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Latinoamérica

· Esce il 30 ottobre in Argentina un libro di conversazioni con il Pontefice ·

La visione di Francesco sull’America latina ma anche uno sguardo sul pontificato visto in prima persona dal primo Papa che viene da quella parte del mondo. È questo in sintesi il filo che lega i quattro incontri con il Pontefice svoltisi l’estate scorsa, tra luglio e agosto, a Santa Marta.

Un murale dipinto in occasione  della visita del Papa in Messico

Ma l’idea del libro aveva cominciato a delinearsi più di un anno fa, a bordo dell’aereo papale in volo verso l’Armenia il 24 giugno 2016, quando ho consegnato a Francesco un video sui progressi dei lavori sull’Archivo Alberto Methol Ferré, portati avanti dall’università di Montevideo, in Uruguay, che raccoglie scritti, documenti e la biblioteca personale dello storico rioplatense, uno dei più importanti intellettuali cattolici latinoamericani del Novecento.

Quel breve incontro mi ha fatto ripensare ad alcune dichiarazioni preveggenti di Methol prima del conclave del 2005: «Non è il momento di un papa latinoamericano» aveva detto allora l’intellettuale uruguayano al quotidiano di Buenos Aires «La Nación», per poi aggiungere: «Sono un grande sostenitore di Joseph Ratzinger. Penso che sia l’uomo più indicato per essere Papa in questo momento».

Da quel breve dialogo con il Papa a diecimila metri di quota è nata una prima domanda, che è però rimasta in attesa di risposta: condivideva il cardinale Jorge Mario Bergoglio quell’affermazione del suo amico Methol?

Un secondo detonatore ha accelerato l’iter del libro. Di fatto, l’avvicinarsi del decimo anniversario della quinta Conferenza dell’episcopato latinoamericano che si era tenuta ad Aparecida, in Brasile, nel maggio 2007, è apparso come un’occasione unica per cercare di tracciare un primo bilancio di quell’incontro, dove l’arcivescovo porteño aveva presieduto la commissione incaricata di preparare il documento finale.

Quella conferenza ha avuto una continuità concreta già nei primi mesi del pontificato di Francesco: il documento di Aparecida è stato il libro che hanno ricevuto dalle mani del Papa i primi governanti latinoamericani che gli hanno reso visita in Vaticano nel 2013.

Così, questo decimo anniversario è stata un’occasione per proporre al primo Papa venuto dall’America latina nella storia quasi bimillenaria della Chiesa cattolica di fare una riflessione che includesse la rivisitazione di alcuni aspetti centrali del documento di Aparecida: la missione continentale; la religiosità o pietà popolare; la definizione di continente della speranza, con cui Benedetto XVI si era presentato davanti ai vescovi latinoamericani; le sfide pastorali e la definizione di “esclusi” e “scartati” che si è poi sviluppata fino a diventare parte costitutiva del suo magistero.

La copertina della «Populorum progressio»edita dall’Osservatore Romano a Buenos Aires (1967)

Il contesto mondiale della conferenza di Aparecida aveva poco a che vedere con quello attuale in molte parti del pianeta. L’America latina è forse la parte del mondo che da allora ha sperimentato più cambiamenti. La regione si trovava in un ciclo positivo di crescita economica che era la cornice della convivenza di diverse esperienze, ognuna con le sue sfumature, con orientamenti popolari soprattutto in Brasile, Argentina, Uruguay, Cile, Bolivia. Secondo la Commissione economica per l’America latina e i Caraibi (Cepal), tra il 2003 e il 2007 si è registrata la crescita maggiore del prodotto interno lordo per abitante dagli anni settanta, con quattro anni consecutivi di crescita superiore al 3 per cento annuale. Per il 2017, dopo due anni di recessione nelle economie latinoamericane, lo stesso organismo ha previsto un tasso tre volte inferiore e ha prospettato una crescita economica limitata all’1,1 per cento.

In questo stesso decennio il conclave ha scelto un gesuita latinoamericano come massima autorità dei 1285 milioni di cattolici che vivono nei cinque continenti. Il 49 per cento di questi vive nei paesi latinoamericani, negli Stati Uniti e in Canada dove vivono moltissimi latinos. Le conversazioni con il Pontefice raccolte in questo libro cercano di essere un ponte tra la loro storia e il vescovo di Roma.

All’inizio Latinoamérica ricorda appunto la quinta Conferenza generale dell’episcopato latinoamericano ad Aparecida, che nel 2007 ha segnato in qualche modo, secondo non pochi osservatori, l’inizio concettuale del pontificato. Nei fatti è indubbio e molto rilevante il ruolo svolto in quella conferenza dall’arcivescovo di Buenos Aires.

«Fin dall’inizio Bergoglio ha incoraggiato un’ampia e libera partecipazione. Il linguaggio e gli accenti di Bergoglio sono infatti ovunque, benché il documento sia un’autentica opera collettiva con uno stile eterogeneo e a più mani» ha affermato anni dopo il rettore dell’Università cattolica argentina, Víctor Manuel Fernández.

Nella prima parte del libro Francesco ribadisce le sue critiche al clericalismo. Il Papa parla poi dei preti che ogni giorno lavorano nelle villas argentine, nelle favelas brasiliane e in altri luoghi di esclusione delle grandi città latinoamericane. Il Pontefice riconosce concretamente come gli abitanti dei quartieri poveri del continente sentano quei sacerdoti appartenenti alle loro comunità, poiché vivono come loro condividendo timori, sogni e insicurezze.

