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Le mille manipolazioni
di Maddalena

· Intervista a Lucetta Scaraffia su «Le Monde de la Bible» ·

Eugenio Prati  «Cristo e Maria Maddalena», 1904

Storica che da decenni studia la realtà femminile in relazione con la tradizione cristiana (e direttore di «donne chiesa mondo», il mensile dell’Osservatore Romano di cui è editorialista e consulente editoriale), Lucetta Scaraffia spiega in questa intervista sull’ultimo numero di «Le Monde de la Bible» come nel corso dei secoli la Chiesa abbia poco a poco cancellato il ruolo di apostola di Maria Maddalena a vantaggio del suo volto di peccatrice pentita.

Per lei che ha studiato a fondo i rapporti tra le donne e la Chiesa, Maria Maddalena è più la peccatrice o l’apostola?

Vorrei iniziare con un ricordo personale. Quando ero giovane, a Milano, dopo il maggio 1968, molte donne negli ambienti femministi italiani chiamavano la propria figlia Maddalena. Per loro era chiaramente in antitesi a Maria: si trattava di contrapporre alla figura della donna obbediente quella della donna libera e peccatrice. È stato allora che ho iniziato a interessarmi a Maria Maddalena, che penso sia stata una delle figure più manipolate della storia. Da parte sia della Chiesa sia delle femministe, tra l’altro.

Perché, secondo lei, questo duplice sguardo su Maria Maddalena?

Maria Maddalena è una figura forte fin dagli inizi del cristianesimo. Ma, in una società patriarcale, che Gesù risorto sia apparso a una donna per prima, affidandole la missione di annunciare agli apostoli la sua resurrezione — la più alta missione possibile! — è stato un problema per gli uomini del suo tempo.

Questo si è tradotto in diversi modi. Per esempio nello gnosticismo, la prima eresia cristiana, che provava grande interesse per Maddalena: gli gnostici pensavano che Cristo avesse trasmesso un insegnamento segreto, raccolto nella Pìstis sophìa. Maddalena vi appare come un’apostola a pieno titolo, che arriva a opporsi a Pietro, al punto da vincerlo dopo essere diventata un uomo, o piuttosto una sorta di essere androgino.

Con Maria Maddalena si pone peraltro la domanda sulla sessualità di Gesù, vero e proprio filone di tutta una serie di autori scandalistici, a cominciare da Dan Brown...

Se Gesù avesse avuto rapporti sessuali con delle donne si sarebbe saputo! Nei vangeli si sentono le critiche dei farisei perché mangiava e beveva «insieme ai pubblicani e ai peccatori» [Matteo 9, 11], per cui lei può ben immaginare che se avesse avuto una moglie si sarebbe saputo. Comunque non penso che per lui l’assenza di una moglie esprimesse innanzi tutto un rifiuto radicale della sessualità. C’era però il rischio di una famiglia ereditaria. Se avesse avuto un bambino, l’identità di Figlio di Dio sarebbe stata messa in pericolo e ciò avrebbe segnato la fine del cristianesimo. Del resto sono note le difficoltà, in seno alla Chiesa primitiva, tra quanti venivano dal paganesimo e i giudeo-cristiani raggruppati attorno alla famiglia naturale di Gesù. No, davvero, se Gesù avesse avuto dei figli, si sarebbe saputo!

La questione dei rapporti familiari è comunque importante perché il fatto che Gesù, dopo la sua resurrezione, abbia scelto di apparire a Maddalena per prima, e non a sua madre, è in effetti in contrasto con le tradizioni familiari dell’epoca. Da lì è nata tutta una serie di leggende secondo cui Gesù sarebbe apparso dapprima in segreto a Maria e solo in seguito a Maddalena; era un modo di salvaguardare i rapporti familiari tradizionali. Ma quei racconti non sono riportati nei testi canonici. Quindi io penso che se i vangeli, scritti da uomini — e da uomini di quel tempo in cui la donna era considerata come avente una dignità inferiore — hanno conservato la tradizione dell’apparizione di Gesù a Maddalena per prima, è davvero perché non potevano fare altrimenti!

Perché si è allora imposta l’immagine di Maria Maddalena come peccatrice?

Si è iniziato ad assimilare la figura di Maddalena a quella di altre due Marie presenti nel vangelo: la sorella di Marta [cfr. Luca 10, 38-41] e la prostituta che gli ha lavato i piedi con le sue lacrime [cfr. Luca 7, 36-50]. Maria di Betania, sorella di Marta, è anche sorella di Lazzaro, l’amico di Gesù [cfr. Giovanni 11, 1-45]: è dunque una figura quasi di famiglia che consente di rendere meno pericolosa e meno inquietante la sua prossimità a Gesù. Quanto alla prostituta, è facile gettare su di lei un velo di sospetto e permettere così a Maria Maddalena di essere meno in competizione con la figura di Maria.

Va peraltro sottolineato che le tradizioni d’oriente e d’occidente su questo punto entrano in opposizione: l’oriente cristiano festeggia separatamente Maria di Betania e Maria di Magdala, mentre l’occidente, a partire dal iv secolo, le ha accomunate con la prostituta nella figura di Maria Maddalena. Questo escamotage ha trasformato Maria Maddalena in donna pentita che piange per i suoi peccati e quindi smette di essere la missionaria incaricata di annunciare la notizia della resurrezione.

Perché questo escamotage?

