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La croce
verso la risurrezione

· Domenica 8 aprile si celebra la Pasqua ortodossa ·

Istanbul, 7. «Il Vangelo della resurrezione, della “comune festa di tutti”, dell’amore potentissimo che ha distrutto il potere della morte, risuona oggi in un mondo di ingiustizia sociale che avanza fieramente, di indebolimento della persona umana, in una terra come Golgota universale di profughi e di migliaia di bambini innocenti. Annuncia dal profondo che, davanti a Dio, la vita degli uomini ha un valore assoluto. Proclama che le sofferenze e le sventure, la croce e il Golgota, non hanno l’ultima parola. Non è possibile che i crocifissori trionfino sulle loro tragiche vittime». È uno dei passaggi più forti del messaggio del patriarca ecumenico Bartolomeo, arcivescovo di Costantinopoli, diffuso in occasione della Pasqua, celebrata dagli ortodossi domani, domenica 8 aprile, secondo il calendario giuliano. Nella Chiesa ortodossa — spiega — «la croce si trova al centro della misericordia, non è tuttavia l’ultima realtà, ciò che delimita anche il segno finale dell’orientamento della vita della Chiesa. Il significato sostanziale della croce è che costituisce una via verso la resurrezione, verso la pienezza della nostra fede».

Gli ortodossi esclamano: «Ecco, è giunta attraverso la croce la gioia in tutto il mondo». È caratteristico che nell’ortodossia, scrive ancora Bartolomeo, «la funzione della passione non sia deprimente, ma croce e resurrezione insieme, in quanto la passione si approccia e si vive per mezzo della resurrezione, la quale è “lavacro della tristezza”». Per la sensibilità ortodossa, dunque, «il legame saldo di croce e resurrezione è incompatibile con ogni forma di fuga interna verso misticismi o verso un pietismo autocompiacente, che spesso sono indifferenti alle sofferenze e alle vicissitudini dell’uomo nella storia. Il messaggio della croce e della resurrezione si trova, nella nostra epoca, anche faccia a faccia tanto con l’arrogante autoesaltazione dell’odierno uomo secolarizzato, razionalista, persuaso dalla strapotenza della scienza, incentrato su se stesso e attaccato alle cose terrene ed effimere, l’uomo privo di desiderio di eternità, quanto anche con la repulsione di tutto l’insieme della divina economia dell’incarnazione e dello “scandalo” della croce, nel nome dell’assoluta trascendenza di Dio e del divario incolmabile tra cielo e terra». Per il patriarca di Mosca, Cirillo, «oggi, mentre il mondo ricorda sempre più il ricco stolto della parabola del Vangelo (Luca, 12, 16-21), mentre la comodità, il successo e la longevità sono considerati altrettanti valori essenziali dell’esistenza umana, noi, discepoli ispirati dal Salvatore, esclamiamo senza esitare, come fa l’apostolo Paolo, “per me infatti il vivere è Cristo” (Filippesi, 1, 21), la morte non è la fine dell’esistenza. Lo diciamo e lo crediamo poiché Dio ha creato l’anima umana per l’eternità». La Pasqua — conclude Cirillo — è un periodo eccezionale: «In questi giorni l’aria stessa è penetrata dalla gioia e Dio versa in abbondanza su ciascuno amore e misericordia».

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