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Le parole del primate  della comunione anglicana

La visita del Papa è «un tempo speciale di grazia e di crescita» che porterà «nuove energie e nuove idee» per il dialogo. Lo ha detto l'arcivescovo di Canterbury, Rowan Williams, primate della comunione anglicana, rimarcando come «l'analisi coerente e incisiva» di Benedetto XVI sulla «condizione della società europea in generale è un contributo importante al dibattito pubblico sui rapporti fra Chiesa e cultura. Noi riconosciamo con gratitudine il nostro debito a questo proposito».

Williams ha invitato a una reazione comune «alle varie tendenze del nostro ambiente culturale che cercano di presentare la fede cristiana come un ostacolo alla libertà umana e come un'onta per l'intelletto umano. Dobbiamo chiarire che il Vangelo è la porta attraverso la quale accediamo alla libertà e alla comprensione autentiche». Sottolineando l'importanza dei lavori della commissione internazionale anglicana-cattolica per l'unità, ha riaffermato che, «in quanto Chiese, non ricerchiamo il potere o il controllo politico e neanche il dominio della fede cristiana nella sfera pubblica, ma l'opportunità di testimoniare, discutere, a volte di protestare altre di affermare, ovvero di svolgere il nostro ruolo nei dibattiti pubblici delle nostre società. E, di certo, saremo stati efficaci non quando avremo ottenuto abbastanza influenza politica per farci strada, ma quando avremo convinto il nostro prossimo che la vita di fede è un'esistenza vissuta bene e gioiosamente. Questo significa che il nostro ministero comune di vescovi, oltre i confini ancora esistenti fra le nostre confessioni, non è soltanto una ricerca del miglior modo di agire nella pubblica arena, ma la ricerca comune di santità e di trasparenza verso Dio».

«Nel 1845, quando John Henry Newman, decise di seguire la propria coscienza e cercare di servire Dio in comunione con la sede di Roma, uno dei suoi amici e alleati anglicani più intimi, il sacerdote Edward Bouverie Pusey, che la Chiesa d'Inghilterra ha ricordato ieri secondo il suo calendario liturgico, scrisse una commovente riflessione su quella “partenza di un amico“, affrontando il tema della separazione fra anglicani e cattolici romani: “È quello che non è santo da entrambe le parti che ci tiene separati”». La santità, ha concluso, «è amicizia con Cristo e quando raggiunge la maturità allora anche l'amicizia fra noi matura. Come vescovi, siamo servitori dell'unità del popolo di Cristo, dell'unico Corpo di Cristo. E dobbiamo tutti percepire che ognuno dei nostri ministeri è sminuito dal fatto che siamo divisi. Si tratta di una comunione autentica, ma imperfetta. Forse non supereremo velocemente gli ostacoli rimasti verso la comunione piena e ripristinata, ma nessun ostacolo si trova lungo il cammino della nostra ricerca di più numerose modalità per edificarci a vicenda in santità, con la preghiera e la celebrazione pubblica, con più amicizia e la crescita comune nel servizio e nella missione per ciò che Dio ama».

I discorsi di Benedetto XVI

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