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Le differenze nella descrizione di sé

Giulia si avvicina alla cattedra con lo sguardo risoluto che annuncia una delle sue battaglie. Alle sue spalle, con un sorriso pallido e la dedizione alla leader di turno tipica delle dodicenni felicemente gregarie, spuntano timidamente Arianna e Benedetta. So già cosa mi aspetta, e difatti mi annunciano che devono parlarmi di un problema con i maschi. A delegazioni di questo tipo ho già dato udienza spesso in questi ultimi anni. Questa volta il problema è che i maschi hanno fatto una lista delle femmine più belle (uso un termine eufemistico) e Giulia sentenzia: «Non ci va di essere giudicate solo per l’aspetto». Trovo sia una valida rimostranza e affronto in classe per l’ennesima volta nella mia carriera di insegnante la spinosa questione delle differenze fra femmine e maschi.

Illustrazione di Gianluca Folì

Quest’anno però ho degli elementi in più. Proprio questa classe si è trasformata per me in un piccolo laboratorio sulle differenze di genere per uno studio che ho realizzato in collaborazione con Stefania Cavagnoli dell’università di Roma Tor Vergata. Analizzando i diari delle alunne e degli alunni della classe in cui insegno lettere, ho cercato di fornire ulteriori elementi alla già piuttosto vasta panoramica di studi esistenti per rispondere alle domande: esiste il linguaggio femminile, distinto da quello maschile? E se nel linguaggio maschile e femminile ci sono differenze, in quale misura esse sono frutto della pressione sociale e/o ne sono indipendenti?

Ne è emerso un quadro piuttosto indicativo delle modalità di espressione così come dell’autopercezione delle adolescenti di oggi per un totale di 21.067 parole raccolte, di cui 12.286 scritte dalle 9 femmine e 8778 scritte dagli 11 maschi, una media cioè di 1365 parole a testa per le femmine e 798 per i maschi. Lo scarto di oltre 500 parole in più mediamente scritte dalle femmine offre una prima idea del differente approccio alla scrittura del sé riscontrato fra il gruppo maschile e quello femminile, anche se naturalmente questi numeri non riflettono del tutto la grande varietà di scelte fatte dai singoli alunni, che ha visto anche ragazzi scrivere lunghe pagine così come ragazze esprimersi in modo sintetico.

Un altro dato significativo riguarda la varietà di parole utilizzate: 1789 parole diverse utilizzate dal gruppo femminile; 1341 parole diverse utilizzate dal gruppo maschile: le ragazze sembrano scrivere con una maggiore varietà nella scelta dei termini, i ragazzi ricorrono più frequentemente alle stesse parole.

Casa e scuola sono i sostantivi che appaiono con maggiore frequenza negli scritti analizzati, senza distinzione di genere, come i nomi afferenti ai rispettivi ambiti semantici sono pressoché di uso e frequenza trasversali. Differenze più significative intervengono quando concentriamo l’attenzione ad esempio tra i sostantivi che indicano parti del corpo. Nelle pagine dei ragazzi compaiono: pancia, cuore, addominali, scheletro, muscoli, gambe; mentre in quelle delle ragazze: bocca, capelli, labbra, faccia, testa, occhi, naso, mano, piedi. Nella scrittura maschile il corpo viene cioè nominato nella sua interezza e nel suo centro, esprimendo forza ed energia. L’attenzione della scrittura femminile si sofferma piuttosto sulle parti del volto, su mani e piedi, ad indicare espressività e operosità.

Nei diari femminili si trovano 240 aggettivi qualificativi, di cui 47 superlativi; in quelli maschili si riscontrano 185 aggettivi qualificativi, di cui 38 superlativi. Una nota comune fra maschi e femmine, che mi ha sorpreso, è che l’aggettivo più ricorrente è stanco (ricorre 12 volte per le femmine, 14 per i maschi) con il superlativo stanchissimo o molto stanco (9 per le femmine, 3 per i maschi). Bello si trova solamente al secondo posto.

A parte il fatto, purtroppo in questo caso comune a entrambi, di essere evidentemente una generazione stremata, con quali aggettivi le femmine e i maschi definiscono se stessi?

Le alunne hanno utilizzato, a seconda delle situazioni: felice/felicissima/strafelice (9 volte), contenta, soddisfatta, emozionata, stupita, preoccupata, arrabbiata, tranquilla, gentile, sincera, assonnata, pigra. Gli alunni sono altrettanto felici/felicissimi/molto felici (12 volte), usano a loro volta l’aggettivo contento/contentissimo/molto contento, ma anche con alta frequenza carico/super carico/caricatissimo (6 volte) che emerge come una qualità tutta maschile così come teso/tesissimo (5 volte); troviamo inoltre insicuro, triste, soddisfatto, pronto, impaziente.

