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L’arte di essere fragili

· Nel centenario della stimmatizzazione di padre Pio ·

A distanza di cinquant’anni dalla morte, l’attenzione e l’interesse verso padre Pio da Pietrelcina sono tutt’altro che tramontati. E domani, la visita del papa Francesco ai luoghi in cui egli è vissuto, Pietrelcina e San Giovanni Rotondo, accenderà ulteriormente i riflettori su questa figura del Novecento cattolico così amata, ma anche al centro di molte riflessioni per gli aspetti peculiari che l’hanno contraddistinta. Padre Pio, infatti, ha dimostrato di avere una pluralità di dimensioni che ha vissuto con impegno e radicalità.

Padre Pio  mentre celebra la messa

Pio da Pietrelcina, al secolo Francesco Forgione, è stato il punto di confluenza di diverse istanze ed esperienze del suo periodo che in lui hanno trovato un attento discepolo. Il legame con la figura del papa, la devozione al santo rosario, la preghiera di impronta “alfonsiana”, la centralità pastorale dei sacramenti della confessione e dell’eucarestia, il suo apostolato sociale, l’attenzione alla vita politica italiana del periodo repubblicano sono solo alcuni degli elementi che egli condivide con diverse anime del mondo cattolico di fine Ottocento e di gran parte del Novecento. È stato un frate che pregava (come lui stesso diceva), ma è stato anche un prete che agiva. Se si vorrà scriverne una biografia, bisognerà tenere conto di questa complessità e non ridurne la vicenda a un’esperienza intimistica di spiritualità. Bisognerà anche fare i conti con il suo carattere “burbero” e rilevare il contrasto con un epistolario dal quale emerge invece il profilo di un padre premuroso e dolce, che ispira fiducia nella misericordia di Dio e che sostiene nel cammino. E ciò in un’epoca in cui la pedagogia della paura era tutt’altro che archiviata.

Eppure, anche a fronte di tante piste di approfondimento stimolanti, è un altro l’aspetto che colpisce e che rende il cappuccino così interessante, le stimmate. Sono state a lungo oggetto di dibattiti — e in parte lo sono ancora — sotto il profilo scientifico. In tale vicenda sono stati coinvolti in tanti, anche figure di prima grandezza come Agostino Gemelli, al quale ancora oggi erroneamente si attribuisce la paternità di alcuni provvedimenti a carico di padre Pio. Ma, a distanza di così tanti anni, è il significato delle stimmate che andrebbe meglio approfondito. Sì, perché è quest’ultimo aspetto, proprio questo, che sembra decisivo ai fini di una comprensione della testimonianza e del messaggio evangelico del cappuccino. E qui di seguito diamo appena qualche cenno in proposito ripercorrendo anzitutto cosa avvenne il giorno della stimmatizzazione.

Il 20 settembre 1918, padre Pio si presentò con i segni delle ferite di Gesù alle mani, ai piedi, al costato. Era la prima volta in assoluto che ciò avveniva sul corpo di un sacerdote. Ciò collocò le ferite e il “ferito” su un piano totalmente altro rispetto ai precedenti casi di stimmatizzati e stimmatizzate tra i quali nessuno aveva mai “osato” una simile identificazione con Cristo.

