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Le domande della poesia?

Quanta vita
è tessuta nelle nostre opere,
nelle parole?


Opere

Sabato mattina, mia madre aggiusta le sue gonne,

scuce e ricuce, allarga e poi restringe,

allunga gli orli, li modifica inserendo nastri,

bottoni, fettucce di gros-grain, velluto, raso.

C’è un’attenzione inquieta che la inchioda alla luce

e trasforma il suo viso in un tessuto.

Se la chiamiamo non risponde

ma il suo esistere fa corpo con le cose,

sfavilla come l’ago che imbastisce

anche noi che guardiamo.

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Lo sguardo di Antonella Anedda attraversa la realtà e mette in luce la trama sottile dell’esistente. Il corpo delle cose è misurato nell’ombra, nell’impercettibile sostanza. Il testo qui proposto è tratto dal suo ultimo libro, “Historiae” (Einaudi, 2018).

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a cura di Nicola Bultrini

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16 luglio 2019

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