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Al centro non il profitto
ma le persone

· Il Papa incontra Poste italiane ·

Max de Winter, «No Face, No Name, No Number»

Nell’attuale «contesto economico e sociale» incentrato sul «guadagno fine a sé stesso» non bisogna mai dimenticare «che la vera ricchezza sta nelle persone», le quali non possono essere trattate «come numeri senza volto» per cui «chi ha un numero alto è considerato e rispettato, mentre chi è ritenuto uno zero viene buttato via». È quanto ha sottolineato Papa Francesco nel discorso rivolto a dirigenti e dipendenti delle Poste italiane incontrati nella tarda mattinata di sabato, 10 febbraio. Durante l’udienza nella Sala Clementina il Pontefice ha rievocato la storia dell’azienda, che ha contribuito a mantenere «in contatto famiglie e luoghi lontani» e ha «saputo rinnovarsi, adattandosi ai tempi». Tuttavia, ha fatto notare il Papa, in quest’opera — che «ha tenuto conto anche della tutela dell’ambiente naturale» — ciò che è maggiormente importante è l’«avere attuato una strategia d’impresa fedele alla vocazione originaria, di essere a servizio dei cittadini». Infatti, «pur seguendo una logica di mercato» l’azienda «ha posto al centro non il profitto ma le persone, ricordando che tutti i servizi offerti verrebbero svuotati del loro valore se fossero fruibili solo da alcuni».

Per tale motivo davanti agli odierni drammi sociali che sono «conseguenza dell’egoismo e di una profonda miopia spirituale», Francesco ha raccomandato di «sposare sempre la logica opposta, che pone al centro le esigenze e la cura delle persone, interagendo con gli utenti». Da qui l’esortazione a quanti sono «in rapporto con il pubblico, a mantenere un atteggiamento di disponibilità e benevolenza». E pur dicendosi consapevole che «questo costa fatica» e «non è facile», il Papa ha invitato ad «allenare sé stessi ogni giorno, educandosi ad agire con misericordia anche nei piccoli gesti e nei pensieri».

Infine Francesco ha ricordato che Poste Italiane ha «sempre cercato di avere una cura particolare per le lavoratrici e le famiglie, rappresentando un segno per ogni ambiente lavorativo, e mostrando che il pieno rispetto di chi lavora e dei suoi diritti non contrasta con il guadagno e l’efficienza».

In precedenza, ricevendo nella Sala del Concistoro i partecipanti al capitolo generale degli stimmatini, il Pontefice aveva consegnato un discorso incentrato sull’importanza della «testimonianza d’amore» all’interno delle comunità religiose. Tema approfondito con una lunga riflessione improvvisata a braccio. «La vita di fraternità — aveva detto — è difficile perché ci sono i problemi umani, le gelosie, la competitività, le incomprensioni». Perciò «essere consci di questo è molto importante per essere comprensivi nella vita comunitaria» e «arrivare al punto di poter parlare come fratelli».

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