Un aggettivo che non compare mai nei testi maschili analizzati, ma che ricorre spesso in quelli femminili è noiosa e noiosissima, con tanto di un noiosissimaaa; il contesto esprime generalmente un’attesa delusa di novità e una non corrispondenza tra realtà e sogno a occhi aperti, che sembrerebbero più tipicamente femminili.

Un tratto distintivo è poi l’uso di aggettivi per indicare i colori: nei testi femminili si trovano dorato, argento, bianco, chiaro, verde, marroni, castani, fucsia, rosa confetto, rosso; in quelli maschili appare solo l’aggettivo bianco.

Notiamo ancora che ci sono verbi che ricorrono più di una volta nella scrittura femminile che non compaiono in quella maschile, come avvantaggiarsi (inteso nel senso di fare i compiti con anticipo) e ripassare (nel senso di studiare di nuovo), poi assaggiare, ballare, cambiare, credere (usato come attenuativo), imparare, litigare, preoccuparsi, provare; così pure le forme amo (3 volte), adoro (5 volte contando anche uno stra-adoro) e la locuzione voglio bene non appaiono mai nei testi dei ragazzi, molto reticenti anche con il verbo piacere che troviamo 6 volte contro le 17 dei testi femminili (mentre la forma verbale odio è attestata ugualmente in entrambi i gruppi). Più frequenti fra le femmine anche la forma voglio (5 volte contro 1), e i verbi dare (28 contro 7), parlare (15 contro 2), raccontare (10 contro 1).

Verbi presenti unicamente nei testi maschili sono allenarsi, combattere, costruire, girare/fare un giro, incamminarsi, superare. Si nota quindi una maggiore accentuazione per le femmine su azioni psichiche e mentali, mentre per i maschi su azioni fisiche.

Un’ulteriore caratteristica significativa sull’uso dei verbi è che le ragazze dimostrano di utilizzare forme verbali al futuro in quantità decisamente maggiore che i ragazzi: nei testi delle alunne si contano 39 verbi coniugati al tempo futuro, mentre in quelli degli alunni i verbi al futuro sono 4.

Se la costruzione sintattica dei ragazzi si presenta generalmente composta seguendo una logica lineare, con un numero limitato di proposizioni, con frasi semplici e con segni di punteggiatura frequenti, quella delle ragazze si espande in tutte le direzioni, sovrabbonda di subordinate, le coordinate sono spesso ridondanti, i segni di punteggiatura scarsi. Nei testi maschili in definitiva prevalgono di gran lunga le sequenze narrative, in una prosa asciutta e in un linguaggio figurato quasi inesistente. Pur mancando in generale le descrizioni complesse e dettagliate di ambienti e paesaggi, le azioni risultano sempre ben situate nel tempo e nello spazio. Le pagine di diario delle ragazze sono decisamente più ampie, con lunghe sequenze descrittive e riflessive. Le prime, anche quelle in cui l’aggettivazione è più grossolana, sono comunque ricche di dettagli, si direbbe panoramiche, a volte con elencazione di oggetti e considerazioni personali da cui emerge con forza la dimensione soggettiva. Particolare spazio trovano nei diari femminili le descrizioni delle relazioni con gli altri. Se i ragazzi segnalano semplicemente l’esistenza del migliore amico, le ragazze descrivono le dinamiche di rapporto.

Dall’analisi dei testi autobiografici emerge una capacità maggiore nelle ragazze di esprimere la propria interiorità, concetti astratti legati alla dimensione psichica e relazionale, una percezione del tempo in forma ciclica, una forte proiezione nel futuro, accentuazione alle suggestioni visive. La scrittura è complessa, ricca, creativa e a volte imprevedibile.

Nei ragazzi invece una maggiore tendenza a esprimere competitività, corporeità, azione e attività fisica, concretezza, linearità del tempo, nessi di causa ed effetto, sensi del tatto e del gusto. La scrittura è sintetica ed essenziale, a volte ripetitiva.

Con gli alunni e le alunne abbiamo cercato di individuare le motivazioni di tali diversità. Rendersi conto degli aspetti positivi e affascinanti delle differenze ha contribuito a smussare gli angoli e far cadere qualche barriera. Soprattutto il riconoscimento della reciproca diversità, assieme alla constatazione che molte incomprensioni derivano da false immagini o aspettative degli uni verso le altre, ha aiutato a superare alcuni ostacoli che impedivano una più serena relazione tra femmine e maschi.

di Anna Maria Rossi

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15 dicembre 2019

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