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Le parole che uccidono

· L'Angelus e la visita alla parrocchia romana di San Tommaso apostolo ·

Quello che sporca l’anima è ciò che nasce dal cuore ed esce dalla bocca. Per questo è molto importante conoscere quanto si annida dentro di noi, avere il coraggio di tirar fuori le cose che non vanno bene e dire sempre la verità. 

È certo molto esigente quello che Papa Francesco ha chiesto, a più riprese, ai fedeli ieri, domenica 16 febbraio. Prima all’Angelus, poi in una parrocchia della periferia romana, il Pontefice ha insistito sulla necessità di non lasciar sporcare l’anima da quei sentimenti «di odio, di vendetta e di tante situazioni peccaminose» che sgorgano dall’intimo di ciascuno.

Il Pontefice ne ha parlato a mezzogiorno, con i fedeli durante l’Angelus in piazza San Pietro. Li ha un po’ sorpresi quando ha detto che «non bisogna attentare alla vita del prossimo»; ma poi ha spiegato che si può uccidere anche con le chiacchiere, perché si uccide la reputazione di una persona. E si è detto anzi convinto che «se ognuno di noi facesse il proposito di evitare le chiacchiere, alla fine diventerebbe santo». Ciò sarebbe anche una dimostrazione di aver compreso l’amore di Gesù, di aver fatto propria l’esigenza di riconciliarsi con i fratelli ancor prima di «manifestare la nostra devozione al Signore nella preghiera».

Poi, poco più tardi, in uno dei quartieri più a sud della diocesi di Roma, visitando la parrocchia di San Tommaso apostolo, il Papa ha riproposto l’invito ad abbandonare le pessime abitudini del chiacchiericcio, dell’insulto, della calunnia, dell’odio contro gli altri: tutte cose, ha ripetuto, che uccidono. Ed è anche tornato a consigliare un continuo esame di coscienza per capire cosa c’è effettivamente nel cuore: «È amore o odio?» è la domanda che ha posto ai parrocchiani. Un dialogo iniziato sin dalle prime battute dell’omelia della messa, pronunciata a braccio, e proseguito poi nei diversi momenti dell’incontro.

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15 settembre 2019

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