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Le donne sono eroi

JR sono le iniziali del fotografo francese Jean René, scelte come suo nome d’arte. Nel 2011 vince il premio ted (Technology, ntertainment e Design) messo a disposizione da un’organizzazione no-profit a personaggi capaci di sognare cambiamenti globali. Ritirando il premio jr annunciò che il premio in denaro che il ted metteva a disposizione al vincitore sarebbe stato utilizzato per portare aventi i suoi progetti artistici.

L’idea alla base dei suoi progetti è quella di permettere alle persone che vivono ai margini delle città (gli ultimi) di “mettere la faccia” per un sogno in cui credono. jr ha iniziato la sua carriera da street artist nelle banlieue di Parigi, dove i suoi lavori venivano considerati vandalismo. Ora che ha raggiunto un discreto successo ha scelto di fare in modo che la sua produzione aiuti le persone a cambiare il proprio destino e da grande visionario crede che l’arte sia capace di farlo.

Nel progetto Womens are Heroes (Le donne sono eroi), jr ha fatto emergere storie di donne di tutto il mondo — Sierra Leone, Liberia, Kenya, Brasile, India, Cambogia — che lottano per un presente più umano e un futuro migliore per i propri figli. Ha filmato e ascoltato le donne che lottano per i beni di prima necessità nelle baraccopoli in Brasile, le donne dei campi profughi in Africa e quelle che combattono in Cambogia contro l’abbattimento delle loro case per far posto ai quartieri di lusso delle città in espansione. Tutte queste donne hanno in comune la tenacia di lottare per cose semplici, ma fondamentali, che cambieranno quella piccola parte di mondo che è stata loro affidata e della quale si sentono responsabili per il presente e per il futuro.

Dopo aver ascoltato le storie di queste donne e averne scelte alcune come soggetti fotografici, i loro volti, in particolare gli occhi, si sono trasformati in giganteschi poster affissi sulle facciate delle case fatiscenti della favela oppure sulle case che stavano per essere abbattute in Cambogia. Questi volti richiamano a una relazione coloro che incrociano il loro sguardo e fanno emergere le storie di queste donne da un anonimato che le avrebbe cancellate.

Il lavoro di jr è fatto di carta, è fragile come le case o le strade dove sono affissi questi poster e una volta che il tempo li scolorirà, questi volti torneranno alla loro quotidianità, il luogo in cui continuano a combattere con tenacia.

Per le donne che ha incontrato in Kenya, jr ha trasformato le loro immagini in teloni di plastica che adesso fungono da tetto per le loro case di lamiera. Viste dall’alto sono tanti sguardi che richiedono attenzione.

Così jr descrive l’ultimo atto di questo progetto svoltosi nel porto di Le Havre: «Il 5 luglio 2014, una nave lunga 363 metri lascia il porto di Le Havre, in Francia, per attraversare il mondo fino alla Malesia. Duemilaseicento strisce di carta sono state incollate in soli 10 giorni sui container con l’aiuto dei lavoratori del porto. Nel 2007, il progetto Women Are Heroes è stato creato per rendere omaggio a coloro che svolgono un ruolo essenziale nella società, ma che sono le vittime primarie delle guerre, del crimine, degli stupri o del fanatismo politico e religioso. Ritratti e occhi di donne sono stati incollati su un treno in Kenya, sulle facciate delle baracche di una favela in Brasile, su una casa demolita in Cambogia: queste donne hanno dato all’artista la loro fiducia e hanno chiesto di esaudire una sola promessa, “fai che la mia storia viaggi con te”. È stato fatto ponendo i loro occhi sui ponti di Parigi e sulle mura di Phnom Penh, sugli edifici di New York…».

Il progetto Women Are Heroes termina con una nave che lascia un porto, con un’immagine enorme che diventa microscopica dopo pochi istanti. Queste donne invece rimangono nei loro villaggi e affrontano difficoltà nelle regioni strappate alle guerre e alla povertà, dall’altra parte dell’infinito oceano. Non abbiamo alcuna idea di ciò che c’è nei container della nave: oggetti di persone che lasciano un paese per costruire una vita diversa in un’altra regione, merci che saranno trasformate, usurate, consumate in un paese diverso. Non abbiamo idea di dove e come la gente vedrà questa opera d’arte, ma siamo certi che alcune donne lontane proveranno un’emozione guardandola.

Anche noi dovremmo emozionarci di più incrociando lo sguardo delle donne che segnano la nostra vita, senza andare a cercarle lontano, per scoprire quanto lottano tutti i giorni, forse un po’ anche per noi. Se sapremo guardarle e ascoltarle come ha fatto Gesù con la donna cananea oppure con la donna siro-fenicia, scopriremo non solo che sono eroi, ma che sono anche capaci di una fede e di una speranza nella vita davvero grandi. Scopriremo anche noi il miracolo di un incontro fatto con un semplice sguardo.

di fratel Elia di Bose

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16 dicembre 2019

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