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Le chiese
nella città secolare

· ​Rappresentazione architettonica del sacro ·

Pubblichiamo ampi stralci di un intervento pronunciato durante il recente Convegno liturgico internazionale di Bose, intitolato «Viste da fuori. L’esterno delle chiese».

Alvar Aalto, chiesa di Santa Maria Assunta a Riola di Vergato

La chiesa non è più la protagonista principale della storia dell’architettura, anche se la crisi delle ideologie e degli ideali collettivi alimenta ancora le fedi contro il cinismo della provvisorietà. Questo almeno nei paesi occidentali. Essa non è più il riferimento di assi urbani o di piazze ma un episodio che in genere obbedisce, nelle città, a una struttura urbana concepita con altre gerarchie e altri riferimenti, diversamente da come avveniva nei tessuti urbani dei quindici secoli precedenti.

Non è quindi senza ragione che il sentimento religioso venga individuato in modo prevalente anche oggi soprattutto dagli edifici antichi, dove lo scorrere del tempo è sottolineato dalla stratificazione storica degli elementi dell’intorno che sono sovente unificati, molto al di là dalla coerenza stilistica, dall’unità delle fedi politiche e delle cerimonie dei poteri o delle guerre nei loro momenti storici più rilevanti. E ancor più dalla continuità, con aspetti sempre nuovi, dei miti diversi e mutevoli del presente.

Così è difficile negare la crisi che ha attraversato anche le fedi religiose a partire dalla svolta illuminista, i suoi processi di laicizzazione, la sua idea di progresso e il prevalere da ormai due secoli del potere tecnologico, della identificazione con esso come unico valore dominante, assai più che con i processi di libertà e giustizia sociale e, sempre più sovente, la confusione tra i mezzi scambiati per fini. Difficile dimenticare la messa in discussione da parte della riflessione filosofica stessa della idea di trascendenza, la presenza del pensiero nichilista e delle sue discussioni sul significato dell’essere, il prevalere oggi dell’economia finanziaria come valore assoluto. A tutto questo corrisponde, in altre religioni monoteistiche, forse la radicalizzazione della fede e la sua invasione totale dello spazio politico, sociale e culturale anche con gravi spostamenti di popolazioni e scontri tra culture.

Anche rischiando di essere schematici, possiamo affermare che il pensiero illuminista e la nuova organizzazione sociale hanno cominciato già all’inizio del xix secolo a porre interrogativi strutturali anche intorno al dominio della chiesa sul disegno urbano con la presenza di nuove tecnologie come le grandi industrie per le periferie, le stazioni ferroviarie, le sedi di grandi aziende, banche, uffici pubblici, ospedali, parlamenti ma anche musei di ogni tipo e grandi teatri. Luoghi di riunione sociale come le piazze, le strade e anche i parchi pubblici divengono man mano anch’essi i grandi elementi urbani di congiunzione della folla dei cittadini.

Le mura delle città sono sovente abbattute a partire dal xix secolo (e si sostituisce a esse il perimetro delle dogane), la stessa città riorganizza i suoi spazi in funzione dei diversi tipi di nuovi monumenti protagonisti urbani di cui si è detto prima. In questo contesto le chiese, quando vengono costruite, sono sovente imitazioni dei grandi stili storici del passato o tentativi di eccezionalità formale ma raramente assumono un valore strutturale per il disegno della città.

Questa condizione si consolida sempre più con l’inizio del xx secolo, sino al nascere, per l’architettura e l’urbanistica, del Movimento moderno.

Anche se alcuni dei suoi protagonisti hanno proposto soluzioni di grande interesse architettonico al tema stesso della chiesa, nessuno però è stato in grado di pensare e costruire con la tipologia della chiesa un elemento strutturale di una parte urbana: neanche gli architetti del “ritorno all’ordine” degli anni Venti né quelli italiani del movimento dei “valori plastici” del xx secolo. Sovente i migliori esempi sono stati costruiti nelle periferie e persino lontani dalla città e più vicini al tema del paesaggio oppure in alcuni paesi africani che fanno della chiesa il loro unico nuovo elemento di riferimento sociale e territoriale.

di Vittorio Gregotti

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20 marzo 2019

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