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Le grandi maschere  non hanno eredi

· Un ricordo di Alberto Sordi a dieci anni dalla morte ·

Sono trascorsi dieci anni dalla scomparsa di Alberto Sordi e ancora oggi la sua figura, la sua arte, la sua maschera ci accompagnano ogni volta che la nostra mente si adagia alla nostalgia di altri anni, di altre epoche. Una nostalgia che diventa un rifugio sereno al caos, allo smarrimento di questi ultimi anni.

Non è un caso che sempre più la narrativa attuale si adagi a ricordi del passato. E non è un caso che anche il cinema riesca meglio a raccontare temi che riguardano il ricordo. Questo non è sicuramente un buon segno: perché il presente ci pone nello smarrimento e il futuro appare, spesso, “una minaccia”. Così,  in questo  medioevo senza orizzonti nitidi, rincorriamo il passato.  Fermiamo una memoria di tempi migliori, di persone che hanno lasciato traccia di assoluta grandezza e dignità.

È quindi un atto dovuto a dieci anni dall’addio di Sordi, regalare, con un affettuoso documentario, il ricordo di questo grande attore che meglio di tutti seppe intercettare un’anima tipicamente italiana nei suoi difetti, nelle sue fragilità, nella sua mitomania e, non di rado, nella sua grande umanità.

Sordi ha avuto la fortuna di raccontare diversi periodi storici del nostro Paese: la guerra, la ricostruzione, il boom economico e i travagliati anni della lotta armata. Ha attraversato un periodo denso di eventi, raccontandoli in un numero impressionante di film. E proprio dal suo immenso lavoro possiamo comprendere quanto la commedia, se ben fatta, possa essere la radiografia più efficace per analizzare un definito periodo storico.

Chi pensa che Sordi, nel suo privato, fosse quello che appariva sullo schermo di un cinema o su quello della televisione sbaglia. Alberto era un uomo che aveva sposato il suo lavoro e le sue amate sorelle: Savina e Aurelia. Girando il documentario Alberto il grande (firmato da me e da mio fratello Luca) abbiamo avuto il privilegio di iniziare le riprese dalla sua casa in Via Druso. Una palazzina degli anni Trenta, alla fine delle Terme di Caracalla e all’inizio della Via Appia Antica. Il luogo che meglio di ogni altro vive , incontaminata, la bellezza  della grande Roma imperiale. In quella splendida e austera villa a tre piani, Alberto non era più l’attore ma l’uomo.

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19 novembre 2018

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