Con fermezza, ma con la semplicità del pastore che sa bene quanto sia diffuso il bisogno della parola del Papa, Francesco chiede rispetto e affetto di fronte alle realtà diverse che compongono la Chiesa in America latina.

Nel secondo capitolo entrano in scena vari assi sociali. Così, Francesco esamina con grande attenzione il ruolo delle donne nella Chiesa in quella parte del mondo e indica con precisione la differenza tra la definizione di popolare e populismo nel contesto dell’abuso, molte volte con tono spregiativo, di termini che hanno diversi significati da un lato all’altro dell’Atlantico.

Il Pontefice, senza trascurare la sua preoccupazione per il popolo fedele di Dio, risponde, per esempio, alla domanda sulle sfide pastorali di un fenomeno che Aparecida aveva intravisto e che è aumentato in modo esponenziale: le altissime concentrazioni nelle periferie delle metropoli sudamericane.

Le complesse realtà su cui il Papa risponde non sono poche: per esempio su come parlare ai giovani di oggi che sono, in molte parti del pianeta, persino del cosiddetto primo mondo, emarginati nella droga e nella delinquenza per la mancanza di opportunità.

Nel mondo carcerario, riconosce il coraggio delle donne di fronte agli organismi penitenziari ed evidenzia l’esempio di quei detenuti che attraverso il lavoro riescono a reinserirsi nella società. Visione sociale e visione pastorale s’intrecciano nelle sue parole per sottolineare il bisogno di un orizzonte di speranza per la popolazione carceraria non solo in America latina.

Il diritto al lavoro quale asse centrale del discorso di Francesco, come ha già sostenuto nel corso dell’anno in diverse visite in città italiane, in questa parte del libro diventa un tema centrale. Rivisitando in parte l’esortazione apostolica Evangelii gaudium e aggiungendo nuovi punti di vista, il Pontefice afferma che cercare di offrire una vita dignitosa attraverso l’accesso al lavoro può essere etichettato negativamente solo quando lo si fa a partire da un’ideologia di accentuato, e forse estremo, neoliberalismo.

La conversazione si è poi incentrata su due esperienze nate in America latina e poi diventate assi centrali del suo pontificato: il dialogo tra le religioni e l’ecumenismo. In queste pagine Bergoglio rivela l’origine familiare, nella Buenos Aires dove è nato, cresciuto e maturato, della sua presa di coscienza di questi temi.

Nel quarto capitolo si delinea l’identikit del politico cattolico latinoamericano. In questa parte del libro Francesco si pronuncia su temi come la corruzione, la vicinanza al prossimo, il modo in cui la Chiesa parla ai politici, e fa un appello a favore della democrazia. Il Papa chiede una vita cristiana che finisca col contagiare tutte le attività del politico che si riconosce cattolico e che non si riduca all’andare a messa.

Perché il Pontefice distingue il corrotto dal peccatore? Nella spiegazione il Papa procede in modo dettagliato, con un’ottica teologica che mette il perdono al centro. Le sue considerazioni, che integrano l’appello ai laici, finiscono con un forte invito a custodire appunto la democrazia.

Dopo l’annuncio del sinodo sull’Amazzonia convocato per l’ottobre del 2019, il quinto capitolo si diffonde sulla difesa della biodiversità e, accanto a essa, su un altro asse definito ad Aparecida: la sociodiversità. A che punto sta il continente? La xenofobia sottile, che era stata al centro di una sua omelia nel quartiere della Boca quando era arcivescovo, può portare a ulteriori forme di violenza?

Il Pontefice definisce poi l’enciclica Laudato si’, pubblicata nel 2015 e adottata come tabella di marcia in vari paesi, uno scritto sociale e ricorda la sua origine. Rifiutando, in modo deciso, che la si cataloghi solo come enciclica “verde”.

Le conversazioni si concludono su una serie di temi raggruppati come sfide della regione e a partire dalla regione, dove Bergoglio riflette con uno sguardo pastorale sulle nuove realtà latinoamericane. Francesco coglie anche l’occasione per ricordare alcune figure dimenticate, che hanno invece avuto un ruolo centrale nel cattolicesimo, da san Pietro Claver a Bartolomé de las Casas.

Così, gli accordi di pace in Colombia, dove il Pontefice è stato nello scorso settembre, fanno parte della sua riflessione sulla riconciliazione e sull’amicizia. E dinanzi alle nuove realtà che le migrazioni presuppongono come nuovo fenomeno demografico, Bergoglio spiega che cosa significa dal punto di vista delle sfide pastorali l’aumento della popolazione di origine latina negli Stati Uniti.

Nella parte finale si sofferma sulla figura di Paolo VI, forse il grande ignorato della storia recente. Sottolinea la sua importanza pastorale per l’America latina e l’influenza dell’esortazione apostolica Evangelii nuntiandi pubblicata nel 1975 per il documento di Aparecida e per la stessa Evangelii gaudium.

Conoscitore di un continente che ha visitato cinque volte dalla sua elezione nel conclave del 2013, incontrando in questi anni una ventina di suoi governanti, il Papa è chiaro nell’ammonire contro la mancanza di progetti in quella patria grande di cui ricorda alcuni precursori, come José de San Martín e José Gervasio Artigas.

di Hernán Reyes Alcaide

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