Di quanto era avvenuto in quel giorno padre Pio non parlò quasi con nessuno. Sulle circostanze precise che accompagnarono il fenomeno della stimmatizzazione, sinora si è saputo solo quanto lo stesso sacerdote raccontò al suo padre spirituale, Padre Benedetto da san Marco in Lamis, il 22 ottobre 1918: «Cosa dirvi a riguardo di ciò che mi dimandate del come sia avvenuta la mia crocifissione? Mio Dio, che confusione e che umiliazione io provo nel dover manifestare ciò che tu hai operato in questa tua meschina creatura! Era la mattina del 20 dello scorso mese in coro, dopo la celebrazione della santa messa, allorché venni sorpreso dal riposo, simile ad un dolce sonno. Tutti i sensi interni ed esterni, non che le stesse facoltà dell’anima si trovarono in una quiete indescrivibile. In tutto questo vi fu totale silenzio intorno a me e dentro di me; vi subentrò subito una gran pace ed abbandono alla completa privazione del tutto e una posa nella stessa rovina. Tutto questo avvenne in un baleno. E mentre tutto questo si andava operando, mi vidi dinanzi un misterioso personaggio, simile a quello visto la sera del 5 agosto, che differenziava in questo solamente che aveva le mani ed i piedi ed il costato che grondava sangue. La sua vista mi atterrisce; ciò che sentivo in quell’istante in me non saprei dirvelo. Mi sentivo morire e sarei morto se il Signore non fosse intervenuto a sostenere il cuore, il quale me lo sentivo sbalzare dal petto. La vista del personaggio si ritira ed io mi avvidi che mani, piedi e costato erano traforati e grondavano sangue. Immaginate lo strazio che esperimentai allora e che vado esperimentando continuamente quasi tutti i giorni» (Epistolario, i volume, 1995, p. 510).

Ciò era tutto quanto si conosceva. Solo nel 2008, dopo l’apertura agli studiosi della consultazione degli archivi della Congregazione della Dottrina della Fede relativamente alle carte del periodo di Pio XI (1922-1939), è venuta fuori — quasi inaspettatamente — una sorpresa. Si è appreso che padre Pio era stato sottoposto, nel 1921, a una serie di deposizioni giurate da un inviato del Sant’Uffizio, il vescovo di Volterra Carlo Raffaello Rossi, che gli aveva domandato di raccontargli per filo e per segno cosa era avvenuto alle sue mani, ai piedi e al costato il 20 settembre 1918.

E così padre Pio, suo malgrado, consegnò alla storia, sottoscrivendola, una delle più belle pagine autobiografiche sulla propria vita raccontando il colloquio che dichiarò di aver avuto con il Crocifisso. All’inviato del Sant’Uffizio, disse: «Il 20 Settembre 1918 dopo la celebrazione della Messa trattenendomi a fare il dovuto ringraziamento nel Coro tutt’ad un tratto fui preso da un forte tremore, poi subentrò la calma e vidi Nostro Signore in atteggiamento di chi sta in croce, ma non mi ha colpito se avesse la Croce, lamentandosi della mala corrispondenza degli uomini, specie di coloro consacrati a Lui e più da lui favoriti. Di qui si manifestava che lui soffriva e che desiderava di associare delle anime alla sua passione. M’invitava a compenetrarmi dei suoi dolori e a meditarli: nello stesso tempo occuparmi per la salute dei fratelli. In seguito a questo mi sentii pieno di compassione per i dolori del Signore e chiedevo a lui che cosa potevo fare. Udii questa voce: “Ti associo alla mia Passione”. E in seguito a questo, scomparsa la visione, sono entrato in me, mi son dato ragione e ho visto questi segni qui, dai quali gocciolava il sangue. Prima nulla avevo».

Di qui nacque una storia nuova. Centinaia di migliaia furono i fedeli che si recarono dal cappuccino per confessarsi e partecipare alla sua messa. In particolare, durante la celebrazione dell’eucarestia, guardando padre Pio, i devoti assistevano al sacrificio incruento dell’altare con contorni vivi e intensi che non lasciavano indifferenti. Si credeva, ma anche si vedeva! E ciò fino agli ultimi giorni di vita dello stimmatizzato, quando sorprendentemente le piaghe scomparvero.

Rimane allora l’interrogativo di fondo sul significato delle stimmate di padre Pio e sul messaggio che esse veicolano. Non è facile poter dire a riguardo una parola esaustiva e, peraltro, non sono mancati i casi in cui il loro significato è stato frainteso e indirizzato verso forme di spiritualità doloristica (nulla di più estraneo dal cristianesimo).

