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Le frontiere
restano chiuse

· ​Non si sblocca per i profughi la situazione lungo la rotta dei Balcani ·

Morti cinque migranti in un naufragio nell’Egeo

Il Governo austriaco non torna indietro sulla decisione di chiudere le frontiere ai migranti e ai rifugiati. «L’Austria mantiene la sua politica, non farà passi indietro rispetto alla posizione che la rotta balcanica resta chiusa. 

Migranti bloccati nel campo greco di Idomeni (Ap)

Il flusso incontrollato di migranti che si muovono nei Balcani deve diventare una cosa del passato» ha dichiarato oggi il ministro dell’Interno austriaco, Johanna Mikl-Leitner. Non si sblocca dunque la situazione nella regione del Balcani, dopo l’annuncio di Slovenia, Croazia, Serbia ed ex Repubblica jugoslava di Macedonia di rafforzare i controlli e di non consentire l’ingresso sul proprio territorio anche ai richiedenti asilo. A criticare la presa di posizione di Vienna è soprattutto la Grecia, al momento il Paese più sotto pressione. «La rotta dei Balcani occidentali è stata chiusa a causa di azioni unilaterali di alcuni Paesi. L’Ue non ha futuro se va avanti così» ha detto questa mattina il premier greco, Alexis Tsipras. Intanto, peggiora di ora in ora la situazione umanitaria al confine tra la Grecia e il blocco balcanico. «La crisi umanitaria rischia di tramutarsi in un disastro» ha detto il commissario europeo per l’Immigrazione, Dimitris Avramopoulos. Sono al momento oltre 40.000 le persone ferme in Grecia nell’attesa di passare il confine per arrivare in Europa centrale e settentrionale. E oggi si registra una nuova tragedia nel Mediterraneo. Cinque persone, fra le quali un neonato di tre mesi, sono annegate la scorsa notte in un naufragio nell’Egeo. Stavano cercando di raggiungere le coste dell’isola greca di Lesbo dalla Turchia.

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23 maggio 2019

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