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Le due vite di Muhammed-Baldassarre

· Un seminario al Centro studi interreligiosi della Pontificia Università Gregoriana ·

Oltre a proporre un diploma annuale con corsi incentrati sullo studio delle religioni dell’Estremo oriente, dell’islam e dei rapporti tra queste e il cristianesimo, il Centro studi interreligiosi della Pontificia Università Gregoriana, diretto dal gesuita Laurent Basanese, ogni lunedì dedica un forum in cui discutere di un argomento specifico. Appuntamento ormai fisso a cui partecipano numerose persone, i forum hanno ospitato molti studiosi e docenti proventi dalla Gregoriana o da altre università internazionali. Tra gli ultimi incontri, va ricordata la conferenza sulle origini del Corano, tenuta il 22 febbraio, dal celebre studioso Mohammad Ali Amir-Moezi, professore all’École pratique des hautes études di Parigi.

Il gesuita Muhammed-Baldassarre Loyola Mandes

Nell’incontro di lunedì 11 marzo, intitolato «Dall’islam alla Compagnia di Gesù: le due vite di Muhammed-Baldassarre Loyola Mandes s.j. (1631-1667)», organizzato dal Centro in collaborazione con l’Archivio storico della Pontificia Università Gregoriana, diretto dal gesuita Martín María Morales e rappresentato per l’occasione da Irene Pedretti, Federico Stella ha esposto alcuni dei risultati delle sue ricerche su questa straordinaria figura di principe marocchino convertitosi dall’islam al cristianesimo ed entrato a far parte della Compagnia di Gesù.

La vita di Baldassarre è degna di un film. Rapito dai cavalieri di San Giovanni mentre era in viaggio per andare in pellegrinaggio a La Mecca, Muhammed Muley el-Attaz, così si chiamava nella sua prima vita, fu tenuto cinque anni prigioniero nell’isola di Malta, per poi convertirsi in seguito a una visione, proprio quando era in procinto di partire per tornare finalmente a casa.

Battezzato il 31 luglio 1656, giorno dell’anniversario della morte di sant’Ignazio di Loyola, il suo caso fu discusso dall’xi congregazione generale della Compagnia di Gesù. Dopo a essere stato ammesso al noviziato di Sant’Andrea al Quirinale nel 1661, Baldassarre fu ordinato sacerdote nel 1663.

Iniziata la sua seconda vita, dal giorno della sua prima messa, celebrata il 1° gennaio 1664, al giorno della sua prematura scomparsa avvenuta nel 1667 a Madrid, Baldassarre si dedicò a un’instancabile attività di predicazione e di conversione.

La tesi di dottorato di Carlos García Goldáraz, difesa presso la Gregoriana negli anni Quaranta del Novecento, e le più recenti ricerche dello storico Emanuele Colombo sono stati praticamente gli unici studi che hanno affrontato la storia di Baldassarre facendo uso della documentazione presente nell’archivio. Nel primo caso per tentare di ricostruirne la genealogia regale, nel secondo per mettere in relazione la conversione di Muhammed-Baldassarre con il più ampio fenomeno delle conversioni nel contesto della proto globalizzazione del diciassettesimo secolo, nonché per valutare il modus operandi tipico della Compagnia di Gesù nei confronti dell’islam.

Il contributo di Stella si è indirizzato principalmente agli aspetti interreligiosi presenti nella produzione documentale lasciataci da Baldassarre. Gli scritti di maggiore interesse per capire come comprendesse l’islam dopo la sua conversione sono un’orazione e alcune lettere conservate presso l’Archivio storico, previamente selezionati da Laurent Basanese, per poi essere trascritte e studiate da Stella sulla piattaforma web Gate.

Composti in italiano, latino e arabo, gli scritti di Baldassarre, mostrano come in brevissimo tempo sia riuscito ad assimilare non solo le dottrine, ma anche la retorica della tradizione cristiana cattolica.

Nell’orazione si lascia andare a toni veementi, ironici e patetici. Appoggiandosi su numerose citazioni bibliche, il già principe marocchino dipinge i suoi ex correligionari come anime in pena brancolanti nel buio, ciechi erranti che si muovono senza conoscere la meta.

Luce e tenebre sono i due poli retorici su cui Baldassarre articola la sua orazione, la compassione è il motore che lo spinge ad attaccare le loro dottrine, la salvezza di queste povere anime il suo unico scopo.

Diversamente, nelle lettere di risposta ai suoi conoscenti musulmani, scioccati, perplessi e talora dubbiosi sulla sincerità della sua conversione («e qual sia la vostra verità, in secreto, se veramente voi sete convertiti a quella fede amara», così traduce Baldassarre un anonimo mittente musulmano) traspare un vero e proprio interesse alla cavillosa disputa dottrinale, articolata con toni più cordiali e amichevoli.

Brani del Corano sono tradotti in italiano con talora piccole, ma dottrinalmente non insignificanti, omissioni.

La tipica espressione coranica con cui sono accompagnati tutti i miracoli di Gesù — «con il mio (di Dio) permesso» — nella traduzione di Baldassarre scompare. Il fine è chiaro: Baldassarre vuole mostrare come la divinità di Cristo e altre dottrine cristiane siano presenti anche all’interno del testo sacro dell’islam e per farlo si concede qualche piccolo taglio.

Anche tenendo conto della contestualizzazione, sia storica, sia letteraria a cui appartenevano i singoli scritti, e quindi al diverso pubblico cui erano destinati, dopo il concilio Vaticano II una tale visione delle altre religioni in generale e dell’islam in particolare non è sostenibile.

Tuttavia, la vicenda di Baldassarre è di estremo interesse, poiché oltre a rappresentare un personale e travagliato percorso di fede, si può però dire che il suo caso sia a tutti gli effetti un’altra tappa delle relazioni religiose tra cristianesimo e islam, un altro tassello del percorso storico e degli sforzi compiuti per giungere a un reciproca e più matura comprensione.

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23 agosto 2019

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