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Le donne del Darfur e la giornata contro la violenza

· Sconvolgente stupro di massa in un villaggio della regione sudanese ·

Sono moltissime le donne per le quali le giornate internazionali istituite per combattere la violenza di genere rimangono solo un vuoto promemoria. E forse nel Darfur nessuno, o quasi, ha mai sentito parlare della giornata contro la violenza sulle donne che si celebra oggi con incontri di studio o sessioni a livello internazionale. Certamente queste iniziative, per quanto lodevoli, non sfiorano nemmeno le donne di un villaggio nella regione sudanese, rimaste recentemente vittime di uno sconvolgente stupro di massa. Il tragico episodio è avvenuto a Tabit, villaggio a circa quarantacinque chilometri dalla capitale del Nord Darfur, Al-Fāshir, e ha coinvolto duecentodieci donne tra le quali settantanove adolescenti tra i quattordici e i diciotto anni e perfino otto bambine tra gli undici e i tredici anni. I fatti sono avvenuti nella notte tra il 31 ottobre e il 1° novembre scorsi è sarebbero stati motivati con una rappresaglia per il possibile coinvolgimento di alcuni residenti di Tabit nella scomparsa di un militare. Secondo il racconto di alcuni testimoni un folto gruppo di soldati dell’esercito sudanese, sostenuti da milizie filo-governative, sono entrati nel villaggio armi in pugno e, dopo avere radunato e immobilizzato gli uomini, hanno usato violenza alle donne. La notizia non è stata diffusa per settimane, dato che la missione dell’Onu dispiegata nella regione (Unamid) non aveva trovato riscontri certi sull’accaduto. Ma ora la tragica verità è diventata di dominio pubblico grazie alla denuncia di una radio indipendente locale. L’emittente ha infatti trasmesso le drammatiche testimonianze dei residenti di Tabit, che hanno avuto il coraggio di raccontare le atrocità perpetrate dai militari, nonostante le minacce di ulteriori ritorsioni.

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24 marzo 2019

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