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Le biblioteche
aprono le porte del futuro

· ​Punti di resistenza ·

«Le biblioteche sono un tesoro». Lo sostiene Neil Gaiman, giornalista e scrittore, che a Londra si batte contro la chiusura dei luoghi del sapere, gli stessi «che permettono al lettore di comunicare con i morti e che hanno a che fare con la libertà di leggere, pensare e comunicare». Nell’Italia del profondo Sud, invece, il principio secondo cui «le biblioteche sono le porte del futuro» lo afferma concretamente qualcun altro. Rovito, il borgo calabrese in provincia di Cosenza, ricordato per la fucilazione degli eroi risorgimentali Attilio ed Emilio Bandiera e per aver dato i natali a Tommaso Cornelio, protagonista della rivoluzione scientifica nel Regno di Napoli, e a Mario Gallo, che della passione per il cinema fece una professione tanto da produrre — per citare un film tra tanti — il celebre Deserto dei Tartari. Come Giovanni Drogo, forzando un po’ l’immaginazione, anche i rovitesi hanno atteso inutilmente la realizzazione di una biblioteca pubblica in loco (con la conseguenza — è chiaro — di doversi spostare fino al capoluogo bruzio per raggiungere la Biblioteca Nazionale o quella Civica che, oggi, rischia persino di essere chiusa). Poi, consapevoli che i Tartari non avrebbero portato alcun libro, hanno deciso di muoversi autonomamente. E dall’iniziativa di sessanta privati, soci del «Circolo di Cultura TC» (Tommaso Cornelio, non a caso), è nato il Punto di Lettura «Corrado Alvaro». 

«Un’idea rivoluzionaria», commenta Giacinto Marra che del Punto di Lettura rappresenta il principale promotore. E prosegue: «Si tratta di una innovazione non solo perché dalle statistiche emerge che la Calabria è una delle regioni in cui si legge di meno, ma pure perché è la prima volta che a Rovito un gruppo di cittadini, a spese loro e senza gravare di un centesimo sul bilancio comunale, apra una biblioteca, mettendo gratuitamente a disposizione di chi lo desideri, e in particolare dei giovani, il prestito e la presentazione dei libri. Mi sembra un piccolo miracolo. Un segno di speranza». A guidare la neonata sede del Punto di Lettura, intitolato al grande scrittore del ‘900 proveniente dalle terre d’Aspromonte, è Gilda Corigliano, nonché vicepresidente del Circolo, che spiega: «Il fine del Punto di Lettura è la semina del piacere della conoscenza per contrastare l’apatia e l’indifferenza del nostro tempo. Non ci definiamo élite o cerchia ristretta di intellettuali, siamo aperti a tutti, a chiunque voglia leggere un libro o approfondire i bisogni del territorio». Con questo spirito, i singoli soci si alternano, volontariamente e nei giorni d’apertura, all’interno della struttura culturale, che oltre alla biblioteca conta anche un’ampia sala lettura, e garantiscono il sevizio prestiti e la fruizione dei volumi.
Sugli scaffali, in particolare, ci sono circa 1.500 libri, «a cui si aggiungeranno — sottolinea ancora la responsabile — altre quattro mensole da riempire con le opere ancora non catalogate». Figli di donazioni private, i volumi sono suddivisi in cinque sezioni: letteratura (anche per l’infanzia e l’adolescenza), storia, arte, cinema e teatro, religione. Da Gente che passa e Un treno nel Sud di Alvaro alla Storia della colonna infame di Manzoni, passando per la Bibbia e per la monumentale Storia dei Papi di Ludovico Pastor, fino agli scritti del Cardinale Martini, del gesuita Stancati, di Enzo Bianchi, Papa Ratzinger e Papa Bergoglio. Ce n’è per tutti i gusti. «Alcuni dei libri del Punto di Lettura — conclude Marra — sono ancor più preziosi perché frutto di un precedente e privato omaggio fatto ai donanti dal vaticanista Benny Lai, originario di Aprigliano, nel cosentino».
L’«infrastruttura sociale», così come i soci usano definire il Circolo di cui fanno parte, promuove, inoltre, ulteriori attività: già svolto, ad esempio, il ciclo di conferenze sulla «Custodia del Creato» , sui migranti e sull’ambiente e, ancora, il convegno con Papas Pietro Lanza, vicario generale dell’Eparchia di Lungro. Dalla valorizzazione della lettura si procede, dunque, a quella della cultura dell’incontro. «Con l’obbligo — dice Gaiman — di non silenziare il passato e non danneggiare il futuro».

di Enrica Riera

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17 luglio 2019

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