Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

Le persone
non sono merce

· All’Angelus e in un tweet il Papa torna a denunciare lo sfruttamento e il traffico degli esseri umani ·

«Ascoltiamo il grido di tanti fratelli sfruttati per traffici criminali: non sono merce, sono persone umane, e come tali vanno considerati». È l’accorato appello lanciato dal Papa con un tweet su @Pontifex lunedì mattina, 30 luglio, in occasione della giornata mondiale contro la tratta di persone. Aderendo all’iniziativa promossa dalle Nazioni Unite, Francesco ha condiviso in rete l’hashtag #EndHumanTrafficking proposto dalla sezione migranti e rifugiati del Dicastero per il servizio dello sviluppo umano integrale, per una campagna di sensibilizzazione che si protrae per tutto agosto.

Il tema è stato affrontato dal Papa anche al termine dell’Angelus recitato con i venticinquemila fedeli presenti a mezzogiorno di domenica 29 in piazza San Pietro. Si tratta di una vera e propria «piaga», è stata la sua denuncia, che «riduce in schiavitù molti uomini, donne e bambini con lo scopo dello sfruttamento lavorativo e sessuale, del commercio di organi, dell’accattonaggio e della delinquenza forzata». E non solo nei paesi sottosviluppati: «Anche qui, — ha fatto notare — a Roma». Del resto, ha aggiunto accennando a un altro fenomeno che segue sempre con particolare attenzione, «le rotte migratorie sono spesso utilizzate da trafficanti e sfruttatori per reclutare nuove vittime della tratta». Perciò, ha ammonito, «è responsabilità di tutti denunciare le ingiustizie e contrastare con fermezza questo vergognoso crimine».

In precedenza, commentando prima della preghiera mariana il vangelo della diciottesima domenica del tempo ordinario (Giovanni 6, 1-15), il Pontefice aveva offerto un’originale rilettura del racconto della moltiplicazione dei pani e dei pesci, lanciando un severo monito contro lo spreco di cibo nei paesi che vivono in condizioni di benessere, troppo spesso indifferenti al grido dell’umanità affamata. In proposito Francesco ha confidato che questo episodio gli fa pensare «alla gente che ha fame e a quanto cibo avanzato noi buttiamo. Ognuno di noi — ha esortato — pensi: il cibo che avanza a pranzo, a cena, dove va? A casa mia, cosa si fa? Si butta?». Per rispondere con «un consiglio» a chi «ha questa abitudine» affinché parli con «i nonni che hanno vissuto il dopoguerra» e domandi loro «che cosa facevano col cibo avanzato». Infatti, ha concluso non si deve «buttare mai il cibo avanzato. Si rifà o si dà a chi possa mangiarlo, a chi ha bisogno».

L’Angelus del Papa

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

Piazza S. Pietro

15 settembre 2019

NOTIZIE CORRELATE