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L’Asia
maggiorenne

· Nei rapporti con l’occidente ·

Alcuni leader al vertice dell’Asean (Reuters)

Mentre il Medio Oriente continua a essere incolpevole e banco di prova di conflitti potenzialmente globali, il Mar Cinese (orientale e meridionale) sembra aver trovato una sua stabilità che possa reggere all’assalto dei diversi nazionalismi asiatici. Può riassumersi più o meno così la lunga settimana che ha visto i leader del continente asiatico e quelli dei colossi occidentali riuniti in due appuntamenti diversi: il g20 di Hangzhou, in Cina, e l’incontro delle nazioni Asean in Laos (prima assoluta per Vientiane). Sul tavolo dei vari incontri bilaterali che hanno condito i vertici internazionali sono passati moltissimi dossier, diversi fra loro per entità e consistenza. Molta attenzione è stata riservata alla costruzione di una nuova Zona economica speciale fra Laos e Thailandia — dal valore commerciale di circa 1,6 miliardi di dollari — e alla “One Belt, One Road”, moderna “via della seta” che Pechino vuole costruire in modo da divenire una “autostrada” del commercio che unisca Asia ed Europa. La stampa internazionale ha preferito però dedicare il proprio spazio soprattutto alla querelle che ha contrapposto il nuovo presidente filippino Rodrigo Duterte alla sua controparte statunitense, Barack Obama. Un appellativo decisamente poco elegante rivolto dal leader di Manila al presidente statunitense ha fatto saltare il previsto faccia a faccia, che comunque si è svolto — alla fine di una cena di gala – in forma privata. Tuttavia la stessa attenzione non è stata rivolta al contenuto dell’intervento di Duterte: egli ha infatti voluto difendere la guerra alla droga in corso nel suo Paese (che ha provocato già più di duemila vittime) usando come pietra di paragone le uccisioni di cittadini afro-americani negli Stati Uniti. «Caro signor presidente — aveva detto prima di lanciarsi in improperi — cerchiamo di risolvere ognuno il proprio problema di una polizia a volte fuori controllo». Populista o meno, il tono e il contenuto del discorso di Duterte rappresentano il nuovo corso che l’Asia sta adottando nei rapporti con l’Occidente. Il continente preferisce rimanere compatto — fatte salve tutte le distinzioni e le frizioni che andranno avanti per sempre — e dimostrare all’ovest che è diventato maggiorenne. 

di Vincenzo Faccioli Pintozzi

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20 agosto 2019

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