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Lazzaro e le briciole di missere Pappa

· Metamorfosi di una parabola ·

Tra il Quattrocento e il Cinquecento la parabola del ricco epulone e del mendicante Lazzaro, che non presentava particolari problemi esegetici, fu ripreso, diffuso e commentato non solo nella liturgia e nella predicazione, ma anche nei volgarizzamenti della Scrittura, nel teatro religioso e nell’iconografia. 

Erhard Altdorfer«Lazzaro e il ricco epulone» (1520)

Con un'evoluzione che merita approfondimento. A occuparsi dell’utilizzo della parabola nelle diverse forme della comunicazione religiosa tra tardo medioevo e prima età moderna è un giovane studioso italiano, Pietro Delcorno, ricercatore presso la Radboud Universiteit di Nimega, in Olanda. Adottando una prospettiva che intreccia storia della cultura, storia della dottrina e storia delle mentalità, la monografia di Delcorno (Lazzaro e il ricco epulone. Metamorfosi di una parabola fra Quattro e Cinquecento, Bologna, Il Mulino, 2014, pagine 310, euro 30) si concentra soprattutto sulle metamorfosi subite dalla figura del ricco e da quella di Lazzaro, mostrando come tali cambiamenti fossero legati all’evoluzione della realtà socioeconomica e alle tensioni politiche e religiose dei vari periodi storici. Il ricco, infatti, ora è descritto come un gaudente, ora come un avaro, ora come un usuraio; a sua volta, Lazzaro non sempre è un povero mendicante, ma può diventare, a seconda dei casi, un simulatore o un approfittatore.

Il confronto tra il nome di Lazzaro e l’anonimato del ricco offrì, ad esempio, numerosi spunti di riflessione sul rapporto tra ricchezza e infamia, così come tra fama terrena e vita eterna. Fin dall’antichità, però, furono escogitate diverse soluzioni per supplire all’assenza del nome del ricco: c’è chi lo chiamò Phineus, come uno dei protagonisti della spedizione degli Argonauti, e chi Nevis, forse in ricordo del leggendario figlio della regina Semiramide.

Nel medioevo latino e nella prima età moderna la tradizione dell’assegnazione di un nome al ricco proseguì, arricchendosi di nuovi, sorprendenti particolari. In un ciclo anonimo di prediche risalente al primo Quattrocento, il ricco era apostrofato con un nome parlante, «missere Pappa», a indicare la sua smodata voracità: si trattava evidentemente di uno stratagemma retorico volto a suscitare il riso degli ascoltatori.

di Giovanni Cerro

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22 settembre 2019

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