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​Le campane di Manila
per le vittime delle esecuzioni sommarie

· Secondo la Chiesa sono illegali le misure adottate contro il traffico di droga ·

Manila, 15. Campane a morto per ricordare le vittime degli omicidi extragiudiziali. Da ieri sera nella capitale, come pure in molte diocesi filippine, ogni giorno per cinque minuti i rintocchi dei campanili inviteranno alla preghiera, richiamando il valore intangibile della vita umana. Di tutte le vite. Anche di quelle che si sono macchiate di gravi delitti. Perché, viene osservato, il paese non può essere governato sotto l’ombra del sangue e del terrore.

È l’ennesimo capitolo del serrato confronto che ormai da mesi vede la Chiesa locale, insieme a numerose organizzazioni della società civile, contrapporsi alla campagna di esecuzioni sommarie contro i trafficanti di droga — circa dodicimila vittime in poco più di un anno — a cui sta assistendo il paese sotto la presidenza di Rodrigo Duterte. «C’è un disprezzo totale della vita umana, c’è l’impunità per chi commette delitti, c’è la distruzione delle regole elementari dello stato di diritto e della democrazia: possiamo restare in silenzio o ignorare questa situazione?», si chiede il gesuita Albert Alejo, docente alla Manila University, impegnato con un gruppo di religiosi di altre congregazioni e di laici cattolici a sensibilizzare le coscienze per porre fine alla campagna di omicidi e di violazioni dei diritti umani che attraversa la nazione. «Nella cosiddetta crociata contro la droga — dichiara il religioso all’agenzia Fides — le uccisioni extragiudiziali continuano con il ritmo di circa mille al mese. A essere colpiti sono soprattutto i poveri. Come cristiani non possiamo restare indifferenti». 

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21 novembre 2019

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