Scegliere l’immagine della peccatrice pentita consente di nascondere l’attaccamento di Gesù alle donne, che invece lui amava tanto. Anche quelle con una vita “irregolare” sono sempre molto importanti in tutti i vangeli. Gesù vede che le donne amano più degli uomini, che capiscono meglio degli uomini l’amore. Così è la samaritana, la prima persona alla quale annuncia di essere il Messia [cfr. Giovanni 4, 26]. Anche se lei ha avuto una vita sregolata — il vangelo ci riferisce che ha avuto cinque mariti e «quello che hai ora non è tuo marito» le dice Gesù — è una donna che cerca amore e per Gesù è questa la cosa più importante.

Dire che Maddalena è una prostituta è dunque un modo per sminuirla, ma mostra anche la vicinanza di Gesù a queste donne alla ricerca d’amore, donne che lui ha tanto amato e che sono spesso cancellate nel vangelo, a significare quanto allora non fosse compreso il posto che Gesù dava loro. Del resto non si può escludere che Gesù abbia avuto altre relazioni con donne non riportate dai vangeli. Ma sarebbe stato davvero impossibile nascondere Maria Maddalena dal momento che è stata una figura centrale nella vita di Gesù. Così, trasformarla in peccatrice ha permesso di cancellare il suo ruolo di apostola per duemila anni e di bloccare il ruolo delle donne nella Chiesa.

Questa cancellazione è stata completa nella Chiesa?

Sì. A eccezione, forse, della Francia, dove una tradizione popolare si è impossessata della figura di Maria Maddalena, forse confondendola con la figura di Maria Egiziaca, la santa di Palestina che visse nella lussuria prima di ritirarsi in una grotta nel deserto. Una tradizione riferisce che Maria Maddalena avrebbe raggiunto le rive della Gallia e avrebbe iniziato a evangelizzarla, prima di finire i suoi giorni in una grotta nel deserto, alla Sainte-Baume. Fare di Maria Maddalena l’evangelizzatrice della Gallia permetteva alla Chiesa in Francia di rivendicare un’origine apostolica al pari di Roma (Pietro), di Bisanzio (Andrea) o della Spagna (Giacomo), anche se qui si tratta di una donna. È così che la tradizione popolare l’ha accolta come apostola, mentre la Chiesa la costringeva nel suo ruolo di peccatrice.

In pratica, come si è espresso questo ruolo?

Un esempio è quello dei numerosi istituti creati nel corso della storia e destinati alle peccatrici, alle prostitute, alle ragazze che avevano “peccato” e che, più o meno costrette, sceglievano di pentirsi in una vita di tipo religioso. Quasi tutte quelle case, che le convertivano a una buona vita di famiglia, erano sotto il patronato di Maria Maddalena, comprese quelle per le vedove, a loro volta sospette perché conoscevano il sesso. Le vergini invece andavano in altri istituti, la maggior parte sotto il patronato di Maria.

In effetti viene in mente il film «Magdalene» [2001] sulla terribile condizione delle giovani in questi istituti nel XX secolo in Irlanda…

Fortunatamente non c’era solo questo! C’erano anche tanti conventi in cui le cose andavano bene. In Italia, in molti di essi s’insegnava un mestiere alle donne o addirittura si dava loro una dote perché si sposassero. Ci si preoccupava solo di offrire loro una vita familiare onesta e regolare.

Un altro esempio dello sviluppo della figura di Maria Maddalena come peccatrice è quello della pittura. Anche se la maggior parte delle modelle dei pittori erano prostitute, a Roma era comunque proibito raffigurarle. Non si poteva di fatto ammettere che ci fossero prostitute nella città del papa! Si dipingevano dunque prostitute “veneziane” o Maria Maddalena come peccatrice pentita. Era anche un modo per i pittori di far passare contenuti erotici, con ampie scollature e chiome rosse, segno della passione sessuale.

Perché la figura di Maria Maddalena come apostola è tornata in primo piano?

In questi ultimi anni molte donne esegete hanno riletto i vangeli e hanno cominciato a protestare. Il loro lavoro ha permesso di capire meglio i rapporti di Gesù con le donne, di vedere meglio il posto dei vari personaggi che compongono la figura attuale di Maria Maddalena e di riscoprire il suo ruolo di apostola. Di ristabilire la verità.

Ma lo stesso vale per Maria: si è fatto di lei un esempio di obbedienza e di umiltà che tutte le donne dovrebbero seguire. Ma Maria è prima di tutto un esempio di coraggio! Questa giovane accetta di essere incinta ancor prima di sposarsi, pur sapendo di rischiare così la lapidazione: ha avuto bisogno di un coraggio incredibile. Ma, per secoli, nessuno ha sottolineato questo aspetto.

Il 10 giugno del 2016 il Vaticano ha elevato la memoria liturgica di santa Maria Maddalena al rango di festa liturgica e pubblicato una nuova prefazione per colei che è ora «l’apostola degli apostoli». Per quale motivo questa decisione è importante?

Si tratta proprio di una decisione di Papa Francesco. Che abbia dato a Maria Maddalena il titolo di «apostola degli apostoli» è fondamentale! Per me, mettere Maddalena sullo stesso piano degli apostoli è ancora più importante che ordinare donne sacerdoti, perché attribuisce alle donne un’uguaglianza ancora più profonda nell’ambito dell’evangelizzazione. Ritengo che sia una decisione tanto importante quanto quella di Paolo VI che, nel 1970, ha attribuito a Teresa d’Ávila e a Caterina da Siena il titolo di dottore della Chiesa. Credo sia una decisione liturgica e teologica che non sarà possibile cancellare e a partire dalla quale si potrà giungere alla piena uguaglianza in ogni ambito.

di Nicolas Senèze

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12 dicembre 2018

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