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Le Borse promuovono lo scudo salvaeuro

· Varato a Bruxelles un piano per proteggere la moneta unica dagli attacchi speculativi ·

Settecentocinquanta miliardi di euro per evitare che l'effetto contagio dalla Grecia travolga l'Europa intera, mettendo in ginocchio la moneta unica. Ma soprattutto un fondo comune contro gli attacchi speculativi. L'intesa è stata raggiunta nella notte dopo dieci ore di negoziati serratissimi tra i ministri delle Finanze dei Paesi della zona euro. Molto positiva la reazione delle Borse europee: oggi, poco prima delle 14, Londra saliva del 5,2 per cento, Milano del 10, Francoforte del 4,9, Parigi del 8,9, Madrid del 12,6, Atene del 11,11 e Lisbona dell’10,2. I bancari guidano la volata. L'Euro passa di mano a 1,2962 dollari dopo aver toccato un massimo di 1,3093.

Il piano messo a punto a Bruxelles è necessario per «garantire il futuro dell’euro», ha detto oggi il cancelliere tedesco, Angela Merkel, sottolineando che è necessario «attaccare i problemi alla radice e combattere realmente le cause delle tensioni che pesano sulla moneta unica». Soddisfazione è stata espressa anche dal direttore del Fondo monetario internazionale (Fmi), Dominique Strauss-Kahn, che ha definito il piano «un grande passo in avanti». Le misure decise sono importanti «sia sul lato europeo che su quello della Bce». Per il direttore generale il pacchetto messo a punto «dovrebbe essere sufficiente».

Nel dettaglio, lo scudo antispeculazione deciso dall’Ecofin mette in campo prestiti per 60 miliardi di euro da parte della Commissione Ue, che potrà raccogliere sul mercato prestiti offrendo come garanzia fondi del bilancio comunitario a favore dei Paesi sotto attacco speculativo o con difficoltà a reperire capitali sui mercati. Nel pacchetto sono poi inclusi 440 miliardi che dovrebbero prendere la forma di prestiti bilaterali da parte degli Stati membri della zona euro, sul modello del piano salva-Grecia. È poi prevista anche una quota dell'Fmi che potrebbe arrivare fino a 250 miliardi, cifra corretta al rialzo rispetto alla precedente comunicazione di 220 miliardi. Resta in pista la possibilità che anche la Bce scenda in campo prestando soldi ai Paesi a rischio e acquistando i loro titoli pubblici. L'Ecofin ha anche chiesto ai Governi di Spagna e di Portogallo misure straordinarie antideficit.

Dal piano si è chiamata fuori la Gran Bretagna. Lo ha confermato il cancelliere dello Scacchiere, Alistair Darling: «Voglio essere chiaro, la proposta di creare un fondo per la stabilità dell’euro è una faccenda che riguarda i Paesi dell’Eurogruppo». Abbiamo bisogno — ha aggiunto — «di dimostrare ancora oggi, agendo insieme, che possiamo stabilizzare la situazione: noi non vogliamo mettere a repentaglio la ripresa che sta prendendo avvio anche se lentamente». Dell'assenza britannica si è rammaricata Parigi con il segretario di Stato agli Affari Esteri, Pierre Lellouche. «I britannici — ha detto Lellouche — non hanno ritenuto di partecipare al meccanismo di sostegno, a questo sforzo collettivo, e io me ne rammarico; i nostri destini sono legati, non c’è soluzione separata quando si è in presenza di un attacco globale».

Il Governo portoghese intende accellerare la riduzione del deficit pubblico anche nel 2011: il ministro delle Finanze, Fernando Teixeira dos Santos, ha detto oggi che per l'anno prossimo l'Esecutivo intende abbassare il deficit al 5,1 per cento invece del 6,6 previsto finora. «Proseguiremo con uno sforzo supplementare di consolidamento di bilancio», ha annunciato a Bruxelles il ministro poco dopo il vertice Ecofin.

Nel frattempo, il g7 ha espresso soddisfazione sulla soluzione raggiunta sottolineando la necessità di «un'azione eccezionale» per evitare ulteriori impatti della crisi sui mercati globali. In una nota i ministri finanziari e i governatori dei sette Paesi più sviluppati affermano di vedere con favore gli sforzi compiuti dai Paesi europei per «mettere le finanze pubbliche su un sentiero sostenibile». Allo stesso tempo, c’è «l'apprezzamento per il fondo di stabilizzazione dell’euro e per le iniziative che coinvolgono anche l'Fmi».

Secondo il premio Nobel per l'economia 2001, Michael Spence, ora l’importante è che le autorità europee «diano l’impressione inequivocabile che stanno facendo tutto quello che ci vuole per salvare l’euro». In questa situazione di crisi — ha detto Spence in un'intervista — l’impressione da trasmettere «è quella di avere sotto controllo la situazione». La Gran Bretagna «ha scontato la sua difficile fase politica interna ma non ha diritto di veto — sottolinea Spence — i sedici Stati dell’Europa, però, devono marciare uniti, e certo la sconfitta della Merkel non aiuta». Le maggiori inefficienze — secondo il premio Nobel — sono nella Bce, che non è stata messa in condizione «di gestire efficacemente l’euro né di controllare la speculazione né di poter influire sulle politiche fiscali degli Stati membri».

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