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Lavoro quotidiano con gli angioletti in bottega

· L'iconografia di san Giuseppe artigiano ·

Inizialmente connotato dagli strumenti del mestiere, come si vede in alcune opere di arte paleocristiana, trattato isolatamente solo a partire dal XIV secolo, per effetto della nuova sensibilità degli ordini mendicanti, san Giuseppe assurge poi a emblema della categoria degli artigiani fabri lignamine (falegnami), ne diviene patrono e intercessore per le cause di infermità, e particolarmente in punto di morte. La sua presenza attualizza il mestiere dei committenti, evoca la loro arte, onora l'umile attività artigianale, proiettandola su un piano atemporale, nella sfera del sacro.

Il santo falegname si fa modello per tutti, nell'ambito della famiglia; ognuno svolge il suo compito in questo singolare quadro d'interno di cui è un vertice, sul piano visivo, accanto a Maria assisa, intenta a filare o cucire. Nell'ambito delle raffigurazioni del ciclo dell' Infantia Salvatoris , la scena della «vita a Nazaret» ritrae un momento ordinario, denso di messaggi. La rappresentazione sembra riflettere pace e serenità, ma i dettagli che alludono alla passione e morte, caricano di note dolorose la figurazione. Eppure prevale costante l'atmosfera di tacita consapevolezza, nei protagonisti, di un compiere un servizio profondamente partecipato. Ciò traspare dagli sguardi, dai gesti eloquenti, dalla gioia rappresentata dal sorriso accennato, dall'espressione intensa dell'artigiano al lavoro, che segue assorto il Bambino Gesù, operoso al suo fianco.

L'aspetto della laboriosità di Giuseppe, Maria e Gesù ha assunto caratteri narrativi, ed è stato declinato nelle forme e nei modi del linguaggio artistico; dalle incisioni del Dürer, alle pale d'altare di chiese e Confraternite dei Falegnami, alle stampe di devozione privata, alla statuaria, ci viene restituita un'immagine di vita familiare improntata all'armonia e alla pace interiore.

Insieme ai protagonisti dell'evento, al loro fianco, si muovono leggere figure angeliche, in veste di coadiutori; affaccendati in piccole incombenze pratiche, occupano spesso il primo piano, condiviso col Bambino, di cui riprendono le fattezze e l'età. Trasportano gli attrezzi, predispongono legna per il fuoco, spazzano, collaborano all'edificazione di una dimora o di una torre che allude a Maria ( Turris eburnea ).

La scena, popolata di figure celesti, si fa viva e festosa, l'operosità rivela uno spirito «moderno», gli abiti rispecchiano l'ambito di destinazione, e l'epoca; vediamo così convivere temi di antica origine, con aspetti di contemporaneità.

La statua nella chiesa di San Giuseppe a Ostra (Ancona), per esempio, mostra Giuseppe e il Bambino, condotto per mano, che esibisce un cestino con gli attrezzi da lavoro; proprio come descritto nelle stampe, nella pittura e nella statuaria sei-settecentesca, rappresentazione visiva del brano dei vangeli apocrifi che riferisce l'attività del Falegname, e l'apprendistato del Figlio, accanto a lui nella bottega e nelle incombenze a domicilio.

Elaborazione più tarda, invece, è la presenza degli angeli coadiutori, anche se già a partire dal XVI secolo costituiscono una componente significativa, e divengono poi, con l'andar del tempo, parte integrante della scena.

Tra le prime opere di questa tipologia iconografica è senza dubbio da annoverare l'incisione del Dürer (1471-1528); quindi una miniatura di Giulio Clovio (1498-1598) e una tela del Soens (1547-1611) documentano l'immediata fortuna del tema. Purtroppo questa ricchezza iconografica, cresciuta di pari passo con la devozione verso Giuseppe e la Sacra Famiglia, negli ultimi cinquant'anni si è andata via via esaurendo, tranne qualche rara citazione pittorica.

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24 luglio 2019

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