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Le domande della poesia?

                                              Davvero le storie degli uomini 

 si somigliano tutte?
O qualcosa, qualcuno
  può fare la differenza?

Epica

Ho vissuto in luoghi importanti, in tempi
In cui si sono decisi grandi eventi: chi fosse il proprietario
Di quel mezzo miglio di roccia, una terra di nessuno
Circondata dalle nostre rivendicazioni armate di forcone.
Ho sentito i Duffy esclamare “al diavolo la vostra anima”
E il vecchio McCabe, l’ho visto a torso nudo,
Entrare nel campo sfidando il blu del duro acciaio -
“Qui si passa, tra questa terraglia!”
Quello era l’anno del tumulto di Monaco. Cosa
Fu più importante? Ero quasi propenso
A perdere la fede in Ballyrush e Gortin
Finchè non venne il fantasma di Omero a sussurrarmi in cuore:
Ho fatto l’Iliade a partire
Da una simile rissa locale. Sono gli Dei che fanno la differenza.

Quella di Patrick Kavanagh (1904-1967), uno dei massimi poeti irlandesi, è una poesia di terra, carne e sudore, sempre ispirata dalla straordinaria esperienza dell’esistente. Il testo qui proposto è tratto dal volume, «Andremo a rubare in cielo» (Ancora, 2009).
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a cura di Nicola Bultrini

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24 gennaio 2020

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