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Le priorità del viaggio

Come i suoi predecessori — soprattutto a partire dal pontificato di Pio XII — il Papa prende sul serio l'Africa. Che ha sempre molto considerato e saputo apprezzare, anche sul piano religioso e intellettuale, grazie pure a conoscenze e amicizie africane. Sino ad arrivare a dire a Yaoundé, davanti ai rappresentanti di tutto l'episcopato continentale, che per l'Africa auspica uno sviluppo teologico nel XXI secolo simile a quello che caratterizzò in Egitto nella tarda antichità la scuola di Alessandria, una delle più importanti e feconde correnti culturali di tutta la storia cristiana.

Sulle orme soprattutto di Giovanni Paolo II, che percorse in lungo e in largo il grande continente, Benedetto XVI vi è ora tornato per ripetere davanti al mondo, di fronte all'intera famiglia umana, che per l'Africa — giovane e ricchissima di potenzialità nonostante malattie, guerre, ingiustizie — è arrivata l'ora della speranza. Lo ha fatto in Camerun, che riassume per le sue caratteristiche i tratti dell'intero continente e dove ha avviato i lavori del prossimo sinodo africano, e lo sta facendo in Angola. Un altro grande Paese che, dopo decenni di guerre e violenze, si rialza. Come appare dalla vitalità della sua capitale, Luanda.

Qui il Papa — che non a caso ha ricordato la sua personale esperienza giovanile del male totalitario, devastatore e disumano, ed è dunque particolarmente sensibile al metodo del dialogo per superare conflitti e tensioni — ha scelto di incontrare il corpo diplomatico. Riconoscendo innanzi tutto l'impegno encomiabile di molte agenzie multilaterali che in Africa sono impegnate per lo sviluppo economico e sociale. Quindi, menzionando significativamente i principi indispensabili in qualsiasi democrazia: rispetto dei diritti umani, trasparenza dell'azione dei Governi, indipendenza della magistratura, libertà dei media, onestà amministrativa, efficacia dei sistemi educativi e sanitari, superamento della corruzione.

Alla base delle società, comprese quelle africane, vi è la famiglia, alla quale Benedetto XVI e la Chiesa cattolica dedicano un'attenzione prioritaria proprio per la sua importanza. Con una preoccupazione particolare per la condizione delle donne, esposte di continuo a oppressioni, discriminazioni e costrizioni certo non disinteressate. Come quelle — sostenute da alcune organizzazioni internazionali sorte nel mondo opulento — che promuovono la cosiddetta salute riproduttiva, cioè il controllo delle nascite anche attraverso l'aborto, soprattutto nei Paesi poveri.

A questa pressione, manifestatasi soprattutto nella seconda metà del Novecento, la Chiesa cattolica si oppone ragionevolmente, suscitando consensi ben al di là dei confini cattolici, ma pure forti e interessate opposizioni. Come accadde un quarantennio fa a Paolo VI dopo la pubblicazione dell' Humanae vitae , poi  ripetutamente  a  Giovanni Paolo II e ora al suo successore. Come si è visto dalle polemiche di questi giorni. Che in Africa restano però lontane.

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16 ottobre 2019

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