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Le parole non sono mai neutre

· ​Sfide del giornalismo ai tempi di Francesco ·

«Le sfide del giornalismo ai tempi di Francesco» è il tema del XIX  Congresso dell’Unione cattolica stampa italiana in corso a Matera. Pubblichiamo ampi stralci dal discorso di saluto pronunciato nella mattina del 5 marzo dal cardinale segretario di Stato, che nel pomeriggio presiede il rito della riapertura al culto della cattedrale dedicata a Maria Santissima della Bruna, chiusa per restauri dal 2003.

Manuel Lozano Garrido conosciuto come “Lolo” primo giornalista laico  proclamato beato

In uno dei suoi primi discorsi, il beato Paolo vi, rivolgendosi ai giornalisti, ricordò suo padre giornalista e precisò la vostra missione nel mondo: «Giornalista d’altri tempi, si sa, e per lunghi anni direttore d’un modesto, ma ardimentoso quotidiano di provincia; ma se dovessimo dire da quale coscienza della sua professione e da quali virtù morali fosse sostenuto, pensiamo che facilmente, senza esserne trascinati dall’affetto, potremmo tracciare il programma di chi concepisce la stampa una splendida e coraggiosa missione al servizio della verità, della democrazia, del progresso; del bene pubblico, in una parola» (Discorso ai rappresentanti della sala stampa ed estera, sabato 29 giugno 1963). È su queste dimensioni che vorrei soffermarmi. Anzitutto il servizio alla verità dei fatti e delle persone che non hanno voce. In un mondo sempre più interconnesso la verità si dà come un poliedro — direbbe Papa Francesco — che riflette la confluenza di tutte le parzialità che in esso mantengono la loro originalità (cfr. Evangelii gaudium, n. 236).

Quando invece si disconosce la ricerca della verità, si finisce col dissolvere la stessa notizia. È vera la notizia che mette al centro la persona. Come annota Papa Francesco nell’Esortazione Apostolica Evangelii Gaudium: «Non è̀ possibile che non faccia notizia il fatto che muoia assiderato un anziano ridotto a vivere per strada, mentre lo sia il ribasso di due punti in Borsa» (n. 53). Oltre agli slogan e alle ideologie c’è una ricerca da compiere nello spazio pubblico per difendere ciò che è umano e denunciare ciò che è invece disumano.

Le parole non sono mai neutre, orientano la comprensione e dunque influiscono sui nostri atteggiamenti. Se saprete dire una parola di senso, di comprensione, di ascolto e di consolazione davanti alla vita e alle sue vicende, saprete ritrovare la più nobile missione del giornalismo, che è quella di dar voce a chi non l’ha, perché la credibilità si fonda sull’integrità, l’affidabilità, l’onestà e la coerenza del giornalista, che possono essere definite anche come un’alta forma di fedeltà alla democrazia.

Per la cura della democrazia una buona informazione può fare molto: serve a creare luoghi per ascoltarsi e garantire il pluralismo; e a scoprirci uniti da un medesimo destino. Un’informazione libera da interessi parziali ha il compito di costruire giorno dopo giorno sentieri di integrazione.

Il giornalista non è un demiurgo, ma un mediatore. Per il giornalista cattolico la fede non si oppone alla ricerca. Al contrario: «Chi crede, vede; vede con una luce che illumina tutto il percorso della strada, perché viene a noi da Cristo risorto, stella mattutina che non tramonta» (Lumen fidei, 1).

Il 12 giugno 2010 la Chiesa ha proclamato beato il primo giornalista laico, Manuel Lozano Garrido, più conosciuto come “Lolo”. Vissuto ai tempi della guerra civile spagnola, quando essere cristiani significava rischiare la vita, con la sua macchina da scrivere non smise di raccontare la verità. Nonostante la malattia che lo costrinse a vivere 28 anni sulla sedia a rotelle, non cessò di amare la professione. Scrisse migliaia di pagine ispirate dalla fede: «Portate la macchina da scrivere, mettetela sotto il tavolo, in modo che il tronco della croce si conficchi nella tastiera e lì faccia radici». Nel suo “decalogo del giornalista” estremamente attuale e utile, raccomanda agli operatori della carta stampata di «pagare con la moneta della franchezza», di «lavorare il pane dell’informazione pulita con il sale dello stile e il lievito dell’eternità» e di non servire «né pasticceria né piatti piccanti, piuttosto il buon boccone della vita pulita e speranzosa».

di Pietro Parolin

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24 novembre 2017

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