Se si volesse fare un primo tentativo si potrebbe dire che le stimmate furono anzitutto l’espressione della totale solidarietà di Dio con le nostre difficoltà. In secondo luogo costituirono l’indicazione di una strada, quella di trasformare — con l’offerta a Dio che padre Pio spesso proponeva con la sua fragilità — i nostri problemi in occasioni di crescita.

Le stimmate di padre Pio, infatti, comparvero in un’Europa da cui si levava un grande grido di dolore per il conflitto ancora in corso e per gli esiti che ne sarebbero seguiti. Reduci di guerra, mutilati, familiari dei dispersi dovettero fare i conti con le proprie ferite, fisiche e interiori, e iniziarono gradualmente a salire i tornanti del Gargano alla ricerca di conforto e guarigione.

Quasi da subito padre Pio pensò di alleviarne i disagi e progettò la costruzione di un ospedale, che tuttavia sarebbe stato inaugurato solo nel 1956. Cercò, dunque, di offrire un rimedio al dolore di tanti ma riconobbe che in alcuni casi si sarebbe potuto trattare solo di un “sollievo della sofferenza”, non di sua risoluzione completa che, qualora vi fosse stata, sarebbe dovuta venire da un’altra parte e in altro modo. E così aprì una nuova strada, condivise e offrì le difficoltà di molti (e le sue personali) e divenne in prima persona un segno della totale vicinanza di Dio per ogni persona, fino al punto della più completa condivisione con Colui che, per chi è credente, pur essendo Dio è diventato un uomo come noi.

di Francesco Castelli

Davanti al Sant’Uffizio

15 giugno 1921

In confessionale

Archivio della Congregazione per la Dottrina della Fede, S.O., Dev. Var. 1919 n. 1, Cappuccini, padre Pio da Pietrelcina, fasc. i, doc. 18, f. 130.

Prima deposizione del P. Pio da Pietrelcina, Cappuccino [ora in Francesco Castelli, Padre Pio sotto inchiesta. L’autobiografia segreta, Milano 2008, pp. 218-221].

15 Giugno 1921 - Ore 17

Davanti a me infrascritto Visitatore Apostolico, nel Convento dei Minori Cappuccini, si è presentato, chiamato, il R. P. Pio da Pietrelcina, il quale, al tocco dei SS. Evangeli prestato il giuramento di dire la verità, depose e rispose come segue:

Interr. Del suo nome e delle sue generalità.

Risp. Mi chiamo P. Pio da Pietrelcina, al secolo Francesco Forgione, di Orazio, di 34 anni compiti. Mi trovo in questo Convento dal Settembre 1916.

Interr. Di narrare la sua vita.

Risp. Entrai nel Noviziato di Morcone, Provincia di Benevento, nel 1902 o 1903 in Gennaio.

L’anno appresso feci la mia professione semplice e a suo tempo regolarmente la professione solenne. Dal Noviziato passai a S. Elia a Pianisi, Provincia di Campobasso, per farvi gli studi di Letteratura; eccettuati pochi mesi a S. Marco alla Catola, poi tutti gli studi filosofici per circa tre anni li feci nello stesso Convento di S. Elia. Gli studi teologici a Serra Capriola, Provincia di Foggia e a Montefusco, per 4 anni. – Fui ordinato Sacerdote nel 1910, durante il corso teologico, 2º anno compito o 3º compito, come più mi pare. In questi frattempi stetti più volte a casa per motivo di salute, febbri malariche e più tardi bronco-alveolite. Fui pochi mesi a Foggia nel 1916, poi venni a S. Giovanni, dove mi trovo tuttora. Quanto al servizio militare, fui sotto le armi pochi giorni, sempre per ragione di salute, perché spesso mandato in convalescenza, finché, dal 1915 in cui ero stato chiamato, fui definitivamente licenziato nel Marzo antece / [96] dente all’armistizio. I pochi giorni di servizio militare li passai a Napoli, in cura, nell’Ospedale, le convalescenze in questo Convento di S. Giovanni Rotondo.

