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Le ferite nascoste
dei bambini siriani

· Progetto del «Bambino Gesù» e Fondazione Giovanni Paolo II ·

Le mura di una casa si ricostruiranno. Gli abiti, il cibo arriveranno. Le scuole piano piano riapriranno, l’emergenza passerà. Ma gli incubi, le immagini orrende di un papà, di una mamma, di un fratello che muore, i rumori assordanti della guerra, le esplosioni, le grida disperate, il senso di impotenza, quelli, soprattutto nella mente di un bambino, rimarranno per sempre. Oggi, quasi sei milioni di piccoli siriani vivono quotidianamente sotto i bombardamenti. Secondo le fonti dell’Unhcr, circa la metà sono cresciuti vedendo solo la guerra. Il 70, 80 per cento di loro è affetto da disturbi da stress post-traumatico: depressione, ansia, insonnia, aggressività, minzione involontaria ed enuresi notturna. Per loro, l’ospedale pediatrico «Bambino Gesù» e la Fondazione Giovanni Paolo ii hanno avviato un progetto di assistenza nelle città siriane di Aleppo, Damasco e Homs. È un’iniziativa che gode del sostegno concreto della Santa Sede. Alla presentazione, avvenuta mercoledì presso la sede romana del nosocomio, è intervenuto il segretario della Segreteria di Stato per i rapporti con gli Stati, l’arcivescovo Paul Richard Gallagher, il quale ha raccontato ciò che può significare per un minore l’esperienza della guerra attraverso i racconti della madre, che ha vissuto i pesanti bombardamenti del 1940 su Liverpool. Incubi che riaffiorano periodicamente anche a quasi ottant’anni di distanza. «Io, per incarico del Papa — ha spiegato il presule — mi occupo di politica, attività che generalmente va portata avanti con le parole. Ma sono orgoglioso quando gli organismi della Santa Sede mettono in campo anche gesti concreti, come nel caso di questo progetto cui auguro di riuscire a portare sollievo a quanti stanno soffrendo. Tutto quello che possiamo fare per diminuire la sofferenza è importante ed è un obbligo morale. Forse non possiamo arrivare ovunque ma abbiamo l’obbligo di fare qualcosa». Il progetto prevede di formare in loco e presso l’ospedale «Bambino Gesù» personale medico, infermieristico, psicologi, educatori e insegnanti al fine di conseguire competenze specifiche nel campo dei disturbi post-traumatici da stress e stress correlati.

di Marco Bellizi

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23 ottobre 2019

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