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Vivere
sulle linee di faglia

· Le congregazioni religiose in tempi di cambiamento ·

Come possiamo definire il nostro tempo? Dove sono i paradossi? La prima volta che ho sentito qualcuno descrivere la nostra presenza missionaria come un vivere sulle linee di faglia è stato in Algeria alla fine degli anni Ottanta. Lo scrive Carmen Sammut, presidente della Uisg, aggiungendo che chi parlava in questo modo era monsignor Pierre Claverie. Vescovo di Oran, un frate domenicano. Pierre Claverie è nato in Algeria nel 1938 e qui ha vissuto la sua infanzia, figlio di una famiglia francese che da quattro generazioni viveva in questo Paese.

Monsignor Pierre Claverie (1938-1996)

A vent’anni si è reso conto di aver vissuto la sua vita racchiuso in quella che ha definito «la bolla coloniale», cioè non rendendosi conto, ignorando e negando che tutti intorno a lui erano algerini musulmani, e che lui viveva nel loro Paese. Quando ha capito questo si è sentito spinto ad adattarsi all’altro e questa conversione è all’origine della sua vocazione religiosa.

Siamo al crocevia tra il vecchio che sta rapidamente scomparendo e il nuovo che non è ancora molto chiaro. È la stessa incertezza che anche i nostri contemporanei affrontano spesso e che riguarda il lavoro la stabilità economica, il cambiamento climatico, l’effetto della violenza. La fede ci dice che Dio è qui, anche se abbiamo difficoltà a riconoscerlo.

I leader con una spina dorsale flessibile scelgono il discernimento come stile di vita e sono capaci di attrarre i loro membri su questa strada. Sono aperti alla novità che lo Spirito suscita continuamente. E si appassionano a questo. Si tratta di una posizione scomoda, perché noi preferiremmo sapere, essere sicuri, avere le risposte pronte, invece di pregare e riflettere e percorrere un sentiero incerto. A un certo punto possiamo anche stancarci dei cambiamenti e sperare che tutto sia già terminato. Ma, chiaramente, questo non è il messaggio che un universo in continua evoluzione ci invia.

José Calderon Salazar del Guatemala ha scritto: «Sono minacciato di morte. Vi è un errore profondo in questa minaccia; né io né nessun altro è minacciato di morte. Siamo minacciati, ma minacciati di speranza, minacciati di amore. Ci sbagliamo, cristiani, non siamo minacciati di morte. Siamo minacciati di risurrezione».

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06 dicembre 2019

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