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L’ascesa inarrestabile del greggio manda in tilt i mercati

· Nuovo record del Brent e del Wti ·

Non si ferma il rincaro dei prezzi del greggio per l’aggravarsi della crisi libica. Il Brent ha toccato ieri, a Londra, la quota record di 111 dollari a barile, ai livelli più alti dall’agosto 2008. A New York il Wti (West Texas Intermediate) ha superato la soglia dei cento dollari. I principali mercati mondiali hanno chiuso in calo.

Il rischio evocato dagli esperti è quello della stagflazione, l’unione di stagnazione e inflazione. Secondo la società di analisi Nomura, il barile potrebbe arrivare ai 220 dollari se Libia e Algeria dovessero entrambe interrompere la produzione. Ieri Tripoli ha tagliato la produzione del 20-25 per cento, secondo alcune fonti di stampa, mentre altre parlano di un possibile blocco di 800.000 barili, oltre la metà della capacità produttiva del Paese. Entrambi gli scenari avrebbero ricadute spaventose sul piano dell’inflazione a causa del boom dei prezzi delle commodities. Un colpo durissimo per l’economia globale, in un momento molto delicato, caratterizzato da incertezza sulla ripresa, come è emerso dall’ultimo g20. Un colpo durissimo anche per gli Stati Uniti e per la politica monetaria della Federal Reserve. Bernanke e i suoi volevano far ripartire l’inflazione, evitando il rischio di una deflazione attraverso il piano quantitative easing (l’acquisto programmato di 600 miliardi di dollari in titoli di Stato). Ora si trovano a dover fronteggiare una possibile ondata inflativa a causa del volo congiunto di prezzi agricoli ed energetici. Un cocktail mortale per la già fragile economia americana.

Intanto, il ministro per l’Energia e il petrolio, Rafael Ramirez, ha assicurato che non è prevista alcuna riunione dell’Opec (l’organizzazione dei principali Paesi esportatori di greggio) per analizzare la crisi nel Medio Oriente. Ramirez lo ha detto in un’intervista al «Correo del Orinoco», ripresa dalla statale «Agencia Venezuelana de Noticias». Ritengo — ha dichiarato il ministro — «che nell’ambito dei Paesi dell’Opec non vi siano alterazioni o sospensioni delle forniture». E ha aggiunto: «I grandi consumatori accumulano grandi riserve di petrolio; il greggio accumulato negli stock è molto, e quindi non credo che possa registrarsi un deficit dell’offerta». Il ministro venezuelano ha anche assicurato che si mantiene in costante contatto con il collega saudita, con il quale è d’accordo che i rifornimenti di greggio sono sufficienti.

La crisi petrolifera sta mettendo in rilievo la fragilità del sistema energetico mondiale. Lo affermano le associazioni e gli operatori nel settore delle energie rinnovabili che vedono nel sole e nel vento «la chiave strategica contro le crisi geopolitiche». Sul fronte mondiale, Christian Kjaer, direttore generale dell’Ewea (l'associazione europea dell’energia del vento) ha auspicato ieri una seria riflessione sui dati forniti dall’Iea (l'Agenzia internazionale dell’energia) sui sussidi pubblici alle varie fonti di energia. I sussidi per le fonti fossili, arrivano a un totale di 312 miliardi dollari annui: questa la cifra stanziata dai principali Governi del mondo nel 2009 per petrolio, carbone e gas, secondo il rapporto Iea. Invece, sempre secondo lo stesso rapporto, le energie rinnovabili nello stesso anno «hanno ricevuto appena 57 miliardi di dollari di sostegno governativo». In altre parole, sottolinea Kjaer, le energie rinnovabili hanno ricevuto nel 2009 solo un dollaro per ogni 5-6 dollari concessi ai combustibili fossili. Secondo le previsioni dell’Iea, i finanziamenti pubblici in favore delle fonti pulite sono destinati a salire.

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