Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

Lavoriamo
per una società di pace

· L’appello dell’arcivescovo di Barcellona alla messa nella Sagrada Família per le vittime del terrorismo mentre è caccia all'uomo in tutta Europa ·

«La divisione corrode e distrugge, lavoriamo per una società di pace e di libertà». Questo l’appello lanciato ieri dall’arcivescovo di Barcellona, cardinale Juan José Omella Omella, durante la messa celebrata in memoria delle vittime degli attacchi a Barcellona e a Cambrils. L’arcivescovo ha riferito di aver ricevuto, poco prima della celebrazione, la telefonata di Papa Francesco, che ha voluto far sentire la propria vicinanza in questa «messa per la pace». Il Papa, che ha ricordato anche all’Angelus di ieri le tante vittime della violenza terroristica in vari paesi, ha assicurato la sua costante preghiera. «Sono con voi, volevo accompagnarvi in maniera speciale in questa messa, ed essere vicino a voi tutti in questo momento doloroso. Prego per voi, pregate per me» ha detto il Pontefice.

L’arcivescovo di Barcellona  con  i reali di Spagna (Afp)

Nella basilica della Sagrada Família, di fronte a 1800 persone — tra cui il re Filippo VI di Spagna e la regina Letizia, il presidente del governo Mariano Rajoy, il presidente della Generalitat di Catalogna Carles Puigdemont e il sindaco di Barcellona Ada Colau, così come i rappresentanti della comunità musulmana — il cardinale ha parlato, nella sua omelia, di un «bellissimo mosaico umano» fatto di «credenti e non credenti, di persone di diverse nazionalità» ma accomunati dal profondissimo dolore per le quindi vite spezzate (14 nell’attacco sulla Rambla e una a Cambrils), per tutte le famiglie sconvolte e per le difficoltà dei 140 feriti. Il cardinale ha sottolineato il «desiderio di rigettare la logica dell’odio».

Il capolavoro neogotico e incompiuto di Antoni Gaudí, che ha ospitato la celebrazione, era stato indicato dagli inquirenti come il primo obiettivo del commando terrorista di Ripoll, che pensava di far saltare in aria la basilica per poi portare il terrore nel cuore pedonale di Barcellona. Tutto questo non ha impedito che, proprio nella Sagrada Família, si ritrovassero ieri centinaia e centinaia di persone ad ascoltare, con un silenzio pieno di commozione, le parole del cardinale e a esprimere in questo modo la ferma volontà di non dimenticare le vittime e di non piegarsi alla disumanità.

L’arcivescovo di Barcellona ha chiesto di «non cedere a sentimenti di odio e di vendetta», invitando tutti a farsi piuttosto «artigiani di pace». Ha ribadito che «la pace è la migliore alleata della nostra vita» e per ottenerla «non dobbiamo risparmiare alcuno sforzo. L’unione ci rende forti» — ha sottolineato il cardinale — mentre «la divisione ci corrode e ci distrugge». Di qui la chiamata a essere «uniti» e «per un obiettivo comune: la pace, il rispetto, la convivenza fraterna, l’amore della solidarietà».

L'arcivescovo Omella Omella ha poi deplorato come «peccato gravissimo» quello di attaccare «la vita degli altri, di propri simili, di persone innocenti e di bambini». Ha quindi ricordato le parole di Papa Francesco espresse nel telegramma che lui stesso ha ricevuto subito dopo la strage, a firma del segretario di Stato, cardinale Piero Parolin. In quel telegramma, Papa Francesco aveva condannato la «violenza cieca» che ha mosso gli attentatori e l’ha definita «una offesa gravissima al Creatore».

A tutti il prelato ha chiesto di ritrovare «la forza di affrontare il momento difficilissimo che è toccato vivere e non perdere la speranza per guardare al futuro».

Intanto, è caccia all'uomo in tutt’Europa. Le forze dell'ordine sono sulle tracce di Younes Abouyaaqoub, ventiduenne di origini marocchine, ultimo ricercato della cellula che avrebbe contato dodici componenti. Il ragazzo viene definito «pericoloso e probabilmente armato». Forn ha confermato la convinzione degli inquirenti sul ruolo di Abouyaaqoub nella strage. Il giovane era l’unico conducente del furgone che, piombato sulla folla lungo la Rambla di Barcellona giovedì scorso, ha provocato 13 morti e oltre 120 feriti, prima di schiantarsi contro un chiosco al termine di una spaventosa corsa di 500 metri. Le indagini in Catalogna hanno registrato nelle ultime ore un salto di qualità nel ricostruire la configurazione della cellula e soprattutto nel delineare il ruolo centrale di Abdel Baki Es Satty, l’imam di Ripoll attorno al quale si sarebbe coagulata la radicalizzazione di un manipolo di giovanissimi, quasi tutti residenti a Ripoll, cittadina ai piedi dei Pirenei. Il quadro sembra ormai chiaro, e questo anche grazie alla collaborazione dell’unico sopravvissuto all’esplosione del covo di Alcanar: Mohamed Houli Chemlal, 21 anni, originario dell’enclave spagnola di Melilla, in Marocco. Una collaborazione mantenuta segreta dagli inquirenti, che ai media spagnoli avevano fatto credere che il giovane, interrogato in ospedale dopo gli attentati, non avesse aperto bocca. Invece Mohamed Houli Chemlal è diventato la bussola che ha orientato le mosse degli inquirenti.

Putroppo c'è una quindicesima vittima degli attacchi: è Pau Perez, il proprietario della macchina che Younes Abouyaaqoub ha sequestrato dopo essere fuggito dalla scena della strage. Nel frattempo, è tornata la paura anche in Francia. Un’auto si è lanciata a tutta velocità, oggi, contro due fermate dell’autobus a Marsiglia, nel quartiere della Croix Rouge. I media parlano di un uomo rimasto ucciso. L’autista è stato fermato dalla polizia, che ha parlato di soggetto con problemi psichiatrici. Secondo le prime informazioni, si tratterebbe di un francese di 34 anni originario di La Tronche, alla periferia di Grenoble.

Il cosiddetto stato islamico (Is) ha invece rivendicato l’accoltellamento avvenuto sabato a Surgut, in Siberia. L’aggressore ha ferito sette persone prima di essere ucciso dagli agenti della polizia.

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

Piazza S. Pietro

16 dicembre 2019

NOTIZIE CORRELATE