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L’attesa

· Verso le elezioni amministrative romane ·

Il 2016 sarà anche l’anno delle elezioni amministrative a Roma, commissariata in seguito all’autoscioglimento del consiglio comunale, dopo avere sfiorato lo scioglimento per mafia. È bene che tale scadenza sia stata confermata perché strumentalizzare il giubileo della misericordia per rinviare le elezioni sarebbe stata veramente povera cosa.

Già sant’Agostino aveva indicato nella dialettica tra città dell’uomo e città di Dio, l’autonomia reciproca dei due momenti, il politico e il religioso. Ma più di recente si sono via via precisate le caratteristiche della laicità del credente in politica. Personalmente mi è sempre piaciuta la frase riassuntiva “non esiste una politica cristiana ma un modo cristiano di fare politica” per significare che il credente cristiano debba portare nell’azione politica i suoi principi e i suoi valori, non un collateralismo o un’ortodossia politica, che vanno ascritti ad altri tempi e ad altri contesti.

Tutto ciò va premesso con grande chiarezza per non essere fraintesi e arrivare al nocciolo del discorso. Possibile che una città come Roma, oltre a essere arrivata a questo punto, non sia oggi pervasa nella società civile da un’azione intensa e appassionata di ricostruzione democratica tale da costituire un terreno propizio per il voto che l’attende verosimilmente nel giugno prossimo? Se si volesse rigirare il coltello nella piaga, si dovrebbero ricordare le amare constatazioni, in seguito alla pioggia dei giorni scorsi, su “Roma sconfitta dal guano”, constatazione che la dice lunga sul senso di distacco e impotenza che si può creare tra le cittadine e i cittadini della città.

Un tempo ci sarebbe stata la fila per candidarsi a sindaco della capitale d’Italia, con tutte le sedi istituzionali relative, la sede del pontificato della Chiesa cattolica con la sua dimensione planetaria, la sede nazionale dei centri direttivi e di riferimento delle altre confessioni cristiane e di altre fedi religiose, con tutte le rappresentanze diplomatiche connesse a queste funzioni. Oggi, certo per la gravità dei problemi, sembra invece affermarsi, naturalmente non in tutti i casi, ma largamente, l’attesa. Sembra cioè prevalere l’attesa delle candidature piuttosto che il lavoro politico e programmatico per arrivarci. Questo non significa non tributare il dovuto riconoscimento alle iniziative che già si sono svolte o si stanno svolgendo. Quello di cui vogliamo parlare è dell’atmosfera che sembra prevalente.

Le elezioni a Roma significheranno non soltanto un sindaco, che nominerà la sua giunta, ma anche un consiglio comunale e quelli di circoscrizione. Una bella fetta di classe politica che dovrebbe avere caratteristiche veramente nuove rispetto a quelle che hanno portato alle situazioni ben note.

Perché questa operazione politica abbia successo devono davvero svilupparsi una presa di coscienza nella società civile e un nuovo fecondo terreno di partecipazione. Su questo terreno vedo anche un particolare ruolo e una particolare responsabilità per il credente cristiano. A Roma vi sono tante fondazioni e istituti culturali: perché non si muovono in questo senso? Vi sono quelle che lo hanno fatto e lo stanno facendo, ma ci vorrebbe veramente una mobilitazione corale, che segni una svolta di fronte al distacco e talvolta al disgusto di tante cittadine e di tanti cittadini.

La politica scioglierà i suoi nodi, ma se non vi sarà un fecondo collegamento tra istituzioni politiche e società civile attraverso l’azione di volontariato, club culturali, associazioni, si rischia che queste scelte non poggino su un terreno sufficientemente solido.

di Valdo Spini

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18 marzo 2019

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