Interr. Quando fu abilitato al ministero delle confessioni e predicazione.

Risp. Predicare non ho mai predicato; alle confessioni per qualche caso occorrente in patria fui abilitato fin dall’ordinazione sacerdotale circa (1911); qui ebbi dall’Ordinario la facoltà circa tre anni fa: a Foggia non confessavo perché per motivi di salute nemmeno avevo domandato la facoltà.

Interr. Che cosa egli dica di circostanze apparentemente ordinarie occorse intorno e a riguardo della sua persona, p. e. a Foggia.

Risp. Fino circa dal 1912, sentivo rumori che a Foggia cominciarono ad essere avvertiti anche da altri che venivano da me, ammalato, a sentire di che si trattasse: e mi si presentavano suggestioni cattive in figura esterna, ora figure umane, ora di bestie, ecc. Da anni né rumori, né suggestioni si ripetono.

Interr. Se altri fatti oltre i surriferiti gli sono occorsi di apparente natura mistica.

Risp. Sì, apparizioni in veglia di N. S., della Madonna, di S. Francesco.

Interr. Da quando cominciarono fatti di questa indole.

Risp. Dal 1911-12 circa.

Interr. Cessate le suggestioni di apparente indole diabolica, se le cosidette apparizioni continuarono e continuano.

Risp. Sì, sebbene più rare.

Interr. Le dette apparizioni erano mute o da esse provenivano avvisi, esortazioni ecc.

Risp. Sì, ricevevo esortazioni a riguardo di me stesso e anche rimproveri, tutti circa la vita spirituale: così a riguardo di altri.

Interr. Che narri partitamente circa le cosidette «stimmate».

Risp. Il 20 Settembre 1918 dopo la celebrazione della Messa trattenendomi a fare il dovuto ringraziamento nel Coro tutt’ad un tratto fui preso da un forte tremore, poi subentrò la calma e vidi N. S. in atteggiamento di chi sta in / [97] croce, ma non mi ha colpito se avesse la Croce, lamentandosi della mala corrispondenza degli uomini, specie di coloro consacrati a Lui e più da lui favoriti. Di qui si manifestava che lui soffriva e che desiderava di associare delle anime alla sua passione. M’invitava a compenetrarmi dei suoi dolori e a meditarli: nello stesso tempo occuparmi per la salute dei fratelli. In seguito a questo mi sentii pieno di compassione per i dolori del Signore e chiedevo a lui che cosa potevo fare. Udii questa voce: «Ti associo alla mia Passione». E in seguito a questo, scomparsa la visione, sono entrato in me, mi son dato ragione e ho visto questi segni qui, dai quali gocciolava il sangue. Prima nulla avevo.

Interr. Se e come altri se ne accorsero, e quando.

Risp. Nessuno mi fece domanda diretta, fuorché il Direttore, P. Benedetto da S. Marco in Lamis. Non era qui, forse lo seppe, mi scrisse e in seguito fu qui.

Interr. Che cosa abbia fatto a queste «piaghe», da quando sono apparse.

Risp. Ho cercato di mettere i guanti. – Da principio per fermare il sangue usai di tanto in tanto della tintura d’iodio, ma un medico mi disse che non lo usassi più perché poteva irritare maggiormente. Mi fecero usare un poco di vasellina quando le piaghe si scrostavano; la usai diverse volte, ma da tempo non la uso più. Saranno quasi due anni che non uso più nulla.

Si sospende brevemente la sessione.

Le quali cose debitamente approvate e accettate, il Padre Pio fu dimesso col giuramento de silentio servando, che prestò al tocco dei SS. Evangeli, e in conferma di tutto ciò che precede si sottoscrisse.

P. Pio da Pietrelcina, Cappuccino.

Acta sunt haec per me, Visitatorem Apostolicum.

L.L S Fr. Raphael C., Episc. Volaterr. Visit. Apost.

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