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L’attenzione verso
gli emarginati libera
dall’autoreferenzialità

· Giornata di formazione a Parigi ·

Rivolgendo l’attenzione verso i poveri e preoccupandosi di coloro che vivono ai margini della società, la Chiesa è non solo più aperta ma anche in posizione di ricentrare la sua azione. Quando volge il suo sguardo verso i bisognosi, mette in disparte i problemi interni di funzionamento e si allontana dalla tentazione dell’autoreferenzialità: questa è stata la conclusione della giornata di studio organizzata dall’Istituto cattolico di Parigi (Icp) e la Missione operaia di Francia, dal titolo «Una Chiesa povera con i poveri», durante la quale i partecipanti sono stati invitati a condividere le loro esperienze pastorali. «Nel contempo — come sottolinea padre Dominique Barnerias, professore di ecclesiologia alla facoltà di teologia dell’Icp — grazie all’incontro con i poveri, la Chiesa si confronta con il proprio mistero, va verso il centro di se stessa: l’incontro dell’umanità che soffre e del suo salvatore». La Chiesa ritrova così il suo cuore, l’amore gratuito di Dio offerto ai poveri, come sintetizza padre Barnerias richiamandosi all’insegnamento di Joseph Wresinski, Óscar Romero e Papa Francesco.

Molte le testimonianze di vita che hanno permesso di andare al di là di discorsi teorici. A cominciare da quella di padre Gérard Marle, della Congregazione dei Figli della Carità, parroco da 40 anni a La Courneuve, una periferia di Parigi segnata da una forte povertà, la cui popolazione è ormai in maggioranza di fede musulmana. «Per i più poveri, per coloro che vivono al margine della società, l’aspirazione alla spiritualità è molto forte e dobbiamo ritrovare le risorse spirituali necessarie per rispondere ai loro interrogativi», afferma il sacerdote settantacinquenne. «Durante la seduta abbiamo avuto un momento di riflessione sul ruolo della pietà popolare, sul modo di pregare dei poveri al di fuori della Chiesa o non lontano dalla Chiesa», racconta padre Marle all’«Osservatore Romano». «Papa Francesco ritiene che questa pietà popolare, ricchezza e tesoro prezioso della Chiesa. sia strumento di evangelizzazione», insiste il religioso, sottolineando che, essendo poco abituati nella cultura e nella società francese ad accogliere questa pietà popolare che proviene più per lo più dalle Antille, «dobbiamo accettarne la forza di evangelizzazione». Il Magistero di Papa Francesco, si rallegra padre Marle, ci ha fatto evolvere in questa direzione.

Le persone in situazione di precarietà «hanno una grande familiarità con il Vangelo, con il modo in cui Cristo stesso va incontro ai poveri», osserva dal canto suo Marie-Laure Rochette, direttrice della formazione continua alla facoltà di teologia. Non ricevono la parola di Dio a partire da concetti teologici ma dal cambiamento che avviene nelle loro vite attraverso l’incontro con Cristo. «Per le persone che hanno piuttosto tendenza a riferirsi ai concetti — si complimenta la docente — è molto vivificante osservare questo modo di ricevere la parola di Dio più personale».

Le testimonianze, portate durante la giornata di studio, sugli incontri di condivisione della Parola di Dio con i più emarginati hanno poi messo in luce che «non si è trattato soltanto di un insegnamento trasmesso da persone dotate di formazione teologica, ma piuttosto un rafforzamento delle fede per tutti i presenti».

Molto pertinenti infine le osservazioni di padre Xavier Durand, delegato nazionale della Conferenza episcopale francese alla Missione nel mondo operaio. «Gli ambienti popolari e operai sono più difficili da delineare oggi che nel passato. Indubbiamente — osserva il responsabile — il mondo operaio esiste ancora, non è scomparso; quello che è cambiato invece è la sua presenza, meno rilevante nell’industria mentre inizia ad apparire nei servizi alla persona». Per questo motivo il tema del lavoro è stato al centro della giornata di studi, e i partecipanti sono stati molto attenti a quello che dice Papa Francesco a questo proposito, particolarmente nel corso dei suoi numerosi incontri con i movimenti popolari.

La giornata è stata anche occasione di individuare alcune linee di azione nell’intento di migliorare la pastorale sulla povertà. È emersa innanzitutto la necessità di una maggiore collaborazione tra gli organismi, in sinergia con movimenti come la Caritas e il Comitato cattolico contro la fame e per lo sviluppo. È inoltre fondamentale, hanno ricordato tutti i partecipanti, aver fiducia, anche se non è facile, in persone che abitualmente non sono considerate affidabili. Lavorare con queste persone invece di far ricorso ad altre forze lavorative, significa accettare la diversità, perché spesso lavorano in modo diverso dal nostro. Molti hanno ribadito l’importanza della riflessione sulla Parola di Dio, una proposta sempre viva in particolare nella missione operaia. «Non siamo soltanto dei movimenti sociali, proponiamo sempre di avvicinarsi alle Scritture», insiste padre Durand, parroco a Limoges.

Padre Marle ricorda dal canto suo la necessità di praticare una accoglienza «incondizionata» dei poveri e non quella «da dietro lo sportello», anche se talvolta può dare fastidio. «Siamo degli ospedali da campo — insiste — eppure la Chiesa oggi ancora rimane ancorata a una certa burocrazia».

«La Chiesa è dunque sempre e dovunque al servizio dei poveri, ai quali prodiga cure e attenzione — conclude padre Barnerias — ma è anche con i poveri, che sono parte integrante della Chiesa in quanto testimoni della grazia di Dio che agisce elevando gli umili e ricolmando di beni gli affamati».

di Charles de Pechpeyrou

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10 dicembre 2019

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