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Le parole degli antenati

«Ho sempre pensato che la fotografia sia come una barzelletta: se la devi spiegare non è venuta bene». Per Marco Aime, antropologo, la frase del celebre fotografo Ansel Adams funziona lo stesso se riferita a un proverbio. E così ha pensato di far dialogare queste due forme di espressione. Ne è nato Il soffio degli antenati. Immagini e proverbi africani (Torino, Einaudi, 2017, pagine XXV + 158, euro 20), libro singolare e affascinante, dal quale emergono la sensibilità dello studioso e la passione del fotografo, amatoriale ma capace di scatti decisamente apprezzabili.

«A guardare sempre dalla stessa parte, il collo si irrigidisce»

Non è certo una novità vedere un antropologo armato di macchina fotografica. Soprattutto in passato sono stati loro i primi a documentare con le immagini società e culture lontane. Aime però qui non vuole documentare, ma solo «raccontare, con uno sguardo incrociato, le tante giornate trascorse in Africa». Del resto poche altre cose descrivono meglio dei proverbi una cultura, le sue radici. Perché, nonostante siano considerati più come espressioni del folklore che come nozioni culturali, «in realtà — sottolinea Aime — i proverbi rivelano elementi importanti e peculiari di una cultura». Con le loro formule, essi si legano alla tradizione. «Richiamarsi a un proverbio significa rifarsi alle parole degli anziani e degli antenati» sottolinea l’antropologo. Sono loro i custodi del sapere. E per questo, recita un detto, «quando la verità è nascosta, i proverbi aiutano a trovarla».

I proverbi non sono una peculiarità africana, appartengono a tutti i continenti e a tutte le culture. Tuttavia, mentre in Europa, ad esempio, solitamente vengono utilizzati come citazione occasionale, in Africa sono un intercalare costante, soprattutto negli anziani. Perché possiedono una forza oratoria che arricchisce e potenzia il discorso: essi, si dice, «sono l’olio con cui si mangiano le parole». Brevi, figurati, presi dalla vita quotidiana, i proverbi sono una forma di linguaggio mascherato. Per questo vengono utilizzati anche quando il linguaggio diretto può portare rischi per i legami sociali. In tali casi, come le metafore, introducendo immagini dalla forte carica espressiva, trasferiscono significati camuffandone altri. Non per nulla si dice «usiamo i proverbi per confondere l’imbecille».

Ma in questo libro le parole prendono forza anche dalle 77 immagini che le accompagnano. Scatti in bianco e nero, perché, spiega Aime, «il troppo realismo della foto a colori toglie spazio all’immaginazione. Al contrario, il bianco e nero, sottraendo un dato visivo, spinge l’osservatore sul terreno dell’evocazione».

Dietro ogni immagine c’è una storia particolare. Lo studioso ne cita solo alcune, all’inizio, per dire che in quegli sguardi incrociati si celano relazioni; e che siano durate anni o solo pochi istanti poco importa. «Con questo percorso tra foto e proverbi — spiega infatti — ho cercato di raccontare i mei incontri con persone e ambienti». Quello proposto, dunque, è un cammino che — come la poesia Il soffio del senegalese Birago Diop da cui è tratto il titolo del volume — rende bene il sapere che emerge dai proverbi. I quali «vengono dal passato e forse rappresentano l’ultimo soffio di una storia che finisce, ma la cui forza evocativa sopravvivrà ancora, se sapremo ascoltarli». (gaetano vallini)

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23 novembre 2017

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