti delle Regioni italiane, Vasco Errani. Dei loro interventi pubblichiamo ampi stralci in queste pagine.

Il ministro degli Esteri italiano, Franco Frattini, nel suo discorso non previsto nel programma, ha poi affrontato alcuni temi che l’attualità impone all’attenzione dello Stato e della Chiesa: fra questi la difesa della libertà religiosa nel mondo, là dove essa è messa in discussione sia attraverso atti concreti di violenza sia attraverso la negazione alla fede di uno spazio pubblico nelle democrazie occidentali: «Le battaglie — ha detto il ministro — contro la pena di morte, che hanno visto idealità laiche e cattoliche combattere insieme, quelle per un ambiente sostenibile, contro la povertà, sono solo alcuni esempi di convergenza fra Stato italiano e Santa Sede sul fronte internazionale, esempi in cui parliamo di diritti assoluti delle persone, non negoziabili in base a egoismi o convenienze». Frattini ha ricordato «l’azione sinergica svolta per difendere la libertà di esporre il crocifisso in luoghi pubblici, riconosciuta infine dalla Corte europea dei Diritti dell’Uomo». E ha concluso: «Con questa iniziativa, l’Italia ha difeso la sua storia: che è quella di un Paese aperto e tollerante, in cui l’esibizione del simbolo del cristianesimo, punto di riferimento spirituale per la maggioranza dei cittadini ed elemento fondante dell’identità nazionale ed europea, rappresenta un messaggio di apertura, di rispetto, di amore per gli altri».

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21 aprile 2019

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