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Come nella bottega del falegname

· L’insediamento del nuovo rettore dell’Università cattolica argentina ·

Per rassicurare gli astanti, il nuovo rettore della Pontificia Universidad Católica Argentina Santa María de los Buenos Aires, Miguel Ángel Schiavone, ha iniziato il suo discorso di insediamento con una citazione di Shakespeare: «La brevità è l’anima della intelligenza». Schiavone, primo laico a guidare l’ateneo argentino dopo due vescovi (Octavio Nicolás Derisi e monsignor Fernández) e tre sacerdoti (Guillermo Blanco, Domingo Basso e Alfredo Horacio Zecca) ha prestato giuramento lo scorso 9 maggio nell’auditorio San Agustín del campus Puerto Madero, alla presenza, tra gli altri, del cardinale Mario Aurelio Poli, arcivescovo di Buenos Aires e gran cancelliere dell’università. 

Dopo un incipit segnato da un sorridente understatement sono arrivati i ringraziamenti di rito ad amici e familiari, non dimenticando i maestri decisivi per la sua formazione, alcuni di loro presenti in sala, e il primo rettore dell’ateneo, monsignor Octavio Nicolás Derisi.
L’educazione universitaria non deve limitarsi — ha ribadito Schiavone — a fornire nozioni e competenze allo studente, a diventare una «fabbrica di esperti» nelle varie discipline o a ridursi a un esamificio o a un inevitabile pedaggio da pagare per trovare un lavoro. La vera ragion d’essere dell’università è una formazione che non può né deve separare la sfera cognitiva da quella attitudinale e valoriale. Il professore deve assimilare e vivere in prima persona quegli ideali che indica come prioritari ai ragazzi. Come amava dire Kierkegaard, «il docente insegna di più con quello che è che con quello che dice». Dello stesso avviso, benché in un altro contesto e in un’altra epoca, era il celebre sassofonista Charlie Parker che soleva ripetere ai suoi allievi: «Se non lo vivi non uscirà mai dal tuo strumento».
Per far capire l’importanza del lavoro di squadra in chi ha un compito educativo, Schiavone ha raccontato una vecchia storia. «Un giorno gli strumenti di una carpenteria si riunirono in un’assemblea per stabilire la gerarchia interna. Il martello fu il primo ad avere la presidenza ma l’assemblea gli chiese di rinunciare. Per quale motivo? Faceva troppo rumore, e menava colpi a destra e sinistra tutto il tempo. Il martello riconobbe la sua colpa, ma chiese che fosse espulso il tornio, che aveva sempre bisogno di molti giri prima di muoversi e di rendersi davvero utile. Il tornio accettò di buon grado di andarsene, ma a sua volta chiese l’espulsione della carta vetrata, molto ruvida e sempre in contrasto con gli altri. La carta vetrata ammise che si trattava di accuse giuste, ma colse l’occasione per scagliarsi contro il metro che passava il suo tempo a misurare gli altri, come se lui fosse perfetto. In quel momento entrò il carpentiere e iniziò a lavorare, utilizzando alternativamente il martello, la carta vetrata, il metro e il tornio. Alla fine della giornata, un tronco di legno informe era diventato un bellissimo mobile». Quando la bottega del falegname tornò di nuovo deserta, il seghetto convocò tutti gli altri strumenti per sottolineare il fatto che, come è innegabile che tutti abbiano dei difetti, così la realtà dimostra anche che l’artigiano, se vuole, può costruire oggetti bellissimi grazie all’opera di ognuno.
È molto facile prestare attenzione ai difetti, ha proseguito Schiavone, più difficile non distogliere lo sguardo dall’obiettivo finale e cogliere e valorizzare ogni singolo apporto positivo.
Il successore di Víctor Manuel Fernández alla guida della Uca ha concluso il suo discorso di insediamento con una invocazione alla Virgen de Luján, la protettrice del popolo argentino: «Perché mi orienti e mi illumini nella guida della università, perché mi doni la sua spiritualità».

di Silvia Guidi

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21 settembre 2019

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